Vorrei parlare di un tipo di relazione amorosa immaginaria, che si consuma all’interno delle parrocchie e delle sagrestie siciliane; soltanto di queste ho qualche dato, anche sulla base di ciò che mi viene raccontato, perciò non posso estendere la mia analisi all’intero territorio nazionale.
La denominazione ufficiale di siffatta relazione è figliolanza spirituale: un sacerdote offre assistenza spirituale paterna a unfiglio o a una figlia che, ad un certo punto del processo di conversione, ritengono opportuno farsi guidare da un ministro cattolico, onde fruire di un appoggio lungo il percorso accidentato della fede.
E fin qui non c’è proprio nulla da obiettare, se è vero che ciascuno di noi, nelle forme ritenute a sé più congeniali, elegge qualcuno ad assistente spirituale, a volte senza neanche rendersene conto: può essere l’istruttore di palestra come il cantante preferito, l’amico del cuore o il capo di un partito.
Figliolanza spirituale è espressione linguisticamente sentita pura e innocente, perché evoca nell’immaginario uno dei prototipi cardine delle numerose relazioni che gli esseri umani possono stabilire anche sul piano reale, ossia quella che vede legati reciprocamente padre e figlio/a.
Tuttavia, talvolta la figliolanza spirituale innesca, sul piano immaginario, tra padre spirituale e figlia/o una relazione amorosa, eterosessuale oppure omosessuale, che assume le stesse movenze di una reale relazione a due, che quasi mai però prevede si consumi sul piano fisico.
I figli spirituali sono pronti a tutti, anche al martirio, pur di spalleggiare, idolatrare, difendere ed esaltare il proprio padre spirituale/amante: lo seguono ovunque, in parrocchia e in sagrestia, ai convegni, alle messe per i sani e i malati, per i rinnovati dello spirito e per le milizie mariane, scambiano sms e diventano amici su FB, vanno in vacanza insieme con il pretesto del ritiro spirituale. Se, destino infame, un parroco viene trasferito presso altra sede, le figlie si sentono tradite e dichiarano guerra al vescovo, si piazzano nella parrocchia di destinazione del padre spirituale e riempiono di improperi e offese le nuove parrocchiane, invocano il dono dell’ubiquità per seguire il padre ovunque egli vada.
E non è finita qui.
Di solito almeno due sono i sacerdoti di una parrocchia, perché c’è troppo da fare e uno non basta. I figli e le figlie si informano preventivamente se dice messa questo o quel sacerdote, perché, se celebra il padre amante, vanno a messa, altrimenti rinunciano o rimandano; la stessa cosa avviene per i chierichetti adulti e adolescenti. A stuolo se c’è il padre amante, a cui baciano finanche la mano, o, nel caso in cui non sia così, il povero sacerdote di turno è costretto a dir messa da solo.
Insomma la composizione dei fedeli in chiesa è in funzione della presenza dell’idolo.
Ci sono poi le scenate di gelosia, gli ammutinamenti, le vendette silenziose, i dispetti, sia dall’una, sia dall’altra parte.
Li dovreste vedere, padre e figlio/a, quando fra loro non c’è burrasca: i loro sguardi si beano in veri e propri amplessi spirituali.
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