Qualche riflessione sul lavoro bisogna pur farla in questo particolare primo maggio di recessione economica.
L’assioma da cui parto è che i diritti dei lavoratori, tutti, sono inviolabili.
Sono, invece, spesso violati i diritti degli utenti, ai quali sono destinati i servizi o le prestazioni lavorative.
Per cui qualcosa deve essere rivisto e corretto, per consentire ai lavoratori di mantenere intatti i diritti e di ottemperare ai loro obblighi e agli utenti di vedere rispettati i loro.
Come in uno specchio lo stesso discorso vale anche per i doveri e la posta in gioco è duplice: una cittadinanza matura e responsabile, un uso oculato delle risorse pubbliche.
Per sfortuna di chi legge, il mio mondo di riferimento è la scuola, ma ritengo che le riflessioni possano estendersi ad altri comparti.
Ferie durante l’anno in corso
Devono essere riviste.
Se il lavoratore ha diritto alle ferie, è anche vero che la sua assenza provoca un rallentamento o addirittura la non-erogazione di un servizio al cittadino.
Produco un’istanza di ferie per un giorno, in cui sono previste secondo il mio orario tabellare due ore di latino, una di geografia e due d’italiano, chiedendo a uno o più colleghi di sostituirmi; il DS me lo concede, perché a lui importa che il servizio-scuola non venga meno. Qui c’è l’errore.
Non è vero che il danno economico non c’è.
C’è, ma nascosto e doppio per giunta.
Infatti il collega crocerossina, sostituente me, si dà il caso che insegni matematica, pertanto non potrà restituire ai miei allievi né le due ore di latino, né quella di geografia, né le due ore d’italiano.
Al massimo li farà esercitare in matematica o concederà loro di dedicarsi ai compiti del giorno successivo.
Né tanto meno potrò restituirle io in futuro, perché i giorni di scuola sono fissati e non esiste una banca di ore contrassegnate dal marchio della disciplina.
La legge non prevede che io mi cerchi con il lanternino un collega di lettere che, programmazione alla mano, svolga quanto io non posso per le ferie richieste.
In sintesi… i miei allievi stanno come statue per cinque ore a scuola, bene che vada loro svolgono qualche esercizio di matematica, mentre non recupereranno più geografia, latino e italiano.
Io, dal canto mio, mi pappo il giorno di ferie, mentre il collega sbava in attesa che gli ricambi il favore.
Permessi
Non si creda che il discorso sia differente per i permessi, sia quelli di un giorno, sia quelli brevissimi di un’ora o due.
I primi(non prevedono recupero sotto nessun profilo) sono una forma di rapina nei confronti degli allievi, i secondi, pur recuperati sotto il profilo economico, non restituiscono loro il mal tolto.

Ora, cari miei, io neanche mi sogno di togliere diritti ai lavoratori, né sono un seguace del licenziamento facile, ma credo pure che ai diritti non sempre corrisponda l’assolvimento di determinati obblighi/doveri.
Ci sono delle perdite sotterranee nell’amministrazione pubblica, che nessuna mano politica è riuscita finora a riparare.
Poi, perché non introdurre anche la detrazione stipendiale per gli errori che si commettono?
Per rimanere nell’attualità, è concepibile che un collega dimentichi di dovere effettuare la quinta ora e che, trascinato dalla fiumara degli scolari in fuga, se ne vada bel bello a casa e che, chiamato a “rispondere”, dica “me lo sono scordato”?
È così poco saggio togliergli immantinente un’ora di retribuzione senza giustificazione alcuna?
Oppure occorre una causa giudiziaria di cinque anni per determinare un’infrazione commessa sotto gli occhi di tutti e confermata dallo stesso smemorato?
Lo stesso valga per i tecnici e gli ausiliari, i cui errori quotidiani sono come la rena delle spiagge.
E tale semplicissimo principio di equità credo si possa estendere a macchia d’olio a numerosi comparti dell’amministrazione pubblica.