Il fromboliere entusiasta

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Catene

01 sabato giu 2013

Pubblicato da melchisedec in interpretare, onestà intellettuale

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Non possiamo e soprattutto non dobbiamo chiedere agli altri ciò che non vogliono, non possono, non debbono, non sanno dare, o non ne sono capaci; è estremamente consolante oltretutto avere la consapevolezza che chi non vuole, non può, non deve e non sa dare, spesso non agisce secondo quello che vuole o gli piace, ma soltanto in base a quello che deve fare, ossia alla necessità degli eventi. Né l’utile, né l’edonistico trionfano, ma la logica, spesso perversa, degli eventi stessi della nostra vita.

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Gore Vidal

01 mercoledì ago 2012

Pubblicato da melchisedec in miscellanea, modi di dire, onestà intellettuale

≈ 13 commenti


Un post alla memoria di Gore Vidal.
Per ricordarlo non c’è modo migliore che riportare alcune massime, talune così dense di acume e, a volte, a tal punto amare che si resta perplessi, indecisi se ammetterle come vere o boutade ineguagliabili di uno studioso eccentrico.

Ciò(?) non è sufficiente per avere successo. Gli altri devono fallire.
(Di questa massima la fonte non è certa)

Ogni volta che un amico ottiene un successo, un piccolo qualcosa dentro di me muore.
(Anche qui incertezza filologica)

Se uno non può più credere alle parole, si cessa di essere esseri umani.
(Fonte certa, verificabile QUI)

L’ultima mi fa pensare ai nostri blog.
Quanto c’è di menzognero?

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09 venerdì apr 2010

Pubblicato da melchisedec in miscellanea, onestà intellettuale

≈ 6 commenti

Dei Cosiniirti

Poi me ne pento.
 
Zeno Cosini soffre di vuoto ontologico.
Agli allievi, stamani, ho rimarcato questo concetto.
Per me è stato naturale affermare che tutti, in qualche modo, siamo dei Cosini alla ricerca di un contatto con la parte più profonda di noi stessi.
Il timore più ossessionante è il dislivello tra la superficie della volontà e l’abisso incommensurabile di tutto ciò che potremmo e/o vorremmo essere.
Non è un quesito cui si può dare una risposta immediata.
Io non ne ho, né mi va di alimentare cieche speranze.
 
Ma per dei ragazzi di diciotto anni che s’affacciano alla vita non è bolo facilmente digeribile.
Né è gradevole sentirselo dire a ventiquattrore dalla partenza per Parigi.
Eppure non ci si può sottrarre alla responsabilità di ciò che si insegna.
Ho sempre detestato chi ricerca e mente.
Non bisogna mentire ai ragazzi, né turlopinarli con banalizzazioni e volgarizzamenti fallaci.
Che poi ciascuno di noi possa colmare il vuoto della ricerca con il quotidiano sublimato, i passatempi, l’amore, l’eros e così via fatti propri.
Io ricette non ne ho e non ne do.
 
Domattina volo per Parigi.
Ci si rilegge fra qualche giorno.

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"Il cerchio degli uomini che sanno pensare"

24 martedì nov 2009

Pubblicato da melchisedec in eresie interpretative, italia de profundis, miscellanea, onestà intellettuale, penne obliate

≈ 4 commenti

The_Giant_by_GoyaSento una gran voglia di combattere e di impegnarmi sempre di più, di essere sempre più deciso e intransingente, di mantenere un atteggiamento sempre più polemico nei riguardi di qualsiasi potere.

(Leonardo Sciascia)

 

Sono passati vent’anni dalla morte dello scrittore di Racalmuto; poche le iniziative, a livello accademico italiano,  per ricordarlo. Lo hanno trascurato anche le università con cui Sciascia ha intrattenuto una qualche relazione, prima fra tutte Palermo.

Lo chiarisce Vincenzo Consolo nel corso di un’intervista su radiotrerai.

Mentre l’Università di Siviglia organizza delle giornate per ricostruire il ritratto dello scrittore, in Italia pesa ancora il ricordo di uno Sciascia scomodo che, parlando delle mafie, ha rovinato il volto turistico della Sicilia.

Sciascia reagiva con molta severità nel dire la verità sul nostro paese, oggi sarebbe inorridito di fronte alle trame politiche della nostra contemporaneità.

Era un vero scrittore civile, non gradito ai poteri costituiti; oggi viene eluso e gli viene preferito Camilleri, senza che con ciò si voglia sminuire la genialità dello scrittore di Porto Empedocle.

