<<Oh, che ricordo penoso, le lezioni in cui non c’ero! Come li sentivo fluttuare, in quei giorni, i miei allievi, andarsene tranquillamente alla deriva mentre io tentavo di radunare le forze. La sensazione di perdere la classe… Io non ci sono, loro non ci sono più, abbiamo mollato il colpo. Eppure il tempo passa. Io recito la parte di quello che tiene la lezione, loro fanno quelli che ascoltano. Più seria che mai, la nostra espressione comune, blabla da un lato, presa di appunti dall’altro, un ispettore ministeriale potrebbe essere soddisfatto; le apparenze sono salve… Ma io non ci sono, per la miseria, oggi non ci sono, sono altrove. Quello che dico non s’incarna, loro se ne strabattono di ciò che sentono. […]Quelle ore a monte mi lasciavano esausto. Uscivo dalla classe sfinito e furibondo. Un furore di cui i miei allievi rischiavano di fare le spese per tutta la giornata, poiché nessuno è più pronto a cazziarti di un professore insoddisfatto di se stesso. Attenti ragazzi, volate basso, il vostro prof si è dato un brutto voto, ne va di mezzo il primo che capita! Per non parlare della correzione dei compiti, stasera, a casa. Un ambito in cui la stanchezza e la coscienza sporca non sono buone consigliere! Ma no, niente compiti da correggere, stasera, e niente tivù, niente uscite, a letto! Il buon professore è quello che va a letto presto>>. (D. Pennac, Diario di scuola)
Stamattina non ho intenzione di scrivere un post-lettura; rimando per un’ottima recensione al blog SCRIPTORIUM di Carlo Santulli.
In realtà ho postato il brano di Pennac per una ragione: augurare a tutti i colleghi-blogger un fruttuoso anno scolastico.
Siamo noi, in fondo, insieme agli allievi, a scrivere il nostro diario di scuola.
Nel bene e nel male.
Con o senza grembiule.
Con i voti e/o con i giudizi.
Con le accuse che ci piovono addosso, i processi sommari, le condanne e le assoluzioni.
C’è che, molto spesso, ci trema la mano e, piuttosto che scrivere, scarabocchiamo.
O ci termina l’inchiostro.
O scordiamo la penna altrove.
E spesso non la ritroviamo più.
Non so se vi sia capitato di seguire il programma “Amore criminale” condotto da Camila Raznovich su Raitre. 

