Anche libero va bene

 

Mi ha davvero convinto Kim Rossi Stuart come regista e come attore. Nutrivo molte riserve ieri, prima di decidere se vederlo o no. Invece in quell’ora e mezza il regista ti sa accarezzare con la dolcezza del piccolo attore Morace(Tommi), ti ammalia con la bellezza diafana della Bobulova(Stefania) e con quella violenta di Stuart(Renato). Il ventaglio dei sentimenti umani c’è quasi tutto, in un gioco di antitesi così spontaneamente orchestrato che si è rapiti dalle vicende di ogni personaggio della storia. Stuart è abile come regista, almeno per i films di mio gradimento, poiché concede poco al codice verbale da fiction, dilagante in tv e in gran parte del cinema; sono gli sguardi a parlare, i gesti, la fotografia, la tenerezza e la bellezza, la violenza e la compassione. L’intreccio, a dire il vero, concede molto alla verosimiglianza: una famiglia disgregata con un padre, K.R. Stuart, alle prese con problemi economici e affettivi, una madre-moglie, la Bobulova, altalenante tra la sua esigenza di maternità e il grido di femminilità “da cagna”, che la tiene lontana dal marito e dai figli. Figli che si ritrovano a dover lasciare la scorza della fanciullezza per mettere quella dell’adolescenza: gli innamoramenti, gli esperimenti “erotici”, il primo “ti amo”, la scuola con il carico della relazione con insegnanti e compagni, lo sport pomeridiano come prolungamento dell’ego genitoriale, spesso frustrato. Insomma il quadro, attraverso la scena filmica, di una qualsiasi famiglia in crisi d’oggi, ma il regista è andato oltre la scontata analisi fotografica, sociale e sociologica. Il film è diventato arte nell’espressione del cuore umano, nella parola sommessa e a tratti cruda e violenta, ma mai volgare, nell’adesione coerente ai dati di realtà, senza concessioni né alle masturbazioni mentali di certi film, né al buonismo della fiction, che incombe pericolosa sul cinema. A coronare la cornice della storia contribuisce, e in ciò la trovata del regista è magistrale, la focalizzazione della macchina da presa su Tommi e sulle sue acrobazie, che tengono in dubbioso stato di sospensione lo spettatore: sono i suoi occhi a guidare sulle scene, sul non-detto, sul pensato, sul desiderato. Due occhi che diventano complici dell’intelligenza e della sensibilità di chi sta seduto in poltrona.
 

16 pensieri su “Anche libero va bene

  1. non ho visto il film per questo non posso lasciare il solito comemnto “ar minchiam” del lunedì 🙂
    però naturalmente mi fido della tua critica, come al solito coinvolgente ed esaustiva. E vien voglia di andare al cine !
    un abbraccio prof 🙂

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  2. Devo assolutamente riuscire a trovare il tempo per vedere questo film.
    Apprezzo Kim Rossi Stuart come attore. Ho in mente la sua interpretazione in “Le chiavi di casa” di Amelio dove era un padre alle prese con il figlio disabile da poco ritrovato. Assolutamente intenso.

    Buona serata

    Blue

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  3. A proposito di biglietti… il cine presso cui han dato il film ha aumentato il biglietto da 6,50 a 7,50 euro nei prefestivi e festivi; pertanto una famiglia di 4 persone, per esempio, rifletterà molto prima di andare al cine. Gr gr gr gr gr!
    VOMITEVOLE!

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  4. Oltre alla tua ho sentito ottime critiche su questo film, e volevo andarlo a vedere ieri, ma…incredibile! Nella mia città è sparito!
    Forse ricomparirà, ogni tanto succede.
    E’ incredibile come le sale di prima visione vengano monopolizzate da schifezze a spese dei film migliori.

    Ragione in più, se ricompare, per andarlo a vedere.

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  5. Eccomi qua! Il film è ricomparso e l’ho visto! L’ho trovato molto bello, soprattutto sapendo che è un’opera prima, concordo con quello che tu dici, Kim R.S. gioca con materiale pericolosissimo per la caduta nel patetico, nel banale e anche nell’osceno, ma non vi cade mai.

    Sembra un film di Amelio, al cui neorealismo Kim deve essersi ispirato.

    Tuttavia ha per me un difetto: la mancata definizione della figura della madre. Chi è? Cosa vuole? Quali sono i suoi rapporti col marito che lascia continuamente, e per chi e per cosa veramente lo lascia? E’ un laccio emostatico quello che il ragazzino intravede in bagno, che lascerebbe immaginare una tossicodipendenza di cui non ci sono altri indizi?

    Ecco, io mi domando se meno vaghezza e più chiarezza sulla figura femminile avrebbe nuociuto al film. Così com’è, questo mi sembra un punto debole, l’unico.

    bye
    gipsy

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  6. @E’ incredibile Gipsy, me lo sono chiesto anch’io. Una figura non ben definita. L’avrà voluto Rossi Stuart? O è una mancanza?
    Sinceramente ho fatto queste ipotesi:
    1) ninfomane?
    2) stanca del marito “imperioso” e problematico? D’altro canto hai notato che dell’eros di lui si tace?
    3) agognante d’affetto?
    Rimane un mistero!
    🙂 G R A Z I E !

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