ME AND YOU…

Christine è un’artista, ma nel suo tempo libero, anche per guadagnare qualcosa in più, fa da autista ad alcuni anziani. Richard, l’altro protagonista, lavora in un negozio di scarpe e ha da poco posto fine al suo matrimonio, a suggello del quale compie un atto da lui definito “rituale”. Richard e Christine si incontrano. Fin qui sembra la solita solfa del modello romantico per la serie “darei la vita per te”, “non riesco a prendere sonno”, “mi occupi tutti i pensieri”. Niente di tutto ciò. Me and you and everyone we know non conosce nulla di questo; ha sì uno scheletro che ricalca l’eterna fabula d’amore dell’uomo, ma è un film con i piedi per terra, tanto che non si ha l’impressione di assistere ad uno spettacolo, ma ad una storia vera. Ma di vero non ha le crudezze forzate di chi, deluso dall’amore, ne celebra gli “stinnicchi”(fase di sofferenza per abbandono), né le impennate da eterno innamorato. La regista, da me fino a ieri sconosciuta, Miranda July, mescola coerentemente archetipo antropologico e post-moderno, riesce a gestire all’Ariosto una trama che, a pensarci bene, è trita e ritrita. Due si incontrano, scatta il colpo di fulmine e si finisce a letto nella peggiore delle versioni americane. Non è così. Me and you… è un affresco della fenomenologia dell’amore nella sua essenza antropologica, scandita attraverso le diverse fasi della vita dell’uomo, con le “patologie” di oggi e di ieri, con la forza prorompente dell’amare e dell’essere amato come bisogno umano nel senso più alto del termine. Può avere la forma di un’iniziazione inconsapevole per uno dei due protagonisti,deludente e tenera per l’altra, effettuata tramite il freddo e colorato video di un pc, o assumere tratti parossistici nell’atteggiamento di due ragazze, che gareggiano con lealtà nelle prove di una fellatio, il cui protagonista, a sua volta, si affaccia per la prima volta all’esperienza erotica. Può celebrare le note, tenere e malinconiche, di un uomo e una donna maturi, che sperimentano la forza del donare. Può essere scritto su un paio di scarpette rosa o essere sussurrato dal tocco di una mano che infonde sicurezze perdute, suggerito dagli occhioni espressivi di un bimbo che ha bisogno della propria madre o immaginato da mani solitarie. Ognuno lo vive come sente. L’amore.