COMPAGNO. A PIU' MANI

Pubblico alcuni commenti di Maria e uno mio al post di ieri. Mi alletta tanto un post in fieri. A più mani. La foto è di Francesco di Lampedusa.
Leggersi per capirsi, per incontrarsi, per specchiarsi. Specchiare un pezzo di male di vivere, a volte, altre un sorriso.
Uguali sentire. Quanta poca distanza tra maschile e femminile. Purché non siano mascherati da ruoli.
La forza della fragilità, la debolezza della forza.
Sfiorarci con le parole, accendere luci, sentire carezze, incontrarci in sorrisi silenti, come bene dice Giulia.
Uroboricamente, con solidale complicità.(Mariaprivi)
 
"Compagno di strada" ha significato profondo: chi ci tocca, chi tocchiamo è un compagno di strada, qualcuno/a affine, affine anche solo per un soffio, quel soffio che intende comprensione e complicità.
Compagno anche solo per un pezzetto di strada e la sua strada può essere diversa dalla nostra, il senso del viaggio no.
Eppure rimane fatica, fatica nel riconoscersi, fatica nel mantenere contatto con tatto.
Fatica di coraggio di cammino, senza perdere forza, senza perdere emozione.
Quante volte sentiamo fatica, fatica d’inventare, fatica di tenere fili, fatica di peso d’assenze, fatica d’identità.(MariaPrivi)
 
 
Costa tenere i fili, soprattutto se si tratta di fragilità che vengono a contatto, ma da esse può nascere molta forza, Maria. Ho davanti a me un bulbo di narciso chiuso in una boccia a collo stretto; l’ho appositamente fatto germogliare nella trasparenza del vetro, perchè adoro quelle radici candidissime, tenere. Potrebbero spezzarsi solo se si toccassero, solo se le toccassi; basterebbe un nonnulla. Invece sono lì, insieme, come fili abbarbicati, ma liberi. Addirittura dal fianco del bulbone è germogliato un altro stelo, sottile, verde, anch’esso tenero, pronto a far compagnia al fiore-padre, maestoso nel suo albo splendore. Tale quadro di delicatezza è un po’ come il nostro farci compagnia, uroboricamente insieme.(Mel)
 

13 pensieri su “COMPAGNO. A PIU' MANI

  1. Mi è piaciuto leggere la frase
    “tenere contatto con tatto”:
    perchè è così che vivo questo quotidiano scambio di sensazioni ed emozioni con gli altri bloggers;
    anime di cui conosco solo frammenti spesso slegati, tessere di un mosaico il cui insieme non conoscerò forse mai,
    e il timore di ferire involontariamente, di fare male nel tentativo di fare amicizia, ogni volta è grande.
    Eppure quanta emozione in tutto questo!

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  2. Mel, sul mio tavolino tre vecchi calici spaiati, in ognuno un giacinto, uno bianco, uno rosa, uno azzurro.
    Radici in vista anche da me.
    Fragili le radici, ma da loro viene la forza alle foglie ed al fiore, alto, dritto, sontuoso.
    Strano ritrovarsi in case diverse, in città diverse, con gli stessi tocchi di piacere.
    Ora ho piantato mughetti, aspetto che fioriscano, piccoli, delicati, profumati intensamente.
    Fili uniscono noi, i nostri blog, i nostri ospiti, fili di emozioni.
    Vicini con tatto, e senza timore, Hyeronimus. Capirsi e fidarsi si può.
    Un sorriso.

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  3. Un OT che ti piacerà, di sicuro, Mel.
    Avevo segnalato la ricerca di alcune parole sbiadite ed illeggibili in una poesia di Alfonso Gatto su un vecchio ritaglio di giornale. Le cercava Antonio, che vive in Argentina.
    Un passaparola e Giulia/Pitagox2 è riuscita!
    Pare che questa poesia (il piccolo agoraio) non si trovi in alcuna raccolta del poeta.
    Il post merita, il blog pure, il caso è uroborico. Andate:
    http://javierheraud.splinder.com/

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  4. La forza della fragilità, la debolezza della forza.
    queste aprole mi hanno ricordato queste altre mie, personali scritte in un giorno di particolare malinconia:
    La mia forza è la mia fragilità.
    La mia fragilità è la mia forza.

    i fili che ci uniscono si tendono quando ci si conosce e ci si riconosce nelle stesse emozioni e sulla strada che si percorre si impara tanto di sè dagli altri…è questo forse il senso del viaggio, della Vita…

    …grazie di essere sulla mia strada, amici che si cercano e si parlano con garbo, nel silenzio dei sorrisi

    Blue

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  5. a lungo ho pensato ai frequentatori del mio blog come fossero dei viandanti, dei compagni di cammino.. poi mi sono accorta che tutto è relativo e vedevo la cosa dalla parte sbagliata.. sono io che sono come una sfuggente cometa nel loro cammino.
    Ci sfioriamo nelle nostre rotte iperboliche ma il verso non è lo stesso e non si può essere compagni di cammino se non per un attimo.. tutto il resto è illusione. Purtroppo.
    Un abbraccio,
    Alidada

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  6. Dici? Alidada.
    Dipende dalle affinità e dalle aspettative.
    Sicuramente per mantenere contatto, e non parlo solo di blog, ci vuole fatica, attenzione, delicatezza, e molto di più.
    Questo stanca.
    Spesso quando vorremmo appoggiarci per un poco, non troviamo appoggio.
    A volte il nostro contatto, la forza e la schiettezza spaventano.
    Eppure i compagni di strada ci sono, silenti, lontani, ci sono.
    A volte te li trovi accanto all’improvviso.
    Compagni non di vita, attenta, compagni di strada. La meta in se stessa non conta, conta il senso della meta, anzi del cammino.

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  7. Compagni di strada bloggara; vero, Maria, il blog è come una strada. Il passante può essere buon samaritano o ladrone, o indifferente o cieco.

    @Alidada, quanta amarezza nelle tue parole e quanto realismo! 🙂

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