Per l’ennesima volta mi sono sciroppato, ma lo dico in senso positivo, il film Anna and the King(1999) del regista Andy Tennant e con la magistrale interpretazione di Jodie Foster nel ruolo di Anna Leonowens.
Come è risaputo, la pellicola trae ispirazione dal romanzo Anna e il re del Siam di Margaret Landon, che insieme al marito fu missionaria presbiteriana presso una scuola in Thailandia tra il 1927-1937. Leggeva molto sul paese che la ospitava e in modo particolare sulla sua storia. Durante questo periodo scoprì i libri autobiografici di Anna Leonowens, una vedova gallese che era stata governante e segretaria alla corte di re Mongkut nel 1860.
Quando torno’ in America, nel 1937 iniziò a scrivere articoli sulla donna che l’aveva affascinata e a fare ricerche per raccogliere materiale per un libro. Diventò così una scrittrice ricordata soprattutto per Anna e il re del Siam, il suo best-seller del 1944, il suo romanzo sulla vita di Anna Leonowens che ha venduto oltre un milione di copie ed è stato tradotto in più di venti lingue.
Dalle mie ricerche in rete il libro risulta non disponibile per la vendita, ma conto ugualmente di recuperarlo.
Tanto fascino esercitato in me dalla visione del film mi conduce con forza a quelle pagine.
Sul versante cinematografico ho letto delle recensioni terrificanti sul conto di Jodie Foster come interprete della storia e non meno impietosi sono i critici verso il regista.
Al contrario trovo il film strepitoso, anzi dirò di più: Anna and the king può essere annoverato tra i classici del cinema, infatti ci sono la Storia e le microstorie (quella di Anna e quella di Dama Tuptim), la guerra, la pietà e la crudeltà, l’amore e l’odio, la vendetta e il perdono, e poi, nota assolutamente moderna, l’incontro/scontro fra due culture diversissime, il cui punto di sutura può consistere nel reciproco riconoscimento delle proprie alterità.
Ieri sera mi sono soffermato su una scena didattico-educativa: dopo una lite manesca fra l’erede al trono e Luis, suo figlio, Anna, madre e maestra, punisce con determinazione incrollabile e allo stesso modo i due bambini, non esitando tuttavia a consumare il pasto con l’erede ribaldo, dopo che questi ha eseguito la consegna prevista dalla punizione.
Quindi severità e magnanimità.
E tutto ciò sotto lo sguardo imparziale del Re, che non muove un dito per il figlio.
Inverosimile?
Oggi parrebbe così, ma è proprio anche a partire da ciò che possiamo definire classica un’opera:poter sperare di vedere un mondo migliore di quello che i fruitori stanno vivendo nella loro realtà quotidiana.
Senza per questo foderarsi gli occhi di prosciutto o gongolare beatamente in un immaginario idilliaco e romantico.