Silenzio! "MI" ASCOLTO", "TI" ASCOLTO.

Raramente due interlocutori si ascoltano.

Si è sordi a se stessi, fingendo pure di prestare ascolto all’altro che “interferisce” con la nostra sfera emotiva e relazionale.
Appurato che, spesso, non ascoltiamo il “grido” del tu parlante, fisso nei tuoi occhi, sfuggiamo pure all’ascolto di noi stessi.
Quante opportunità sprecate!
Entrare in sintonia con l’ interlocutore implica un dispendio di energie non da poco; da un lato l’occhio di chi ci parla è analiticamente attento al minimo e impercettibile nostro movimento, un battito di ciglia, una smorfia, un sospiro, una distrazione, un lapsus, pertanto è impossibile rilassarsi e accogliere il dono della “confessione”; dall’altro i nostri sensori attivano i meccanismi della memoria implicita, la nostra, che ripercorre come in un film le scene di chi ci parla, pronta ad afferrarne una, affinché essa stessa possa “rivedersi”, “riconoscersi” in quella esperienza narrata. L’ascolto dell’altro è narrazione, è anche autonarrazione, autoanalisi, una buona terapia per iniziare ad ascoltarsi e ad ascoltare l’uomo “prossimo” che grida il suo grido, mentre chi ascolta è, a sua volta, squarciato dal rombo del proprio grido.
Se già nell’esperienza vis à vis sprechiamo ingenti masse di energia, quanto deve essere arduo leggere i contenuti dei post dei nostri amici, ascoltandosi, ascoltando, narrando ed autonarrandosi. Quasi impossibile e chimerico penetrare nel grido altrui attraverso i suoi grafemi, più facile lanciare i nostri urli, sotto l’urgenza del nostro essere più profondo.
Forse un pizzico di comprensione delle note gridate altrui ci potrebbe agevolare nel veicolare i nostri. Ci potrebbe aiutare, paradossalmente per egoismo ed altruismo, a far chiarezza in noi stessi e ad offrire uno squarcio di luce agli altri. Si rischia di non capirsi e di recitare una pantomima che ha il sapore amaro dell’inganno e della beffa.
PS: Grazie alla dottoressa I*, del servizio CIC del mio liceo,che con la sua prorompente energia mi ha dato lo spunto per questa melchisedeccata!
 

25 pensieri su “Silenzio! "MI" ASCOLTO", "TI" ASCOLTO.

  1. Melchisedeccata molto sapiente e profonda, in verità. Il tema dell’ascolto dell’altro e dell’empatia, in un mondo assordante, megalomanico e borderline come il nostro, è un tema quant’altri mai urgente da riscoprire. Cari saluti.

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  2. L’ascolto attivo è un’arte. E la lettura attenta e attiva dei post anche. Ma ci sono le attenuanti, a cominciare dalla disponibilità di tempo.
    Per farti un esempio, ti ho letto con attenzione ma di corsa, tra l’altro dominata dalla preoccupazione per la nostra situzione politica. Sono venuta a invitarti a leggere l’appello da me per “salvare la Costituzione”, anche se penso non ne abbia bisogno. Ecco, ho confessato. Con simpatia. harmonia

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  3. E’ verissimo ciò che dici, spesso tra due persone amiche che si scambiano reciproche confidenze al tavolino di un caffè non è un dialogo ad instaurarsi ma due soliloqui paralleli. Nei blog il peccato è veniale. Ma nel caso di un’amicizia profonda, si dovrebbe cercare di coltivarla come qualcosa in più di un incontro tra due solitudini, o come un continuo riaffermarsi della propria individualità.

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  4. E’ vero, per ascoltare l’altro, gli altri, ci vuole la giusta predisposizione e oggi ad averla sono forse solamente i pensionati, noi siamo presi da pensieri continui e la fretta della vita ci porta a chiudere i canali di comunicazione. Melchisedec sarei curioso di sapere a che proprosito hai parlato della 500, tu insegni italiano? 🙂 Ciao
    Arthur

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  5. Che bella parola: ascolto.
    Ascolto ( o in questo caso lettura ) dell’altro che non finisce là come crediamo ma che, se fatta correttamente, ci cambia.
    Quante occasioni perdute, non pensi?
    Ascoltare( o leggere) può comportare un ri-trovare una parte di sè, magari una parte scomoda.
    Quanti risvolti..Mel.
    Grazie per questo post!

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  6. Arthur, ne ho parlato a proposito del saper argomentare. Insegno italiano e latino, o meglio lingua e lett. italiana e lingua e letteratura latina… e sottolineo LINGUA. Si impiegherà tutta la vita per impararla come si deve? Uno tenta!
    🙂

    Grazie a te, Marzia.
    Col post ho voluto puntare sull’opportunità sanamente “egoistica” dell’ascolto, oltre quella altruistica: ascoltare l’altro vuol dire ascoltare una narrazione, che può diventare atto auto-narrativo con una valenza terapeutica del nostro mondo interiore.
    🙂

