Ho ancora da correggere due pacchi di versioni, ma tra ieri e oggi mi sono dedicato alle incombenze burocratiche di fine anno. Tra queste redigere i programmi svolti. La ritengo un’operazione-specchio fondamentale, per capire quanto effettivamente svolto nelle classi. Come sempre, non ne sono per nulla soddisfatto: il nodo è costituito dal programma di italiano svolto in seconda. Infatti non sono riuscito del tutto a mettermi in linea con quanto prescritto dalle Indicazioni Nazionali, che per il secondo anno del primo biennio indicano/prescrivono che il docente d’italiano proponga agli allievi quella parte della letteratura italiana, che un tempo si studiava in terza. Non è stato facile, per me e per i ragazzi, barcamenarmi tra lo studio del romanzo manzoniano, l’approfondimento del testo poetico, il completamento della sintassi del periodo e l’incipit della tradizione letteraria italiana. Con gli annessi e i connessi dei romanzi da leggere durante l’anno. Così, mentre in qualche modo le Indicazioni Nazionali suggeriscono al docente di comprimere il più possibile per salvare il necessario e procedere fino a tutto il Duecento, io, lumacone incallito, ho frantumato la pazienza dei miei alunni, facendo loro approfondire la letteratura latina medioevale(che adoro), le lingue romanze, l’epica francese, la letteratura cortese e la poesia provenzale con l’aggiunta di un corposo dibattito sul conflitto delle interpretazioni sulla teoria/e d’amore. Giorgio Agamben con le sue Stanze e Malinconia di Eugenio Borgna si sono rivelati utilissimi per un approccio motivante alle teorie d’amore. Risultato è che non ho sfiorato la lirica siciliana. Figurarsi quello che c’è dopo! Non ci sono riuscito. Non mi sono ancora convertito alla filosofia del mordi e fuggi, che da qualche anno spira nella scuola italiana.
Domattina toccherà mettere mano alle versioni.