Il fromboliere entusiasta

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Caratterizzare un personaggio

14 sabato lug 2012

Pubblicato da melchisedec in eresie interpretative, interpretare, pellicole cult

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Oggi voglio parlare di fruizione televisiva. Intanto non so come sia andata a voi con il digitale terrestre, ennesima presa in giro all’italiana. Certamente la qualità delle immagini è migliorata notevolmente, sebbene talvolta si verifichino brevi momenti di “segnale debole o assente”, che poi producono il medesimo effetto, ma, detto ciò, quale rivoluzione avrebbe determinato il digitale terrestre? In provincia, rispetto al capoluogo, non è cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata. Non è più possibile seguire almeno un’edizione del notiziario regionale, infatti le storiche tv locali sembrano siano state risucchiate dall’inghiottitoio del digitale, mentre al contrario proliferano indefinibili canali televisivi, con la denominazione di Italia e un’infinita sequenza di numeri cardinali, dal 2 a salire, che trasmettono musica, aste di quadri, gioielli e prodotti di vario tipo, show di balere e cantanti improvvisati di scarso valore artistico. Per non parlare poi della geminazione dei canali Mediaset e dei relativi accoliti, che occupano più di un numero digitale, e di La7, che si riproduce mostruosamente su più canali. Molte tv satellitari, dai nomi poco televisivi(Vero, Real Time), sono migrate anche sul digitale, quindi è possibile seguirle su doppio canale. Insomma il quadro è deludente, perciò, tirando le somme, personalmente ripiego su qualche bel film. Sto così rivedendo i gloriosi film legati a 007(fino agli anni ’70, mi piacciono di meno i successivi), gli intramontabili e sporadicamente alcuni di recente produzione, che non ho avuto modo di conoscere, quando furono proposti sul grande schermo. Tra gli intramontabili come non citare quelli la cui regia è affidata a Billy Wilder? Ieri sera è stato uno scialo seguire “Testimone d’accusa”, per la cui trama rimando qui. Mettendo a confronto il vecchio e il nuovo, ho notato innanzitutto la tendenza dei registi del passato a mettere in luce la caratterizzazione dei personaggi, il cui profilo viene curato nei minimi dettagli, per cui è inevitabile che certi personaggi rimangano indelebilmente impressi. Nel film “Testimone d’accusa” Wilder tratteggia magistralmente, per esempio, la governante di Emily French, Janet McKenzie; nel corso della requisitoria più volte il giudice è costretto a stoppare la vecchia e pettegola Janet alla cui testimonianza lei aggiunge considerazioni o digressioni del tutto fuori tema rispetto al dibattimento. Anche l’esodo dalla scena rispetta il modello della pettegola moralista: impettita e tronfia, sguscia via dal tribunale non senza prima sostare al centro dell’aula per fulminare con uno sguardo di condanna colui che crede assassino di Emily French. Altro esempio di personaggio a tutto tondo è l’avvocato di Mr. Vole, Sir Wilfrid; il suo amore viscerale per il trionfo della giustizia è tale che, sebbene il proprio cliente venga assolto, tuttavia continua a nutrire dei dubbi anche dopo il verdetto. L’epilogo finale, meraviglia di sceneggiatura, confermerà i suoi sospetti.
Sul fronte del nuovo, ho visto un film pregevole, LE RICAMATRICI, pellicola che mi era sfuggita. Il tema della maternità e l’amicizia tra due donne, una giovane impiegata che, proprio a partire dall’evento di una gravidanza inaspettata(?), e come nella peggiore delle ipotesi il padre è un uomo sposato, che non intende abbandonare la moglie né riconoscere il figliolo, coltiva il proprio sogno, ossia diventare una ricamatrice d’eccellenza, e quella di una donna, artigiana navigata d’alta moda, abbastanza affermata, che perde il proprio figlio per via di un incidente con la moto. Tra le due donne si instaura dapprima un rapporto di lavoro che gradualmente sboccia in un’autentica amicizia di mutuo e umanissimo scambio: la giovane ricamatrice, Claire, apprende tramite Mme Melikian l’arte del ricamo, ma anche quella di amare la creatura che le cresce in grembo e, a sua volta, Mme Melikian riesce a elaborare tramite Claire il lutto per la perdita del figlio, sfuggendo così alla depressione e alla morte per suicidio. Eccellente film, ma i personaggi? Non sarebbe possibile parlare di caratterizzazione, tanto è vero che personalmente non sarei in grado di stabilire quali siano i profili umani e morali dell’una e dell’altra. Peccherò di presunzione, ma mi pare che il cinema contemporaneo non sempre si dedichi alla costruzione di personaggi, il cui profilo possa fissarsi indelebilmente nella memoria del fruitore. Sicuramente perché la sensibilità è cambiata, ma talvolta sembra che sia più un vezzo dire “la sensibilità indefinibile di noi post moderni” che la sostanza delle cose. Per dire l’ultima su “Le ricamatrici”, della giovane rimane impresso l’abbigliamento, il cui colore preferito è il verde(scelta simbolica?) nelle sue varie tonalità, della ricamatrice navigata la tristezza sul volto, pur con qualche sorriso nello scioglimento finale. Quindi temi eccelsi, arte della recitazione discreta, ma caratterizzazione scarsa.

