Caterina Benincasa

 

Oggi è la festa di Santa Caterina, patrona d’Italia(1939) e dottore della chiesa(1970); la conobbi già da fanciullo grazie alla mia maestra ed è stata oggetto di studio anche all’università. Con lei ho un legame affettivo profondo, che nasce dal fervore della sua prosa, combattiva e accanita contro ogni forma di “eresia”, soprattutto quella interna alla chiesa cattolica. Una donna straordinaria, vissuta al tramonto del Medioevo, determinata non solo nell’attività caritatevole e assistenziale, ma anche nell’affrontare problemi teologici ed ecclesiastici, tradizionalmente patrimonio esclusivo del pensiero maschile. Una donna che dà luce al Medioevo, spesso ingiustamente accusato di oscurantismo secondo un pregiudizio tipicamente illuministico, frutto di miopia storica e di falso emancipazionismo contemporaneo. Appartenente ad una famiglia di artigiani(ben 25 figli!), nata a Siena nel 1347,a quindici anni diventò terziaria domenicana per sfuggire al matrimonio; la leggenda racconta che la santa fu impressionata dalla vita di Santa Eufrosina e perciò decise di tagliarsi i capelli e di rivestire un abito particolare che poi sarà quello delle Mantellate: veste bianca, velo bianco, mantello nero e cintura di cuoio. Caterina radunò una piccola famiglia spirituale di amici, cominciando ad esercitare un’attività politico-religiosa ispirata ad un programma ardito: riformare la Chiesa, correggere i ministri dal lusso, dalla simonia, dalla corruzione, ristabilire la sede papale a Roma, città semispenta poiché dal 1309 la corte si era trasferita ad Avignone. Morì a Roma il 29 aprile 1380 e fu canonizzata nel 1461. Posto parte di una lettera indirizzata a papa Gregorio XI; si parla di fiori odoriferi e puzzolenti in riferimento alla capacità/incapacità di certi ministri della chiesa di profumare di carità. D’altro canto… segui la legge e non i maestri!
 
<<Tre cose principali vi conviene adoperare con la potenzia vostra, cioè che nel giardino della santa Chiesa voi ne traggiate li fiori puzzolenti, cioè li mali pastori e rettori, che attossicano e imputridiscono questo giardino. Oimè, governatore nostro, usate la vostra potenzia a divellere questi fiori! Gittateli di fuori, che non abbino a governare… Piantate in questo giardino fiori odoriferi, pastori e governatori che siano veri servi di Gesù Cristo, che non attendano ad altro che all’onore di Dio e alla salute dell’anime e sieno padre dei poveri. Oimè, che grande confusione è questa, di vedere coloro che debbono essere specchio in povertà volontaria, umili agnelli, distribuire della sustanzia della santa Chiesa a’ poveri; ed egli si veggono in tante delizie e stati e pompe e vanità del mondo, più che se fussero mille volte nel secolo. Anzi molti secolari fanno vergogna a loro, vivendo in buona e santa vita>>.
 (Caterina Benincasa, da Lettera a papa Gregorio XI)
 
 

2 pensieri su “Caterina Benincasa

  1. Ti ringrazio per questo pots.
    Innanzitutto perchè il medioevo è il periodo storico che prediligo, poi perchè è raro leggere una apologia di una donna e di una santa.
    Sapevo che fu punto di riferimento.
    Buona domenica Mel!

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