
Mi è già capitato per le elezioni comunali, ossia votare non secondo le convinzioni politiche maturate nel corso del mio ventennio elettorale e che fanno parte dello specifico bagaglio di ogni cittadino consapevole, ma accordando la preferenza o alla persona, nel caso delle comunali, o al movimento di idee nel caso odierno delle regionali.
Il sindaco neo-eletto nel mio comune sta dimostrando di essere un uomo quasi all’altezza della situazione disastrosa ereditata dai politici precedenti(dissesto nel bilancio, nel territorio e nel tessuto civico valoriale); per tutto valga l’avvio della raccolta differenziata, i cui risultati non sono ancora sensibilmente visibili, sia per le difficoltà culturali della popolazione, forastica quanto mai, sia per la trappola dal sapore mafioseggiante, che un gruppo di politici del calibro di Catilina ha teso a lui e alla popolazione tutta.
Così per le regionali, scartando volti che portano impresso il peggiore sicilianismo non di rado concubino del ventennio caimanesco, ho optato per un voto di rottura estrema, che non guarda in faccia a nessuno.
O almeno così sembra.
Com’è mio costume, mi sono recato di buon mattino alle urne.
Il seggio elettorale, come già ho detto altre volte, è ubicato nella mia vecchia scuola elementare; stavolta non ho provato particolari emozioni.
Ho notato che sono scomparsi gli armadi a vetro che custodivano le guide didattiche della mia carissima maestra Francesca(Dio l’abbia in gloria!).
Le aule sono rimaste per lo più identiche a quelle di un tempo, ricchissime di disegni e cartelloni, chiaramente dal contenuto moderno.
Di tutto l’edificio soltanto un piano appartiene alla scuola, la cui sede centrale è stata confinata in periferia, mentre il resto è occupato dagli uffici comunali.
È quest’ibrido che la sfigura agli occhi e non me la fa riconoscere.
Archivi categoria: mafia
Santo in cellofan
Nell’attesa di una gustosissima familiare cotta a legna, ieri sera ho ascoltato le geremiadi del pizzaiolo, che è anche proprietario dell’esercizio commerciale.
Uno di quelli onesti, che stacca subito lo scontrino fiscale, senza averlo rimaneggiato a monte a suo favore.
È un lavoratore instancabile, e con lui la moglie, che si divide tra la cassa e la consegna delle pizze a domicilio, e con loro le figlie, la piccola, di circa dieci anni, che accompagna la madre per le consegne, e la grande, una sedicenne che frequenta le superiori al mattino, studia nel pomeriggio e aiuta il padre-pizzaiolo la sera, leggendogli le comande e smistando le scatole-pizza.
Nel tardo pomeriggio, quando la legna ardente ha già imbiancato l’emisfero cavo e la bocca del forno è lì lì per accogliere la prima pizza, gli si è presentato un vigile urbano, intimandogli, sulla base di una freschissima ordinanza comunale, di spegnere le luci e di chiudere la pizzeria.
Il pizzaiolo, che bufalo è già nell’aspetto fisico, s’è inferocito ancora di più per l’ordine perentorio del vigile, cacciandolo malamente dalla pizzeria e promettendogli di mettergli le mani addosso, appena e se lo avesse incontrato senza divisa.
Comportamento, quello del pizzaiolo, inaccettabile sul piano normativo, ma da plauso per le ragioni che dirò.
So per certo che ha brigato per l’ordinanza comunale scellerata(serrare gli esercizi commerciali per la festa del santo patrono)il giovane parroco del paesello che, pur essendo filosofo eccellente e predicatore fascinoso rampante in cerca di porpora, ha una visione dell’ecclesia ancorata ai dettami della chiesa post-tridentina.
Costringere tutti, fedeli e non, anime pie e dannati in pectore, a partecipare in massa alla festa patronale, i primi per adesione volontaria, gli altri per interdizione dei negotia quotidiani.
Ma, né l’ordinanza, né le trame di don Abbondio hanno ottenuto un pieno successo.
Molti esercizi commerciali sono rimasti aperti e, forse per punizione divina, una pioggia martellante e fitta ha martoriato la statua del santo patrono che, per l’occasione, ha sfilato per le vie del paese intabarrato in un trasparente mantello di cellofan.
Per un cornuto, un cornuto e mezzo!
L’ho sempre detto e lo ripeto: la mafia dei colletti bianchi è la più mimetica.
Come un camaleonte si fa corteccia sul tronco della legalità, pertanto è estremamente arduo poterla individuare e approntare su due piedi una strategia in grado di contrastarla sullo stesso piano.
Talvolta servono soluzioni immediate; per i dibattiti, i confronti e le manifestazioni di aperto dissenso ci sono occasioni e tempi ad hoc.
Per l’immediato, invece, occorre prontezza e conoscenza delle regole della legalità.
In sintesi la mafia dei colletti bianchi si contrasta servendosi opportunamente delle leggi.
Non vedo altra via.
Festival della Legalità
(Villa Filippina, Palermo)
Ecco l’ingresso dei due comici!
Eroi, martiri
Campeggia qua e là, sulle pareti dei corridoi della scuola o in alcuni angoli della città, un poster con le immagini di Falcone e Borsellino.