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  7. Ascoltare l’altro si può solo se prima si impara ad ascoltare se stessi.
    Qui come nel reale.
    Aggiungo che il pensiero di Marzia è esatatmente il mio.
    Io ho trovato una parte di me qui nel virtuale, una parte che avevo talmente ben seppellito da no ricordare di avere

    grazie per questo post, Mel
    un sorriso e felice we

    Blue

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  8. a me piace molto ascoltare chi ha belle cose da dire (mi sembra che l’ho anche scritto nel mio profilo scorrevole sul blog) e mi piace anche leggere post e commenti degli amici blogger. Da te sto sempre un bel po’ e leggo e rileggo per capire fino in fondo..e poi leggo anche tutti i commenti e così facendo cerco di migliorarmi.
    Credo che la migliore scuola di ascolto io l’abbia frequentata in 9 anni di consigli comunali dove tassativamente ci si ascoltava a vicenda in religioso silenzio..per ore ed ore. Guai a chi interrompeva!
    Riesco meno ad ascoltare me stessa, un po’ perchè sono sempre la stessa con le mie paturnie,..e mi annoia sentirmele ridire e un po’ perchè tendo a fare come gli struzzi e non ascoltandomi non prendo coscienza dei problemi .. 🙂
    Buonanotte Mel.. è un piacere starti accanto

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  9. Buon fine settimana Mel,é dura commentare per chi ha solo voglia di essere ascoltato.
    Tutto ciò che ascoltiamo e che leggiamo passa attraverso i filtri della nostra mente,immagina se empaticamente tutto ciò che ascoltiamo entrasse ed invadesse il nostro essere,fortunatamente molte cose si dissolvono dopo un pò per una forma di protezione di cui siamo forniti naturalmente e che ci protegge da ciò che ci circonda,spesso quando non me la sento, per vari motivi ,diserto il web.
    Un sereno Sabato.
    gohome

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  10. Saper ascoltare e comprendere è una delle cose più difficili da realizzare.
    Si tratta di riuscire ad entrare completamente nell’universo complesso dei sentimenti dell’altro e delle sue personali concezioni e vederle dal suo punto di vista, e perdere così l’impulso di valutarlo e giudicarlo.
    E non è neppure semplice autorivelarsi con sincerità, ci vuole molto coraggio, ed implica anche l’accettazione di un confronto che potrebbe rivelare l’erroneità delle nostre convinzioni, dei nostri punti fermi.
    Spesso il nostro ascolto è distratto, superficiale…volutamente.
    Perchè ascoltare gli altri significa ascoltare se stessi…e raramente siamo preparati a farlo.
    Buon fine settimana Mel, un bacio.

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  11. Ascolto tanto….parlo tanto…..di mille e mille cose, ma ormai seleziono persone ed argomenti, ho imparato con il tempo che le mie perle non le regalo ai porci…..
    Ciao Melchi, sei sempre interessante, io qui sono un po’ assente perchè….sto vivendo!
    Vera

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  12. il post mi rimanda alla tematica del bodhisattva.. mi ascolto, ti ascolto.. nella non-dualità chi si ascolta? un ascolto sottovalutato, almeno secondo il mio punto di vista, è quello del corpo. non lo si vuole proprio stare a sentire.. si aspetta la malattia per dire, ad es., ai polmoni: “che avete? che vi è successo? parliamone!” e i sogni? chi non ascolta la parte più profonda della psiche che ci parla attraverso quel linguaggio come ascolta? (Perls diceva che dubitava fortemente dell’auto-conoscenza di una persona che costantemente al mattino non ricordava i sogni..)
    sull’energia Mel ci sarebbero molte cose da dire.. ma non mi pare

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  13. Mi piace ascoltare gli altri,
    molto spesso devo, e quando devo non è sempre piacevole,
    ma poi mi consolo al pensiero che anche gli altri ascoltano e sopportano i miei voli:
    d’altra parte che vita sarebbe se fatta di silenziosa gestualità?
    Buona domenica.

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  14. Bel post..ascolto…difficile in un mondo caotico che va di fretta, che è sottosopra e che non sa e non vuole capire la complessità del vivere. Ascolto…implica attenzione, adozione delle rappresentazioni del mondo altre , rispetto, partecipazione emotiva…non è facile!Buona domenica prof 🙂

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  15. Ascoltare. Quanto ci viene dall’ascolto.
    Ascoltare con gli occhi, leggere i racconti muti nei segni dei gesti, nell’alzarsi di un sopracciglio, nella piega di una bocca.
    Ascoltarci mentre parliamo, come se fosse altro da noi a parlare.
    Tacere, per dar spazio a chi fatica a raccontare a raccontarsi.
    Tacere per ascoltare noi, la nostra voce che non vorremmo sentire, quando fa male.
    Far silenzio, anche intorno. Quando serve, perché serve.
    theobserver dice bene, senza partecipazione emotiva, senza l’intelligenza emotiva, non c’è ascolto e non c’è silenzio.

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  16. La ricevo ora, per lettera, da Vera Salomon. Vera la lesse durante l’incontro nella mia scuola con Edith Bruck, nel giorno della Memoria.

    Noi

    Per noi sopravvissuti
    è un miracolo ogni giorno
    se amiamo, noi amiamo duro
    come se la persona amata
    potesse scomparire da un momento all’altro
    e noi pure.
    Per noi sopravvissuti
    il cielo o è molto bello
    o è molto brutto, le sfumature sono proibite.
    Con noi sopravvissuti
    bisogna andare cauti
    perchè un semplice sgyuardo storto
    quello quotidiano
    va ad aggiungersi d altri tremendi
    e ogni sofferenza
    fa parte di un UNICA
    che pulsa col nostro sangue.
    Noi non siamo gente normale
    noi siamo sopravvissuti
    per gli altri
    al posto di altri.
    La vita che viviamo per ricordare
    e ricordiamo per vivere non è solo nostra.
    Lasciateci…
    Noi non siamo soli.

    Edith Bruck

    Ha senso qui, ha senso con l’ascolto.

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