UN PLAUSO AD ANG LEE

 

Due guizzi di luce, una violenta, l’altra dolce, si incontrano nell’azzurro abnorme della ancora selvaggia America, riscaldata solo dai fiati, dapprima impersonali, di uomini che si riconoscono tali nella forza di amare. Un guizzo regge prepotente l’altro, l’abisso della debolezza è pari alla sterminata natura, coi bianchi delle nuvole a far da specchio all’erba delle montagne di Brokeback Mountain.
 Silenzi, battute misurate, silenzi, gesti, sangue, rozzezza, dolcezza.
Uno dei protagonisti si volge dentro sé a guardarsi, vorrebbe fuggire, ma non ha scelta o forse vuole scegliere.
Due esseri lanciano gesti di umanità nel freddo intenso delle loro vite, complici gli astri che hanno spiato ogni respiro.
Due mani si toccano per intiepidire il gelo dei corpi, così per caso, così perché si vuole. Cercano calore, dapprima nella violenza, poi nella forza prorompente della passione, passione che si accende in amore.
Si trovano, si esplorano. Ci si scioglie.
Un canto alla vita che fa sentire vivi.
Si ama perché si ama, non c’è altra ragione per amare.
E non solo nei film.
Un plauso alla maestria di Ang Lee. Una fotografia mozzafiato che ti incolla sulla poltrona del cine più della trama.
Grazie a Gipsyqueen ( http://boatsagainstthecurrent.splinder.com/tag/cinema ) che in un suo post ha recensito il film e sollevato, tra l’altro, alcune problematiche legate al finale.
Quello immaginato, forse, è il più reale. Ma ciò non toglie nulla alla bellezza del film.