Impudicizia canina

san_rocco_Copio e incollo da una e-mail che ho aperto stamattina, ma che è arrivata ieri.
<<Il 18 settembre al TG Norba, il telegiornale di Telenorba (una TV regionale pugliese), hanno dato una notizia allucinante trattandola con ironia. Durante una processione religiosa in onore di San Giuseppe tenutasi a Copertino (LE), in cui il rigidissimo parroco aveva vietato un abbigliamento scollato, alcuni “fedeli” (definiti così dal giornalista) hanno selvaggiamente picchiato con delle sedie, davanti alle telecamere ed agli altri “fedeli”, due cani colpevoli solo di essersi accoppiati nelle vicinanze della processione. Non solo la folla è rimasta indifferente, ma il tg ha commentato la notizia con ironia sorniona. La scena ripresa è stata devastante perché si è visto che uno di questi fanatici religiosi alla fine ha continuato a sbattere la sedia sempre nello stesso punto e sotto c’era il cane.
Un tale gesto doveva essere non solo fermato, ma anche denunciato formalmente alla polizia (peraltro presente alla manifestazione)>>.
Come spiegare a certe anime pie che numerosi Santi della Chiesa Cattolica Apostolica Romana sono accompagnati, nell’iconografia cristiana, da animali, le cui caratteristiche sono associate a virtù e/o sono simboli della pietas religiosa?
Il lupo e le tortore di San Francesco, il cane di San Rocco, il bue di San Luca, il maiale di Sant’Antonio Abate…
Come spiegare alle medesime anime pie che gli animali non hanno sovrastrutture religiose e che non possiedono il concetto di pudicizia/impudicizia?
Avrebbero fatto meglio, come abituati a fare in altri contesti, ad armarsi di sana ipocrisia, volgendo lo sguardo altrove.
 

Tra cucina ed eros

Due commenti al post precedente costituiscono lo spunto di scrittura.
 
Ombraserena in un commento mi chiede, giustamente, cosa sia lo sfincione.
È una pietanza tipica siciliana, la pizza dei poveri può essere definita, poiché in effetti bastano pochi ingredienti: per l’impasto farina rimacinata, molto più grezza della 00 e gialliccia, lievito(può essere adoperato anche quello fatto in casa), sale, acqua e olio extravergine di oliva; passata di salsa di pomodoro, cipolla bianca(né rosa, né rossa), caciocavallo grattugiato e/o a fette, origano,sarde salate ben pulite, pan grattato.
La poltiglia di farina, acqua, sale, lievito e olio deve essere lavorata a mano in una madia preferibilmente, ma anche in un contenitore fondo; deve riposare e lievitare in un luogo caldo per circa due ore, in modo che gonfi e divenga soffice.
Per il condimento lessare la cipolla a fette per 20 minuti, scolarla e rosolarla appena con olio; si aggiunge la passata, un po’ di sale e origano e si fa cuocere a fuoco lento per 1 ora.
Si stende il pane in pasta lievitato su una teglia precedentemente oleata e in ordine si pongono le sarde deliscate(anche le acciughe), un foglio di olio da passare con la mano, caciocavallo, passata cotta spolverata di origano, spruzzata di pan grattato. In forno per circa 40 minuti.
Lo sfincione diverrà gonfissimo, a volte riesce a superare i bordi della teglia durante la cottura.
 
Giuma, sempre in un commento, mi ha evocato un testo a cui sono legatissimo, Afrodita, di Isabelle Allende(1997), raccolta di racconti, ricette e altri afrodisiaci. Nel capitolo Cucinare nudi dice: <<Tutto quello che si cucina per un amante è sensuale, ma lo è molto di più se entrambi partecipano alla preparazione e approfittano della situazione per svestirsi a poco a poco e con malizia mentre si pelano cipolle e si puliscono carciofi>>.
 
Nudi…impiastricciati di cipolla e imbiancati di farina, mentre si prepara lo sfincione sarebbe da scrivere negli annali erotici della propria vita!

