GIOVANNI                                                                                            giovanni
Giovanni com’era nera la tua armatura
e come erano alti i tuoi cavalli
Giovanni che non avevi mai paura
Giovanni dai lunghi capelli
Giovanni com’era piccola per te la Padana
come per un marinaio è piccolo il mare
Giovanni che pregavi ogni mattina
Giovanni dalle Bande Nere
Giovanni quante notti sveglia ti ho aspettato
e a ogni rumore speravo di vederti arrivare
finchè un giorno a casa per orizzontale
ti hanno riportato
Giovanni dolce amore
Questa è la guerra guerra guerra
e fa solo male male male
Così milioni di persone
muoiono o restano da sole
Caro Giovanni prega e spera
dal posto dove ora sei tu                                                       
che a un’altra donna non succeda                                             
di amare un uomo che un giorno non c’è più
Giovanni come fu atroce il tradimento
di chi in nome di Dio ti nominò scudiero
Giovanni che fosti soldato fino in fondo
grande stratega signore e mercenario
Giovanni con che coraggio sfidasti i falconetti
guidando in campo i tuoi archibugieri
Giovanni feroce preda dei Lanzichenecchi
Giovanni che sei morto mi sembra ieri
Giovanni mio amato capitano di sventura
Chissà dove questo mondo andrà a finire
e quante vite si dovranno spezzare ancora
prima di capire che
ogni guerra guerra guerra
fa solo male male male
Così milioni di persone
Muoiono o restano da sole
Caro Giovanni prega e spera
dal posto dove ora sei tu
che a un figlio non succeda
di avere un babbo che un giorno non c’è più
 
Anch’io ho perso Giovanni in una battaglia
non c’erano archibugi ma tornado
in un paese lontano miglia e miglia
tutte montagne e senza un prato
Giovanni com’era piccolo per te il cielo
come per un marinaio è piccolo il mare
Giovanni io lo sapevo che ti avrei perso in volo
come si perde un aviatore
Giovanni quante notti sveglia ti ho aspettato
e a ogni rumore aspettavo di vederti arrivare
senza sapere che non saresti mai tornato
come Giovanni dalle Bande Nere
Caro Giovanni prega e spera
dal posto dove ora sei tu
che l’amore sia la nostra spada
Così la guerra non ritornerà mai più
Mai
(Oxa-Falagiani)
 
Con il testo di questa canzone Anna Oxa, nel 2003, ha vinto il premio Lunezia, istituito per valorizzare il rapporto tra poesia e musica. Lo so. Molti, pur apprezzando le qualità canore di Anna, mal la sopportano. Algida, distaccata, indifferente. A me piace proprio per questo. Per qualcuno è antipatica. Solo apparenze. Nel 2003 Anna si è misurata come autrice; tutto sommato gradevole, ma più gradevole sentire cantare da lei il testo Giovanni. Quanto pathos! Il linguaggio della sua voce supera quello del corpo, ti cattura la musica e sei in grado di sentire lo scalpitio di quei cavalli del Giovanni dalle bande nere, il suo essere riportato in orizzontale. E’ una guerra narrata dall’esterno, lontano dai campi di battaglia, dalle assordanti sonorità delle armi che cancellano gli esseri umani. Cambiano le armi, ma non la sostanza. Ieri, oggi, domani.
Una guerra combattuta coi tornado e programmata da menti avide di potere, che lavano col sangue ogni traccia di storie individuali e collettive.
 Sabato sera, il nostro presidente del Consiglio, a Italia Uno, intervistato da Martelli(?),resuscitato a giornalista, ha dichiarato che noi Italiani siamo andati in Iraq per una missione di pace.
Una missione di pace che è,invece, guerra aperta.
 E per un attimo mi sono tornate in mente le immagini di tanti giovani soldati, morti solo perché questo è il loro lavoro, tanti Giovanni, forse mercenari come quello delle bande nere, ma soldati al soldo di un esercito. Per denaro o per scelta tanti Giovanni non sono più tornati indietro, Giovanni di ieri e di oggi. Mi emoziona così sempre il testo di Anna, forse perché ognuno di noi ha perso un Giovanni.
In quale guerra non importa. Non ci può essere spazio per la tristezza, non è questo ciò che mi evoca la canzone, ma la forza dell’impegno che si alimenta del sogno della pace, una pace coltivata a partire dalle nostre stesse vite, con gli sforzi per essere cittadini degni di questo nome. Alle urne, pur con i limiti dei vari schieramenti, cerchiamo di passarci una mano sulla coscienza e di scegliere il meglio. Vero è che molte fiducie si sono incrinate, ma si impone l’imperativo di scegliere consapevolmente, mettendo da parte gli interessi del nostro piccolo microcosmo di egoismi.