Mi preparo per la prossima settimana a una battaglia in collegio dei docenti, un gruppetto dei quali, affetto non so da quale prurigine numerica, ha intenzione di far passare una delibera quanto mai discutibile sul piano matematico e legislativo: misurare e valutare i compiti del triennio in quindicesimi, per poi convertire il voto in decimi.
L’attuale sistema scolastico(dal primo al quinto anno) non prevede dei voti in quindicesimi, ma in decimi, tanto è vero che sulla pagella i nostri voti sono rigorosamente espressi in decimi; l’uso del voto in quindicesimi è legittimo nell’ambito degli esami di stato/maturità, in cui il sistema di misurazione e di valutazione dei compiti, dell’orale e del credito ha come risultato finale 100/100: 15 prima prova+15 seconda prova+15 terza+ orale+credito… Quindi, a mio parere, non è legittimo misurare il compito in 15. A ciò si aggiunge un’altra grave imprecisione come si può desumere dalla sequenza(fornitami da un matematico) riportata di seguito; la prima cifra è in 15simi, la seconda in decimi :
1=0,6 2=1,2 3=1,8 4=2,4 3=5 6=3,6 7=4,2 8=4,8 9=5,4 6=10 11=6,8 12=7,6 13=8,4 14=9,2 15=10; ad ogni punto di valutazione in decimi corrispondono 1,667 punti in quindicesimi nell’intervallo tra 0 e 6 e 1,25 punti nell’intervallo tra 6(escluso) e 10.
Unico uso possibile: mostrare la griglia in 15simi ai ragazzi del triennio, perché possano comparare i voti espressi in decimi con quelli che presumibilmente sperimenteranno agli esami di stato, ma il docente continuerà a valutare in decimi, evitando così un “doppio canale” che si presta ad equivoci e a un trattamento un tantino iniquo. Chi totalizza tredici/15simi, ossia 8,4, meriterà, come voto in decimi, 8 o 9? A chi il margine? Al docente? All’alunno? In un compito scritto non è opinabile la scelta, che sia dell’uno o dell’altro?