Tacita, ma guerra a colpi di sconti tra gli ortofruttivendoli del mio centro. Il veterano, che esercita da almeno quarant’anni, non si arrende. Lavora indefessamente per tutto l’anno dal lunedì alla domenica con un’unica pausa estiva di dieci giorni, durante la quale si concede un viaggio con la moglie. Isidoro è rimasto sempre uguale a se stesso: pur avendone le possibilità, non ha mai convertito la sua motoape in un esercizio commerciale di fissa dimora. Fino a mezzogiorno circola con il suo mezzo per le vie del paese, poi staziona nei pressi di un rinomato panificio nella speranza di lauti guadagni, infatti s’illude che chi si ferma a comprare il pane possa acquistare anche frutta e verdura. Di fatto non è così, perché la gente s’è fatta furba e la concorrenza agguerritissima. I giovani ortofruttivendoli si sono fatti avanti, battendo Isidoro in qualità dei prodotti, nei costi e nella filiera cortissima. Anch’essi, tranne uno, sono ambulanti. Si svegliano a notte fonda per recarsi al grande mercato del capoluogo, spesso ritornano in paese, quando io m’avvio in città per recarmi a scuola, infatti ci si incrocia a metà strada e capita pure che ci si saluti con un colpo di clacson. Alla merce freschissima del mercato generale si aggiungono poi i prodotti di qualche contadino locale, che rifornisce i giovani mercanti di verdure e frutti stagionali. Il loro pregio però è anche nella convenienza: più merce acquisti, meno paghi. Questo è il loro motto. Così per una famiglia media è possibile spendere anche meno di dieci euro per due giorni di ortaggi e frutta. Va meno bene, invece, alle vecchiette o a chi vive da solo. Impensabile che si possa acquistare un lotto di melanzane nostrane o una cassetta di pesche bianche. O un’anguria. In tal modo il territorio di vendita è già spartito in partenza: le famiglie numerose ignorano Isidoro e razziano letteralmente i furgoncini dei giovani mercanti, mentre il vecchio ambulante è costretto a raccogliere soltanto briciole di euro. La sua espressione del volto è sempre triste e ho saputo che si dispera perché i tempi sono cambiati. Che tradotto vuol dire guadagno scarso. In fondo Isidoro non ha di che lamentarsi, infatti per anni s’è arricchito alle spalle di tutti noi, possiede estesissimi lotti di terreno, una villa in campagna e due palazzi. A guardarlo non sembrerebbe. È il tipico uomo ricco e avido, che non mostra a nessuno quello che ha, anzi simula miseria. Al contrario i giovani ambulanti, parcheggiato il furgoncino, sfrecciano per le vie del paese con fuoristrada, mercedes e bmw. Loro e anche le mogli. Pure l’abbigliamento è differente da quello di Isidoro: jeans e t-shirt firmati, orecchino in mostra, atteggiamento sfrontato. E molta spavalderia nel contrattare prodotti e prezzi. Così l’altro motto è “sono ricco e lo mostro”.