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Il gioco del sono

14 lunedì mag 2012

Pubblicato da melchisedec in attualità, interpretare, religione civile

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Stasera su La7 non mi perderò certamente la trasmissione di Fazio e Saviano, Quello che(non)ho, tuttavia, sarà il mio spirito da bastian contrario, una critica devo muoverla.
Avrei suggerito agli autori del programma di sostituire ad avere il verbo essere, quindi Quello che(non)sono, perché in tal modo, cari amati Fazio e Saviano, si continua a insistere sul possesso, mentre la nostra deficienza è proprio sul piano dell’essere.
Perciò lancio anche un invito a quello che(non)sono.
Non sono integralista.
Non sono evasore fiscale.
Non sono delinquente.
Non sono ritardatario.
Non sono spendaccione.
Non sono corrotto.
Sono gentile.
Sono testardo.
Sono umile.
Sono iracondo.
Sono “antico”.

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Amplessi spirituali

27 mercoledì ott 2010

Pubblicato da melchisedec in interpretare, miscellanea, padri e figli

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scansione0006Vorrei parlare di un tipo di relazione amorosa immaginaria, che si consuma all’interno delle parrocchie e delle sagrestie siciliane; soltanto di queste ho qualche dato, anche sulla base di ciò che mi viene raccontato, perciò non posso estendere la mia analisi all’intero territorio nazionale.
La denominazione ufficiale di siffatta relazione è figliolanza spirituale: un sacerdote offre assistenza spirituale paterna a unfiglio o a una figlia che, ad un certo punto del processo di conversione, ritengono opportuno farsi guidare da un ministro cattolico, onde fruire di un appoggio lungo il percorso accidentato della fede.
E fin qui non c’è proprio nulla da obiettare, se è vero che ciascuno di noi, nelle forme ritenute a sé più congeniali, elegge qualcuno ad assistente spirituale, a volte senza neanche rendersene conto: può essere l’istruttore di palestra come il cantante preferito, l’amico del cuore o il capo di un partito.
Figliolanza spirituale è espressione linguisticamente sentita pura e innocente, perché evoca nell’immaginario uno dei prototipi cardine delle numerose relazioni che gli esseri umani possono stabilire anche sul piano reale, ossia quella che vede legati reciprocamente padre e figlio/a.
Tuttavia, talvolta la figliolanza spirituale innesca, sul piano immaginario, tra padre spirituale e figlia/o una relazione amorosa, eterosessuale oppure omosessuale, che assume le stesse movenze di una reale relazione a due, che quasi mai però prevede si consumi sul piano fisico.
I figli spirituali sono pronti a tutti, anche al martirio, pur di spalleggiare, idolatrare, difendere ed esaltare il proprio padre spirituale/amante: lo seguono ovunque, in parrocchia e in sagrestia, ai convegni, alle messe per i sani e i malati, per i rinnovati dello spirito e per le milizie mariane, scambiano sms e diventano amici su FB, vanno in vacanza insieme con il pretesto del ritiro spirituale. Se, destino infame, un parroco viene trasferito presso altra sede, le figlie si sentono tradite e dichiarano guerra al vescovo, si piazzano nella parrocchia di destinazione del padre spirituale e riempiono di improperi e offese le nuove parrocchiane, invocano il dono dell’ubiquità per seguire il padre ovunque egli vada.
E non è finita qui.
Di solito almeno due sono i sacerdoti di una parrocchia, perché c’è troppo da fare e uno non basta. I figli e le figlie si informano preventivamente se dice messa questo o quel sacerdote, perché, se celebra il padre amante, vanno a messa, altrimenti rinunciano o rimandano; la stessa cosa avviene per i chierichetti adulti e adolescenti. A stuolo se c’è il padre amante, a cui baciano finanche la mano, o, nel caso in cui non sia così, il povero sacerdote di turno è costretto a dir messa da solo.
Insomma la composizione dei fedeli in chiesa è in funzione della presenza dell’idolo.
Ci sono poi le scenate di gelosia, gli ammutinamenti, le vendette silenziose, i dispetti, sia dall’una, sia dall’altra parte.
Li dovreste vedere, padre e figlio/a, quando fra loro non c’è burrasca: i loro sguardi si beano in veri e propri amplessi spirituali.

