NITEO, NITESCO

La scorsa domenica io e i miei amici fummo sorpresi da un temporale.
Repentinamente i cumulonembi con fare minaccioso ricoprirono la casa, dardeggiando fulmini così intensi da essere associati alle radici di un grosso albero.
Poi la pioggia. Breve e copiosa.
Dopo la burrasca, le nubi indugiarono a rimanere compatte; di colpo la cappa nuvolosa si divise dal centro e poi si è sfilacciò, lasciando apparire il nitore del cielo.
Di fronte a tale scena, Maria (vedi post precedente), lanciando un’occhiata all’estremo orizzonte, esclamò: << Annittò>>.
 
Non ne ho colto immediatamente il significato, anzi per pochi minuti l’ho rimosso.
Poi, colpito dall’originalità del verbo, al quale in tali occasioni è preferito scampò per indicare il rasserenamento del cielo, rimuginai a lungo tra me e me.
Annittò mi suggeriva aggettivi, sostantivi, qualche verbo, legati alla lingua latina, ma solo caos in quel momento. L’unico ricordo era legato ai miei nonni, che usavano <<annittari>> quando dovevano ripulire le lenticchie dalle scorie della raccolta.
Dunque, non avendo a portata di mano il dizionario di lingua siciliana, sono ricorso a quelli di italiano e latino, consapevole che avrebbero diradato le nebbie della mente.
<Annittò>> è prossimamente imparentato con l’italiano <<nettàre>> e con il pronominale <<nettarsi>> col senso di pulire una parte del corpo o emendarsi moralmente. Può significare anche scappare in gran fretta.
Insoddisfatto, ho sfogliato il latinorum e scopro che <<annittò>>, nel senso usato da Maria, rende più dell’italiano, poiché esso deriva da <<niteo>> e/o <<nitesco>>, il primo risplendere, l’altro divenire splendido. In latino i verbi niteo e nitesco sono usati per lo più in contesti poetici particolarmente eleganti; così in Lucrezio, Virgilio, Orazio. In Plauto è attestato l’aggettivo nitidiusculus col senso di <<un po’ più lucido>>.
 
La saggia donna ha voluto significare che in quel preciso momento non solo l’orizzonte risultava sgombro di nubi,(nettare-nettarsi), ma che era riapparso il sole.
Insomma il cielo, dopo il temporale, tornava ad essere pulito e splendente!
E ciò in quattro e quattr’ otto!
 
Una sapienza inconsapevolmente elegante e preziosa.
Segnalo una lettura, per me interessante, su http://raymond.splinder.com
 
 

19 pensieri riguardo “NITEO, NITESCO

  1. sorrido,… anch’io spesso mi soffermo sul linguaggio ‘intrinseco’ dei nostri vecchi.
    il linguaggio dei pescatori, per esempio, è stato provvidenziale per conoscere un po di più il mare. mah! forse non c’entrava l’esempio,… ormai è andato. 🙂
    sempre interessante leggerti.
    Bel proseguimento ‘nitesco’

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  2. Mel, sai che anche da noi si usa lo stesso verbo?
    Certo che nettare ( con l’acento sulla “a”) ha una fragranza…
    Devo dirlo in giro che “niteo e nitesco sono usati per lo più in contesti poetici particolarmente eleganti”.
    🙂

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  3. @Ciccioprof, ho riportato quel significato per correttezza, è “un’uscita” di De Mauro; dove l’abbia scovato, non saprei. Solo per completezza, ma anch’io nutro dubbi. Occorrerebbe il contesto! Chissà se prima o poi non lo incontreremo usato da qualche autore “scognito”. 🙂
    Per inferenza ipotizzo che, se nettare vuol dire pulire, cioè togliere dello sporco, lo stesso verbo,riferito ad un uomo che si dilegua frettolosamente, può alludere ad uno che taglia la corda, perchè ha paura o ha commesso un reato. Solo ipotesi. Il nettare suonerebbe come far sparire le tracce. Che dici, Ciccio?
    Che ne pensate?

    @Maria, è anche vero che “Maria” non sa che il termine deriva dal latino; questo intendevo dire. 🙂

    @Marzia, è usato in italiano o in lingua locale?

    @1pensiero, non ti porre questi “interrogativi”. Piacere che tu abbia letto! 🙂

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  4. Ciao Mel,amo i dialetti che oltre ad avere il sapore antico hanno sempre un significato quasi più preciso del termine italiano.
    Tu,di un post,all’apparenza semplice,riesci a ricavarne una lezione.
    Grazie per quel rispetto così essenziale e signorile.
    gohome:-)

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  5. Dalla stessa radice derivano sia “nitido” che “netto” (più popolare).
    La parola “netturbino” deriva da “NETTURBE”, nome dell’antica azienda della nettezza urbana di Palermo (D.E.L.I.). Come vedi la “munnizza”, una delle maggiori risorse della nostra città, ha dato una parola alla lingua italiana.

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  6. WOW Mel, direi che davvero Maria ha raggiunto in un gesto e una parola una tale romantica sintesi di significati che non resta altro da dire oltre al leggere piacevolmente le tue parole ritrovando un senso logico a ciò che sembra aprirsi istintivamente nel cuore. 🙂

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  7. Ho un vago ricordo dell’uso di nettàre-nittare in qualche dialetto pugliese, ma solo col significato di pulire. Molto più sinuoso e suggestivo il percorso fino ad “annittò”.
    Complimenti. Con affetto. harmonia

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