Il fromboliere entusiasta

Archivi della categoria: cronache extra-scolastiche

Pino beato

19 venerdì apr 2013

Pubblicato da melchisedec in cronache extra-scolastiche, italia de profundis, religio, religione civile

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pietre_vive_300Gli insegnanti di religione del mio liceo si stanno mobilitando in vista della beatificazione di don Pino Puglisi, infatti hanno chiesto al DS l’autorizzazione a condurre almeno due classi allo stadio di Palermo, perché possano partecipare il 25 maggio alla cerimonia religiosa. Me ne parlava stamattina il collega-organizzatore e mi ha stupito assai che il secondo docente accompagnatore non sia tra quelli impegnati 365/365 nella lotta antimafia; anzi tali colleghi sembrano ignorare appositamente l’evento. Per questi ultimi Pino Puglisi rimane sempre e soltanto “un prete”. Che sia stato assassinato dalla mafia per loro conta assai poco. Perciò andranno allo stadio l’organizzatore(insegnante di religione) e una collega pensionanda, che ha conosciuto padre Puglisi personalmente.

L’ennesima riprova dell’Italietta miope che siamo.

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Stavan taciti, attenti e disïosi d’udir già tutti

16 martedì apr 2013

Pubblicato da melchisedec in affetti, ars docendi, cronache extra-scolastiche

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…tirate le somme, la scuola e tutto quello che vi ruota attorno riserva quasi sempre delle belle sorprese. Sabato ho ricevuto una visita graditissima: una mia ex alunna, Emerenziana, in procinto di laurearsi in lettere moderne, ha allietato il mio pomeriggio, riassumendo in poco più di un’ora quattro anni di lontananza e di latitanza. Credevo di avere perso le sue tracce, ma ha funto da galeotta dell’incontro un’altra allieva, più costante nell’aggiornarmi sulla sua vicenda universitaria e che ha cucito l’incontro. Non è mia abitudine, dato il mio eccessivo essere schivo, intrecciare rapporti di amicizia con gli allievi, neanche dopo la maturità; voglio che sia la vita a farci re-incontrare, a far sì che s’incrocino le nostre strade. Sono convinto che il nostro compito di docenti si arresti alla maturità; presumere di trattenere affettivamente e culturalmente i nostri ex alunni è come voler fermare l’acqua corrente di un fiume. Tratterremmo acqua sì, ma diventerebbe stagnante. E morta. Puntualmente, però, gli studenti riappaiono nella nostra vita e narrano di sé, dei loro progressi, dei loro nuovi incontri culturali. E insieme ricordano il bel tempo che fu dei cinque anni trascorsi. I “bei tempi” sono una costante del ricordare insieme e mi è capitato proprio qualche giorno fa, quando nel corridoio ho scambiato quattro chiacchiere con tre miei ex allievi, che ho curato per due anni. Anche loro hanno esclamato “bei tempi, professore!”. Bei tempi anche stamattina, quando due classi hanno seguito la lezione magistrale di un mio ex prof. universitario. Bei tempi, ma stavolta sussurrato dentro di me, quando al termine, il prof, guardandomi fissamente, si è ricordato di me. Eppure con lui non ho sostenuto neanche mezzo esame, pur avendo seguito qualche sua lezione. Ascoltarlo è stato come rituffarmi nell’ideale mondo di vent’anni fa, ma oggi è stato ancora più piacevole di allora. Meno accademico, più umano. Ha parlato di letteratura, ma anche di vita, spogliandosi di quella tipica cortina degli accademici impolverata e ingessata. I ragazzi lo hanno ascoltato per due ore, prendendo appunti e tempestandolo poi di domande. Io mi sono rincantucciato in un angolo, ascoltando lui e loro. E beandomi di lui e di loro.

