
La scorsa settimana ho sbobbinato un file di radiotre, trasmesso dal programma Fahreneit. Si tratta di un lemma del dizionario, sciacalli, illustrato e attualizzato dallo studioso Andrea De Benedetti. Lo metto qui a disposizione di tutti, perché costituisce il concentrato di una serie di riflessioni che, in qualche modo, mi appartengono.
Dalla natura si possono ricavare exempla e similitudini che hanno un’immediatezza e una forza da lasciare interdetti; ancora una volta, l’ho sperimentato stamattina con i miei allievi.
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Gli sciacalli sono quei cani predatori, non particolarmente amici dell’uomo, che vivono nutrendosi prevalentemente delle carcasse di altri animali.
Succede in natura che qualcuno si incarichi di ramazzare via i resti della morte, di farli sparire, magari di riciclarli sotto forma di cibo e chissà se c’entra qualcosa, come l’istinto di conservazione e perpetuazione della specie. Perché la morte, pur essendo uno stato irreversibile, definitivo, lascia dietro di sé delle cose, cadaveri, reliquie e negli umani anche un sentimento paradossalmente, insopportabilmente pieno di vita, come il dolore. Accanirsi su queste spoglie materiali, soprattutto emotive, è una cosa, siamo soliti dire, da sciacalli, ed è quello che sta avvenendo in Abruzzo, dove da lunedì si aggirano loschi personaggi, che lanciano falsi allarmi di nuove scosse, promuovono campagne fasulle di raccolte fondi e vanno a profanare l’intimità stuprata di case che non hanno più nemmeno i muri a proteggerne i segreti; pare che ci siano addirittura delle specie di carovane cariche di nuovi predoni che si muovono dal resto d’Italia alla volta dell’ Abruzzo, non per portare aiuti e solidarietà, ma per compiere scorribande organizzate, come se le avessero preparate da tempo, come se non aspettassero altro che una catastrofe qualunque per mettere in moto una macchina logistica già perfettamente oliata. Il paradosso è che, mentre succede questo, ci sono i cani delle unità cinofile che mettono al servizio dei soccorsi il loro prezioso e ineguagliabile olfatto, cercando tra le macerie l’odore ancora caldo della vita. Mentre insomma gli uomini fanno gli sciacalli, i cani si comportano da uomini, da veri uomini, sfidando perfino il rischio, chissà quanto inconsapevole, di rimanere sotto le macerie a loro volta.
In tutto questo, ieri, il Presidente del Consiglio ha proposto di istituire il delitto di sciacallaggio, che sarà punito, pare, in modo severissimo. Aspettiamo con curiosità di sapere quali e quanti comportamenti saranno effettivamente contemplati in questa fattispecie di reato e soprattutto come verranno castigati. A me, per esempio, piacerebbe che venisse confiscata la tessera a quei giornalisti che si aggirano impietosi tra i cosiddetti superstiti, per chiedere loro come si sentono, indugiando sulle lacrime ancora calde e sugli sguardi plumbei di chi si domanda a che cosa serve essere sopravvissuti e mi piacerebbe anche che esistesse un contrappasso esemplare, che so io, condurre il tg nazionale del Lichtenstein, per quegli altri giornalisti che, il giorno dopo il terremoto, dedicano un minuto e 29 secondi del principale telegiornale nazionale, tutto vero li ho cronometrati, per srotolare i dati trionfanti dell’edizione del giorno precedente, quasi rammaricati del fatto che, se i morti fossero stati dieci morti di più, lo share sarebbe salito a livelli stellari. Infine mi piacerebbe sapere che cosa accadrà a quei politici che, pur senza strafare, come sarebbe nel loro dna, annunciano che il terremoto sarà l’occasione ideale per sperimentare le prime new town, che nel prossimo futuro allieteranno il panorama urbanistico del nostro paese. Qualcuno obietterà che sparare sul governo proprio nei giorni del lutto e della solidarietà nazionale è una cosa scorretta.
Lo so, ma che cosa ci volete fare, tutti, in fondo, siamo sciacalli.
(Andrea De Benedetti)
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Due link per ulteriori riflessioni OCCUPAZIONE MILITARE e NON DO UN EURO