Da qualche giorno, per via della protesta degli autotrasportatori, il traffico cittadino ha allentato la sua morsa; anche per chi, come me, è pendolare e si precipita quotidianamente giù dai monti, ai primi rosei bagliori dell’aurora, la strada provinciale è meno intasata e chi guida quasi dimentica di scavare con gli pneumatici il letto serpentino di un fiume d’asfalto un po’ pericoloso. Domani sarà l’ultimo giorno in cui potrò usare l’automobile, il diesel sta per terminare e la spia è lì, in agguato, pronta a sfoderare il suo grido d’arancio e poi rosso-fuoco. Qualche giorno fa non sono riuscito a fare rifornimento, mi sono incolonnato, come tanti, lungo una fila interminabile di mezzi ma, mentre ero sul punto di arrivare alla meta, un benzinaio, con la faccia da ebete compiaciuto, ha segnato con le mani l’esaurimento del diesel. Se si protrarrà la protesta, userò l’automobile di mio padre o la corriera. Stamani, poi, la sorpresa: la scuola era un deserto, sono entrati pochissimi alunni, mentre il grosso si dice abbia affiancato i manifestanti, dando loro un sostegno. Non ho considerazioni da fare, né ultimamente mi piace attentare alla libertà dei miei allievi con omelie decontestualizzate dalle lezioni, ma mi ha infastidito alquanto apprendere dai media che gli studenti palermitani hanno bruciato la bandiera italiana.
Questo sì, mi brucia assai.