
Solo cento euro ogni quindici giorni, magari sbattuti lì accanto al piatto dell’uovo fritto cucinato per la bambina.
Il maggiore se n’è scappato via.
Ha formato una nuova famiglia.
Mi auguro non imiti il padre.
Solo cento euro per il cibo, tutto il resto è per lui tra altre donne, giochi con le slot, gratta e vinci e sigarette.
A vederlo è un angioletto, sebbene le gote avvinazzate facciano presagire una malvagità tortuosa e ben nascosta.
Solo cento euro per i detersivi, per quella profumata tovaglia, dove giace un po’ freddo, perché nel frattempo le ha alzato pure le mani, l’uovo fritto per la bambina.
Soprusi, uno dopo l’altro, grida silenziose che arrivano per vie traverse alle mie orecchie.
Lei ha il pallore dell’inedia sul volto; ad uno sguardo superficiale diresti che si mantiene bene. Magra, forse eccessivamente, con degli scavi sugli occhi, su cui non compare ombra di trucco.
A volte si rifugia dalla madre con la bambina per qualche ora, perché nel tardo pomeriggio rientra il tiranno.
Magari non è ancora soddisfatto e perciò a prenderla con violenza, senza che lei lo desideri.
Pure magro, anzi scheletrico, brutto, deve pagare molto affinché le altre si concedano a Lui, il padre-padrone, il marito-padrone, il giocatore, il fedifrago.
Se non fossi venuto a conoscenza di questa triste storia (anche solo tramite racconto fidato), ieri sera poco avrei creduto alle dichiarazioni di alcune ospiti di Santoro ad Annozero.
La violenza alle donne è un universo davvero sconvolgente, quella intima poi, tra le pareti domestiche, un calvario.
Il calvario è maggiore quando la donna-oggetto crede di essere colpevole delle violenze subite.
Sembra paradossale, ma in molti casi è così.
C’è da lavorare molto e in tutti i sensi.
…veluti pecora, quae natura prona atque oboedentia ventris finxit…
(Sallustio, Catilinae coniuratio)


Dopo aver sparecchiato…