Nel giardino delle monache ho rubato un po’ di bellezza.

La rosa thea con striature sanguigne

Le ultime violacciocche

- La margherita rosata con coccinelle

La rosa elica

Il giaggiolo maschera africana

Nascosta come una monaca

La calla popolata
28 domenica apr 2013
Pubblicato in ars imagines luce exprimendi, fotografia, stagioni
Nel giardino delle monache ho rubato un po’ di bellezza.

La rosa thea con striature sanguigne

Le ultime violacciocche


La rosa elica

Il giaggiolo maschera africana

Nascosta come una monaca

La calla popolata
10 mercoledì apr 2013
Pubblicato in ars imagines luce exprimendi, fotografia
Ruderi e campanili tra il sole, nell’azzurro di aprile, su piano inclinato
07 domenica apr 2013
Pubblicato in ars imagines luce exprimendi, fotografia, linneomania, stagioni
Riflessi concentrici
Emergere
Collettivo
Glicine su palma gigante
Glicine
Rosa indica, sonnolenta
Peonia
Papavero croceo
Fiori di salvia
31 domenica mar 2013
Pubblicato in ars imagines luce exprimendi, fotografia, silvae, simboli, simbolo, stagioni

Angolo di monastero
Ricamo su tulle
Fiori
L’angelo e l’orchidea maculata
Rudere in fiore
Incontri
Scenografico
A testa in su
29 venerdì mar 2013
Pubblicato in ars imagines luce exprimendi, fotografia, silvae
Ieri pomeriggio, in occasione dell’annuale appuntamento con i sepolcri pasquali, ho voluto visitare alcune chiese del quartiere Capo di Palermo; il giro è cominciato nel primissimo pomeriggio e ho fatto bene, perché dalle 16 alle 20 ho visitato ben 9 chiese. La tradizione popolare richiede infatti che il numero delle visite sia dispari, ma se avessi avuto l’occasione di visitarne una decima, non mi sarei certamente tirato indietro. La caratteristica delle chiese del Capo è la prevalenza dell’elemento architettonico tardo-rinascimentale e massicciamente barocco e ciò si riverbera anche nell’iconografia agiografica e nelle scenografie del giovedì santo, allestite per il sepolcro, altrimenti detto, in termini ecclesiastici, altare della reposizione. Scattare fotografie non è sempre facile, o perché qualcuno(un prete, una monaca, un sagrestano, un “fratello”)è pronto a storcere il muso e a cazziarti, o per la folla che si avvicenda e si accalca davanti al sepolcro. L’unica chiesa, invece, semideserta dentro e formicolante sul piancito del sagrato è quella di Maria della Mercede; infatti da qualche giorno, ne hanno parlato i media, si dice che da uno dei campanili(sono due)appaia una figura femminile in abiti che richiamano quelli di una monaca, che terrebbe tra le dita un fazzoletto bianco. Qualcuno pensa sia Rita da Cascia, altri la Madonna Addolorata. Fissando attentamente il campanile(come ogni altro oggetto), è inevitabile che si generi un’illusione ottica, nella fattispecie, a mio parere, la fantomatica figura risulta formata dall’intersecazione della cimasa della balaustrata con la parete laterale del campanile; la parte non illuminata del campanile, quella interna, completa l’immagine. Poiché i misteri di questo tipo non mi interessano, altre parole non ci appulcro, mentre mi è sembrato più fruttuoso fotografare l’interno della chiesa, quasi interamente al buio.
All’uscita, scese le scale che dal sagrato conducono al mercato, ecco un gioiello liberty del Basile(?), lasciato all’incuria. Mi stupisco che il mosaico non sia stato ancora imbrattato.
Dopo la visita alla Mercede, il giro prosegue per Sant’Ippolito, per la Vergine del Paradiso e sant’Agostino. Ecco qualche particolare.

Mi sono poi spostato in un altro quartiere, l’Albergheria; di rilievo la chiesa dei Gesuiti con un sepolcro semplicissimo, che intreccia antico e moderno. 
Chiudo con il sepolcro più famoso di Palermo, allestito al monastero di Santa Caterina, a due passi da Palazzo delle Aquile.