Nel giardino

 

Discendi dal gran viale
e ti sovrasta un cielo
azzurro estivo. Una nuvola
bianca di lini rinfresca
la canicola al tuo arrivo.
Ci sediamo sulla solita panchina.
Poi d’un tratto un soffio di vento
e la tua paglia comincia a turbinare.
L’afferri, ti risiedi.
L’ala del grande pino marino
come vela spiegata ci trascina.
Vorremmo bordeggiare
da questo litorale tutta la costiera,
giungere in un duetto di nomi, di ricordi
fino a Nervi. Ma il sole già declina,
diffonde il suo lucore in raggi obliqui,
dispare, torna, e la memoria di sere
uguali raddoppia gli orizzonti,
traduce in altri giorni
quel momento fugace che scompare.
Ora anche il vento tace.
(Eugenio Montale, Nel giardino)
È una delle poesie dell’ultimo Montale, la cui pubblicazione è stata curata da Annalisa Cima.
Vi tornano alcune tematiche care al poeta ligure: la memoria, legata allo sforzo del recupero da parte dell’io lirico, il viaggio, che si snoda tra percorso geografico e paradigma allegorico della vita umana, l’epifania angelicata della donna, ora figura di salvezza, ora svelamento dell’essere profondo del senso delle cose, dell’esserci, del trovarsi e del ritrovarsi, ora exemplum dell’ineffabilità della medesima esperienza. Ma una poesia pulsa anche di momenti isolati, di là dalle tematiche rinvenibili dagli antologisti e che spesso costituiscono forzature.
È la parola montaliana che dà linfa a quei momenti isolati, cui si associa la scelta delle immagini. In tal senso è rilevante l’incipit della poesia: la canicola estiva, evocante un senso di soffocamento spirituale e fisico, si giova della nuvola bianca di lini della donna, la cui discesa si pone tra cielo e terra; l’intervento salvifico della figura femminile, affidato alla metafora meteorologica, si realizza, infatti, nelle due dimensioni della terra e del cielo(al tempo stesso Lei proviene dal viale, ma il suo abito bianco, assimilato ad una nuvola, irrompe dall’azzurro e nell’azzurro).Il lettore,impigliato tra i lini della donna, viene sfiorato da un’altra carezza montaliana: il cappello di paglia(indicato da una metonimia) comincia a turbinare allo spirare del vento, mentre immobili siedono sulla solita panchina. Solita di ricordi, di esperienze, di sentimenti, di memorie perdute e ritrovate in un turbinio ciclico, come quello del tempo. Personalmente ritengo che Montale abbia allusivamente giocato con Leopardi: ne “L’infinito” è proprio lo stormire che segna il passaggio dallo spazio al tempo, qui è il non meno potente turbinare. Anche nel testo leopardiano si nota un continuo scorrimento tra immobilità e dinamismo, tra il sedere e il mirare, però il vorremmo bordeggiare lascia incompiuta l’esperienza, che rimane nel regno del desiderio irrealizzato. Con i movimenti dei suoi raggi anche il sole si fa compagno dell’esperienza memoriale del poeta e della donna; la memoria raddoppia gli orizzonti di altri tramonti e quel particolare momento, nella sua fugacità, scrive altri giorni di memoria.
(La foto ritrae Lampedusa ed è, come sempre, di Francesco, a cui va il mio grazie)

10 thoughts on “Nel giardino

  1. Adoro Montale; la rilettura dei suoi versi mi ha, tempo addietro, riavvicinato alla poesia ed ha riaperto un mio cammino atraverso la poesia nei secoli. Grazie anche per il valido commento critico che aiuta a leggere con maggiore consapevolezza

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  2. Sai mel leggendoti mi viene voglia di ritornare a scuola..sei davvero bravo riesco a sentire il tuo amore per ciò che insegni e che ci proponi.Grazie grande PROF..come vorrei che fossi il prof dei miei figli!ti abbraccio

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  3. E’ struggente il tema del recupero della memoria in Montale, come uno zoom che cerca di mettere a fuoco le immagini man mano che ce le avvicina.

    Un grazie a Montale per i suoi versi bellissimi. Un grazie a te per i tuoi illuminanti commenti, e anche al tuo amico Francesco
    tramite il quale sto ammirando tutti gli scorci e la flora di Lampedusa.

    🙂

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  4. e piano piano .. in maniera quasi irriverente, vedo e canto i testi di Tenco, di Conte e di Lauzi.
    si certo di Lauzi 🙂
    ma tu guarda che meraviglia, e Leopardi, a pochi chilometri da qui, già batteva il tempo.
    Pensieri sparsi “at minchiam”, nella canicola del lunedì e una tasitera “americana” a forma di “V” che farebbe uscir di senno anche un eremita.
    un abbraccio Mel !

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  5. Ciao Mel,ineccepibile la tua interpretazione che non fa altro che avvalorare la mia tesi,non solo bisogna essere preparati ma amare il proprio lavoro ed ancor più la poesia.
    Complimenti Mel.
    Buona serata.go.

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