PER UNA BATTUTA

 

Gli antichi ci tramandano fatti, spesso avvolti da un alone leggendario e non sempre attendibili, di una straordinarietà tale da lasciarci dapprima sbalorditi, poi ilari, infine gonfi di pensieri e considerazioni. Ne propongo uno, riportato dallo storico Valerio Massimo(I sec. D.C Factorum et dictorum memorabilium), non perché mi ritenga un laudator temporis acti, ma perché ne tragga, per me e forse anche per chi legge, spunto di riflessione sul “dire” dei politici di oggi.
 A destra o a sinistra, con più o meno manifesta ascendenza retorico-letteraria, si sguazza nella melma del turpiloquio e della contumelia, si sciupano battute al vetriolo, dirette all’avversario, spaziando da metafore ormai consunte dal logorìo della carta stampata, tutta, ad un linguaggio, che è figlio degno soltanto delle taverne di un tempo.
Lo storico latino ci “avverte”, a distanza di secoli, che bastava poco per perdere le “elezioni”, anche una battuta.
Publio Scipione Nasica(uno dei tre Nasica, “dal naso aquilino”), candidato all’edilità, mentre si aggirava per lo spiazzo del Foro romano, si imbattè in un contadino che gli chiese quali provvedimenti avrebbe adottato per la sorveglianza dei mercati, nel caso in cui fosse stato eletto edile curule. Allora Nasica, dopo aver risposto cortesemente alla richiesta, come erano soliti fare i candidati prese la mano del contadino, rugosa per la fatica del lavoro, e con tono scherzoso gli domandò se camminasse con le mani piuttosto che con i piedi.
Queste parole, ascoltate dalla folla, si diffusero tra il popolo e finirono sulla bocca di tutti. Fatto sta che le tribù rustiche, ritenendo che Nasica con quella battuta avesse disprezzato la povertà dei contadini, si adirarono in massa e decretarono la sconfitta elettorale dell’uomo dal “naso aquilino”.
Oggi, credo, una battuta del genere porterebbe al trionfo politico, se consideriamo che ben più offensive dichiarazioni vengono pronunciate dai politici.
Ieri ho appreso che il Presidente del Consiglio, per definizione, non può mentire.
Complimenti, signor Capo del governo!