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Più promossi, stessi diplomati

10 martedì ago 2010

Pubblicato da melchisedec in cronache extra-scolastiche, eresie interpretative, esami di stato, interpretare, italia de profundis, miscellanea

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 add
A me spiace fare la parte del diavolo; so di attirarmi l’ira funesta dei colleghi e dei dirigenti, ma provo a interpretare ciò che viene detto tra le righe nell’articolo pubblicato su
La Repubblica.
Auspico che il post venga letto dalle Alte Sfere.
 

Risultato statistico

La linea del rigore, in merito alla valutazione degli studenti italiani, è smentita dai dati diffusi dal Ministero stesso.

Nella fattispecie:
 

A) Come mai il numero dei bocciati, nelle classi dalla prima alla quarta, è sceso?
 
B)  Perché, nonostante il pugno di ferro, la percentuale dei diplomati del 2010 è quasi la medesima dello scorso anno con un abnorme aumento dei cento con lode, soprattutto al Sud?
 
Risposte secondo realtà effettuale(interpretata)
 

A
 

-Lo spauracchio di perdere le classi per una serie di fattori concomitanti: la saturazione a 18 h. di tutte le cattedre, a volte fino a 20 h, il riordino dei licei, il tetto degli alunni per classe.

 
-Le pressioni di varia natura provenienti dai Dirigenti Scolastici, pronti a mettere alla gogna gli insegnanti rigorosi attraverso una congerie di attacchi, che spaziano dal mobing ben mimetizzato alla stigmatizzazione privata e pubblica.
In estrema sintesi più bocciati meno prestigio del liceo.
 
-L’arma del voto di consiglio(Decreti Delegati): Pierino presenta 3 insufficienze gravi, ma il Consiglio SOVRANO ritiene che il pargoletto possa frequentare ugualmente la classe successiva, poiché abile, che ne so, nell’attività calcistica.
 
-La questione morale: raccomandazioni a vario livello, disaffezione, demotivazione, mammismo, garantismo…
 

B

 
-La struttura stessa del sistema dei crediti; un alunno giunge agli esami con un certo punteggio, accumulato nel corso del triennio,  che concorre al voto finale.
Quindi, se Bartolomeo fa un esame schifoso, ma ha il massimo del credito, state certi che almeno 98 se lo becca, se non 100.
Da qui le liti tra Commissari interni ed esterni.
SI TORNI ALLA COMMISSIONE ESTERNA O, SE COSTA TROPPO, SI PROCEDA CON UN SORTEGGIO PER L'ASSEGNAZIONE DEL MATURANDO ALLA COMMISSIONE! ALMENO PER GLI ORALI!
 
-L’arma del voto di consiglio: sebbene la legge preveda che l’allievo, in ciascuna disciplina, abbia sei ai fini dell’ammissione, nel caso presenti 4 anche in due discipline, c’è sempre un Samaritano o una Samaritana che propone all’assemblea il diritto dei voti alla metamorfosi: da 4 a 6.
A tal proposito potrei scrivere un trattato sulle argomentazioni che vengono addotte a sostegno dell’ammissione.
 
-E poi la solita questione morale…, anzi etica.

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Il re è nudo

24 sabato lug 2010

Pubblicato da melchisedec in eresie interpretative, interpretare, miscellanea

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scansione0002Del saggio L'uomo senza inconscio ho dato qualche coordinata all’inizio di quest’anno; è un libro da leggere e studiare a piccole dosi, un dolce farmaco con effetto mitridatico che non poco sta intaccando la mia personale visione del mondo e delle relazioni tra gli esseri umani. Affinchè si possa manducare senza correre il rischio di compromettere l’apparato masticatorio, occorre almeno un’infarinatura sulle teorie psicanalitiche di Freud e Lacan; inoltre è necessario procedere ad un quasi totale azzeramento delle trite banalizzazioni sulla teoria freudiana, presupposto fondamentale per accedere a quella lacaniana.
 
Nell’immagine tento di semplificare al massimo il funzionamento della catena linguistica lineare, che è tale soltanto perché obbediente alle regole del discorso linguistico, frutto di convenzione umana.
Dove si manifesta, però,  il Desiderio?
Nell’illusione narcisistica dell’Io Ideale?
O si trova al di sotto della catena linguistica?
Se invece è sopra, in quale punto del segmento emerge?
Il regno del Desiderio è in pericolo e il Re è nudo.
Eppure la nostalgia c’è, almeno sul piano simbolico.
Non deve stupire, allora, una così lunga fila per guardare da vicino l' 
Amorphophallus Titanum.

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