La voluttà

Davvero straordinaria la posizione del poeta/filosofo Lucrezio sull’amore, ridotto ad esigenza fisiologica; in verità egli propende per la voluptas, stimolata in noi dalla vicinanza dell’oggetto arrapante, che ci inganniamo di amare. La voluptas erotica ha il medesimo peso di un bicchiere d’acqua, che soddisfa la sete, o di un boccone che sazia il nostro stomaco. Lucrezio esclude perciò la possibilità dell’amore psichico, poiché è impossibile possedere il partner psichicamente. Solo diafane immagini. Mentre col cibo, l’acqua e l’orgasmo proviamo piacere, con l’amore-mente  siamo destinati a soffrire, non potendo ingerire o bere  il corpo di chi ci stimola i centri nervosi. L’eiaculazione reciproca soddisfa come un piatto di spaghetti o un bicchiere di vino, diremmo noi!  Insomma l’amore-voluptas è l’unico in grado di renderci soddisfatti, l’amore psichico è assolutamente condannato. Perché non c’è alcun atto digestivo. Il contrario avverrebbe nell’eucarestia cristiana: Cristo corpo viene ingerito dal fedele, che diventa corpo di quel corpo. In tal modo si realizzerebbe una forma completa d’amore(fisico e psichico). Ma qui si slitta sul piano della fede! Dominio del credente! Il paradosso di molti esseri umani occidentali è di volere sperimentare la globalità del fenomeno amore, restando inevitabilmente invischiati tra i liquidi corporali e il bolo dell’amore digestivo. Certo ci sono anche gli estremi: chi annega tra quei liquidi e chi fantastica per tutta la vita.
 
<<Il seme di cui ho parlato è suscitato in noi                          
appena l’età pubere apporta vigore alle membra.
Poiché diverse cause stimolano e feriscono oggetti diversi,
dall’uomo soltanto il fascino dell’uomo fa sgorgare il seme umano.
E questo, appena esce emesso dalle sue sedi,
attraverso le membra e gli arti si ritrae da tutto il corpo,
raccogliendosi in certe parti ricche di plessi nervosi,
e subito eccita esattamente gli organi genitali.
 Le parti stimolate si gonfiano di seme:
nasce il desiderio di eiacularlo
dove s’appunta la brama mostruosa,
ed esso cerca quel corpo da cui l’animo è ferito d’amore.
Infatti per lo più tutti cadono sulla propria ferita
e il sangue sprizza nella direzione da cui è vibrato il colpo,
 e se il nemico è vicino il getto vermiglio lo irrora.
Così dunque chi riceve la ferita dai dardi di Venere,
siano essi scagliati dalle femminee membra d’un fanciullo,
 o da donna che irradi amore da tutto il corpo,
si protende verso la creatura da cui è ferito
e arde di congiungersi a lei, e di versare in quel corpo l’umore del proprio.
 Infatti la tacita brama presagisce il piacere.
Questa è Venere a noi; di qui il nome d’amore,
e di qui prima stillarono dolcissime gocce
nel cuore, e a vicenda successe la gelida pena;
se infatti è lontano chi ami, ti è accanto l’immagine
del suo volto, ti aleggia alle orecchie il suo nome soave.
Ma conviene che tali fantasmi si fuggano, che si ricusi ogni alimento d’amore,
 ad altro il pensiero si volga,e il seme raccolto si eiaculi in casuali amplessi,
né lo si serbi, una volta filtrato, a un amore esclusivo,
futura  pena a se stessi e sicuro travaglio>>.
(Lucrezio, De rerum natura IV, 1037-1067)


 
 

10 pensieri su “La voluttà

  1. E che posso mai aggiungere sotto questa quasi arringa pro Lucrezio?
    Pro amore e Psiche che anche psiche solo non può essere?
    Un altro boccone del “De rerum natura” sebbene il Nostro tratti di altri ambiti.:D
    Quando leviamo lo sguardo agli spazi celesti
    del vasto mondo, e più in alto all’etere trapunto di astri lucenti,
    e ci vengono in mente le vie della luna e del sole,
    allora un’angoscia sepolta dagli altri dolori nel cuore
    comincia a destarsi e anch’essa a levare la testa:
    per caso non si mostra a noi un immenso potere divino,
    che volga le stelle lucenti nei loro molteplici moti?
    Ignorare le cause assilla le menti dubbiose,
    se il mondo abbia avuto davvero un’origine e un giorno natale,
    e insieme se avrà un termine, fino a quando le sue mura
    reggeranno a questo travaglio di moti impetuosi,
    o se, per volere divino provvisti di eterna durata,
    potranno durare intatti per evi perpetui,
    e spregiare la forza indomabile d’immensi spazi di tempo.

    ( Frammento V, 1204-1217 da ‘La natura delle cose’ – Lucrezio)

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  2. Oddio, dell’eiaculazione reciproca si può anche farne a meno. Non è come mangiare un piatto di spaghetti o bere un buon bicchiere di vino in compagnia di amici! 😉
    Battute a parte, credo sia giusta la tua conclusione. L’amore (terreno) sfugge ad ogni definizione unilaterale: non è quella cosa che è solo fisica né è tantomeno puro, platonico, sospirar.

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  3. Io ho sempre pensato questo: non posso possedere chi amo. Chi amo deve essere libero e distinto da me. Eppur vorrei possederlo e stargli nella testa e conoscere ogni suo pensiero. Ho proiettato il mio desiderio sull’oggetto che amo (in questo caso un uomo). Gliel’ho offerto come dono. Saprà di me ogni pensiero. Conoscerà di me ogni cosa senza dover chiedere. Sarò sincera. E’ ciò che di meglio so fare.
    Buona settimana! ^__^

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  4. Non facile commentare questo post :-))… non sono mai stata molto d’accordo con i vecchioni classici, molto cervello e razionalità poco sentimento e spontaneità. So che rabbrividirai ma che ci vuoi fare sono una romantica ed anche se non credo possibile “ingabbiare” nessuno, penso comunque che tra sogno, digestioni e liquidi, l’amore valga pur sempre la pena di essere vissuto con le viscere piuttosto che con i ragionamenti, certo, a volte lascia segni, ferite e cicatrici, però…

    Un abbraccione
    Black

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  5. Avevo letto stamattina ma riesco a commentare solo ora, colpa di splinder e dell’errore 500 🙂

    Comunque. Concordo con Black, l’amore deve essere vissuto con la “pancia” …due essere distinti ma uniti in un sentire forte e profondo.

    Buona serata!

    Blue

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