Il merluzzo fedele

Certe giornate è necessario smettere i panni curiali e sbracciarsi in assenza della padrona di casa. All’approssimarsi del tramonto, depositati libri, appunti e linee-guida della lezione di domattina, il passaggio dal latino orale (anzi dai latini orali) alle lingue romanze, la cucina langue e a cena bisogna pur mettere qualcosa tra i denti. Il già pronto non è il mio forte: pollo arrosto, pizza, sfincione. Scatta allora la ricerca. Del pesce andrebbe bene, dopo la scorpacciata di carne rossa dei giorni scorsi. Opto per dei filetti di merluzzo, un’ insalata di lattuga romana e cristallina come contorno. Si scatena la mia passione per la cucina, arte tra le più mirabili insieme alla poesia. A parte il pesce, ho tutti gli ingredienti in casa; chi sa destreggiarsi in cucina, sfrutta ogni cosa che c’è in dispensa o nel frigo.merluzzo
 
Ecco la ricetta!
Su un tegame a fondo largo, in alluminio, ho disteso i filetti di merluzzo per cuocerli a fuoco lento; dopo che essi hanno depositato l’acquetta, ho aggiunto dell’olio d’oliva, cipolla bianca affettata, poco sale, pepe nero. A seguire un bicchiere e mezzo di vino bianco, fare sfumare, ma non prosciugare. Poi 4 pomodori san marzano a fette e coperchio. Cottura per 15 minuti. Quasi alla fine, nevicata di parmigiano grattuggiato e pan grattato con foglie di mentuccia e prezzemolo a guarnire il piatto.
Chissà se piacerà ai commensali, particolarmente raffinati nel palato.
Io ce l’ho messa tutta.
 
 
 
 

gabbiano realeSpiaggia di Lampedusa.
Un gabbiano reale tra la sabbia.
Dolcezza, tenerezza, spaesamento, ricerca, paura, sfida, approdo.
reteA poca distanza un recinto.
La medesima sabbia, un accenno di dolina all’interno di esso.
Non-vita, chiusura, costrizione.
Eppure la realtà biologica degli animali non ammette sostantivi che tentino di definirla.
Essa si pone nella sua nuda esistenza e non dà giudizi di merito.
Il gabbiano reale è ghiotto di uova di tartarughe. Il recinto le protegge.
Nessun’altra considerazione.
A tentare di conoscere in profondità la natura delle cose tutte, si scopre che quei sostantivi risultano interscambiabili e così pure tutte le nostre proiezioni sentimentali, se consideriamo che, se non esistesse quella rete metallica, il gabbiano sarebbe ottimo predatore e le uova prezioso bottino di razzia.
 
Grazie a Fabio per le foto donate!
I gabbiani, almeno a Roma, mangiano di tutto, compresi fish and chips macdonald, e stanno benissimo. Per diletto cacciano e spiluccano piccioni, mentre i piccioni fanno fuori uova di altri pennuti. Di notte sentiamo i versi dei rapaci (gufi, barbagianni, civette) che, bontà loro siano benedetti, cacciano i ratti quando non sono troppo grossi. Anche i gabbiani lungo tevere e Aniene fanno fuori qualche ratto. I ratti vivono soprattutto di spazzatura che noi cittadini forniamo loro con abbondanza. I gatti non cacciano più i topi perché alimentati dalle "gattare" o forse perché i topi sono più grandi e più astuti di loro, a meno che non siano neonati.
Una catena alimentare metropolitana postmoderna in cui la spazzatura cittadina è elemento primario di attrazione.

Oso supporre che le reti a protezione della Caretta siano state poste per tener lontano gli umani, piuttosto che i gabbiani. Giustamente.

(MariaPrivi)
 

urginea maritimaÈ giunto il momento di parlarne, onde fugare incomprensioni bloggare e pregiudizi, che spesso diventano giudizi di merito. Ho un’oggettiva e insieme  soggettiva indisponibilità ad affrontare tematiche amorose e, con tutta sincerità, pur apprezzando i post che grondano di fenomenologia amorosa,  stento a commentarli o, se ciò accade, il tono risulta freddo e cinico.  L’esperienza di vita ha rafforzato in me la convinzione dell’ineffabilità dell’amore in tutti gli aspetti; pertanto, di fronte ad espressioni ricche di pathos amoroso, che spaziano dall’annullamento fisico e spirituale nel soggetto/oggetto amato, o presunto tale, alle tecniche dell’ars amatoria d’ovidiana memoria, rimango impietrito o stiticamente facondo di parole o ancora in un silenzio rispettoso. Probabilmente il mio atteggiamento, che scaturisce da una disposizione interiore, è destinato a mutare, convinto dell’assoluta impermanenza e della ciclicità dei nostri stati d’animo consci e inconsci. Pertanto nessuno me ne voglia! Preferisco, invece, affidare la mia voce a quella dei poeti o esprimere dei pareri a margine su quegli scritti che rivelano l’universalità del sentimento amoroso nelle sue forme storiche e filosofiche.

La foto, scattata da Francesco a Lampedusa, ritrae l’urginea maritima.