Con le dita d’oro

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Il sole batte con le dita d’oro,
 alle finestre. Uno squittìo sottile
 è sui tetti. Nell’orto la fontana
 ricomincia a cantare. È primavera.
 Le chiese, in alto, con le croci accese,
 i monti immensi, con le cime rosa,
 le strade bianche, con gli sfondi blu.
È primavera. È primavera. Il cielo
spiega gli arazzi delle nubi al vento.
 L’albero gemma. Verzica la terra.
Nel cortile la pergola è fiorita.
Ai balconi: le donne in veste chiara.
 È primavera. È primavera. E il mare
 ha un riso azzurro e un brivido di seta.
(Giuseppe Villaroel)
 
Oggi la natura è proprio sorridente; la poesia postata, fatta tutta di luci, di colori e di suoni non poteva essere scritta che da un poeta siciliano, che ha preso l’ispirazione dalla primavera. Essa ride in tutto il suo magico splendore in Sicilia, terra del sole e dei canti. Fanciullesca nelle immagini, letteraria nella scelta di vocaboli che stuzzicano la curiosità. Ovunque fa da leone il sole e la sua luce: i raggi, come dita d’oro, risvegliano il nostro torpore interiore, suscitano la luminosità sulle croci delle chiese, mentre le strade bianche hanno per sfondo il cielo azzurro. Le nuvole, di colore argento e oro, mosse dal vento, sembrano arazzi spiegati dal cielo e la terra è ormai coperta d’un tenue verde, che scioglie la tenerezza del nostro spirito. Anche il mare, divenuto azzurro, partecipa al riso universale ed è corso da un brivido lieve come di seta. Tutto è un palpito di suoni, di speranze che l’io osservatore proietta su quei colori.
Alacri, torniamo a sentirci ancora più parte di questo Tutto.
 
La foto è di Francesco di Lampedusa, sempre attento a farmi perdere nella bellezza dei particolari. Quei calici arancio, nella mia immaginazione, sprigionano tanta energia, pari alla forza di cui tutti necessitiamo.