Sciascia comunque aborriva il folclore e detestava il dialettalismo da cazzo che imperversa nei polizieschi e in tv.

Si era misurato con il giallo, rimanendo però fuori da quello di consumo.

Nelle sue prove letterarie non si scopre l’assassino, ci si rompe, invece, la testa; d’altro canto il potere non può condannare se stesso.

Un connubio così molto stretto tra scrittura e impegno da sollevare una controversia ciclica.

L’intellettuale può e deve incidere sul reale o è quello che guarda dalla finestra e posa uno sguardo leggero e distratto sul mondo che c’è intorno?

La letteratura non sempre è impegno, può anche parlare dei sentimenti, della bellezza dell’alba o del profumo dei fiori, ma lo scrittore ha il dovere di intervenire pubblicamente, se non vuole essere complice dei mali della società. Non necessariamente deve scrivere romanzi impegnati.

Anche nell’uso della lingua può emergere lo slancio etico-politico di uno scrittore.

Con una lingua comunicativa, illuministica, chiara e limpida per veicolare il suo messaggio civile, non sperimentalistica.

Poi, dal ’79, l’impegno politico.

Io mi sono sempre occupato di politica e sempre nel senso etico, qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore, voler scambiare la politica con l’etica, ma sarebbe una ben salutare confusione e un bel felice errore se gli Italiani, e specialmente in questo periodo, vi cadessero.

(Leonardo Sciascia)

 

Per la sua limpida e costante ragione – ragione, diciamo, nel senso di capacità di pensare e nel senso di non avere avuto mai torto – Leonardo Sciascia ebbe incomprensione, avversità, antipatie, aggressioni da parte di persone prive di giudizio o armate di pregiudizio, di malafede, di fanatismo. «In Italia è ben ristretto il cerchio degli uomini che sanno pensare» scriveva nel 1776 Giuseppe Pelli a Cesare Beccaria. Dopo tre secoli, non sappiamo se quel ristretto cerchio si sia allargato…

(Un contributo di Vincenzo Consolo; continua a leggere su L’Unità)

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La divisa della democrazia

18 domenica ott 2009

Pubblicato da melchisedec in ars docendi, democrazia, italia de profundis, lectio magistralis, miscellanea, onestà intellettuale

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Norberto Bobbio

18 ottobre 1909-18 ottobre 2009

 

No, non voleva essere chiamato maestro, si arrabbiava con veemenza se qualche allievo s’arrischiava di farlo; eppure per i suoi allievi Norberto Bobbio era maestro.

Anche quando divenne senatore, ribadiva l’orgoglio di essere chiamato professore.

Ma per tutti era maestro.

Maestro nello stile di vita, nell’amore per i libri, nella serietà degli studi.

Luigi Bonanate, ex alunno di Bobbio, ha dichiarato che il filosofo non avrebbe potuto sopportare la superficialità dilagante con cui si affrontano gli studi oggi a tutti i livelli; rimane indelebile nella sua memoria di studente come in pochi giorni il professore Bobbio non solo gli corresse la tesi di laurea, ma l’arricchì con note e rubriche a margine, perché fosse reso chiaro il rigore argomentativo della ricerca.

Insegnava ad essere originali, curiosi, osservatori.

Poneva domande per sapere di più e capire di più.

Critico, autocritico, dubbioso nelle sue medesime analisi.

Il cosiddetto metodo Bobbio.

Insegnava a tenere pulita la divisa della democrazia, perché questa è innanzitutto stile di vita, il primo modo per non essere violenti.

Bobbio afferma che si può essere violenti in ogni ambito.

Nella parola, nel gesto, nella prassi politica.

Anche nell’ostentare la ricchezza o la propria presunta superiorità.

La violenza schiaccia e mortifica, il dialogo democratico dà voce ai plurali e anima il confronto.

 

Una lezione memorabile

Non solo ritengo sia possibile dare una definizione minima della democrazia, ma che sia necessario, se vogliamo metterci d’accordo quando parliamo di democrazia. Dobbiamo darne una definizione pienamente e semplicemente procedurale, vale a dire definire la democrazia come un metodo per prendere decisioni collettive. Si chiama gruppo democratico quel gruppo in cui valgono almeno queste due regole per prendere decisioni collettive:

1)  Tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente.

2)  La decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza.

(Norberto Bobbio)

 

E un’altra ancora

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.

(Norberto Bobbio)

 

 

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