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Dancing days

12 venerdì apr 2013

Pubblicato da melchisedec in cronache extra-scolastiche

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Cosa fanno i ragazzi nelle scuole italiane nei momenti di pausa o durante le ore, sempre più in aumento, scoperte? Danno vita a una danza folle, mimante un’orgia sessuale. Da Gorizia a Palermo, da Bari a Savona i liceali in modo particolare ballano come forsennati, spesso seminudi, mascherati e a volto coperto, sulle note di una famigerata canzone diffusa pochi anni or sono da un dj via internet. Quando stamani la collega Marescialla mi ha reso edotto in modo circostanziato degli usi e costumi dei ragazzi in libertà, non credevo alle mie orecchie. Poi, nel pomeriggio, ho digitato su google qualche parola e mi si è spalancato un mondo. La fiction-dancing segue un protocollo specifico e obbedisce a una sequenza fissa: in un’aula immersa in un silenzio quasi irreale gli studenti fingono di studiare, leggere, disegnare o tutt’al più di discutere con i compagni; nei video da me visti, il sonoro, almeno nell’incipit, è annullato, ma ad un tratto il finto silenzio viene squarciato dalle “note”di un brano orecchiabilissimo e dall’irruzione sulla scena di un ragazzo, a petto scoperto, che inizia a ballare, coinvolgendo tutti i compagni. Penso che le clip siano registrate in momenti differenti e che ci sia un buon lavoro di cucitura, infatti non si spiegherebbero altrimenti il cambio improvviso di costumi e di maschere e l’uso di bastoni da scopa, di moci e di tutti quegli attrezzi che adoperano i bidelli per la pulizia dei locali. Strumenti che all’occorrenza diventano peni lunghissimi, aste di microfoni e strumenti di piacere. Che danza è? Non è erotica, ma visibilmente pornografica, infatti gli studenti mimano rapporti sessuali di vario tipo e promiscui, assimilabili per movenze alla concitazione tipica degli amplessi bestiali. I video durano pochissimo; alcuni hanno un che di carino, soprattutto quelli in maschera, altri sono triviali. Trionfano l’esibizionismo, la corporalità e il sadomasochismo. Da vedere per meditare.

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(T)utendum est

04 giovedì apr 2013

Pubblicato da melchisedec in cronache extra-scolastiche

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I docenti siamo tenuti in così grande considerazione dal mondo che, dopo avere effettuato l’iscrizione a un corso di formazione obbligatoria da effettuare on line e senza ancora aver studiato almeno un solo modulo per intero, con annesso questionario a risposta multipla per la serie salto ad ostacoli step dopo step, l’amministratore del corso(o chi per lui)ci ha già inviato, attraverso un’email, le risposte corrette. O ci considera deficienti e pigri o è la solita operazione “pago e sono servito”. Che poi paga la scuola. Io ci rimetto il mio tempo. Però sto comodamente a casa, perciò mi turo il naso, abdicando serenamente ai miei principi e a qualche diritto.

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Perfettini

27 mercoledì mar 2013

Pubblicato da melchisedec in cronache extra-scolastiche

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I genitori di Baylon Simpson hanno proprio esagerato: mezzo consiglio di classe è stato letteralmente tallonato dai due che, con orario alla mano(non vedo altra spiegazione), hanno atteso noi docenti, stazionando davanti al portone o serpeggiando nei paraggi in attesa di zompare addosso allo sfortunato di turno. Alle 13.34, ora in cui le mie gambe hanno varcato la soglia del mondo esterno, mi si è piazzata davanti con la sua acconciatura giallo-urina dalle ciocche terminanti in aggraziati boccoli la mamma di Baylon, che sputava ansia ad ogni parola pronunciata e, più che mai, in evidente difficoltà relazionale. Teneva un braccio nascosto dietro la schiena. Dopo snervanti preamboli, fatti di chiedo scusa e di stima patologica, la signora mi ha violentemente posto tra le mani un dono pasquale. A nulla sono valse le mie rimostranze, e il codice deontologico, ché non c’è motivo perché faccio solamente il mio dovere, non è il caso, mi mette in difficoltà. A nulla. Dalla ricostruzione a posteriori e dalle testimonianze raccolte in mattinata da due colleghi, io, proprio io, sono stato l’ultima vittima della giornata, a cui i due genitori hanno destinato un dono in segno di riconoscimento per il lavoro(dicono)che noi docenti facciamo con il loro Baylon. Ma il dato preoccupante è che Baylon è arrivato a scuola già imparato: i suoi voti oscillano tra l’otto e il dieci, mai impreparato, mai in difficoltà. Sempre lucido, freddo, inespressivo, con gli occhi da pesce di tre giorni. Baylon che sorride a comando, che studia ogni suo movimento. Che c’è sempre, che non riesci mai a cogliere in fallo. Che non parla e non dice. E parla soltanto se interrogato. Il mio immaginario, potete capire, s’è messo a galoppare. Personalmente non credo ai perfettini e al perfettismo, ritengo che sotto ci sia sempre qualcosa da nascondere. Una stranezza di carattere, un disagio, una follia. Cosa ci sarà dietro le quinte? Chi sono padre e madre? Due avvelenatori che si spacciano per professionisti, due serial killer a caccia di docenti motivati? E il ragazzo? Un genio che sperimenta in laboratorio un batterio micidiale per l’umanità? Alla fantasia non c’è limite. Come alla follia.

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