…il sole sorgere

fontana Floresta
…Ho aspettato a lungo
qualcosa che non c’è
invece di guardare il sole sorgere
 
Questo è sempre stato un modo
per fermare il tempo
e la velocità
i passi svelti della gente
la disattenzione
le parole dette
senza umiltà
senza cuore così
solo per far rumore
 
Ho aspettato a lungo
qualcosa che non c’è
invece di guardare
il sole sorgere
 
E miracolosamente non
ho smesso di sognare
e miracolosamente
non riesco a non sperare
e se c’è un segreto
è fare tutto come
se vedessi solo il sole.
(Elisa, Qualcosa che non c’è,2006)
 
Il testo di questa canzone di Elisa accompagna gli ultimi bagliori del 2006.
Adoperare l’aggettivo “ultimi” ha poco senso per me.
Ultimi rispetto a che?
Sarei in grado di stabilire un inizio nella mia coscienza?
E quale inizio?
So di essere qui ora, mentre scrivo, mentre auguro a tutti gli amici, e a me stesso, di continuare a sperare per il meglio nella nostra vita.
Tale augurio non ha più forza solo perché scritto, oggi, sotto l’egida del vecchio che tramonta e del nuovo anno che avanza.
Solo un modo per ribadirlo ancora una volta.
Grazie, Mel.
 
(PS:Passerò a trovarvi con calma)
(PPS: La foto ritrae un abbeveratoio di Floresta, ME, ed è di uno stimatissimo geografo messinese)
 

Una possibilità c'è

La blogosfera è spopolata in questi giorni e in merito tengo in serbo delle riflessioni.
Ne parlerò a foresta ripopolata.
Intanto io devo scrivere; il tempo libero, il riposo(meritato) di questi lunghi giorni di vacanza, la serenità di questo scorcio di fine anno, la frenesia dell’esprimermi, il piacere di vedere aprire la pagina del mio e dell’altrui blog sono motivi, tutti insieme appassionati, che generano una prolificità che invidio a me stesso. Non assicuro, invece, granchè sull’importanza di ciò che scrivo.
L’ispirazione risale a stamattina.
 trincea
Farlo sbranare da una tigre.
Metterlo in bocca a dei pescecani affamati.
Castrarlo a vivo.
Cavargli gli occhi, stendergli le caviglie, torture a iosa fino alla morte lenta e straziante.
Sono solo alcuni metodi che, stamani, ha proposto il mio barbiere per l’esecuzione della condanna a morte di Saddam Hussein.
Un altro spiritato, con i capelli tinti, ha esclamato <<E io voglio vederlo ammazzare in diretta!>>.
 
Se le mie orecchie fossero state delle fragili piante al contatto con un gas velenoso, sarebbero seccate proprio lì in quel momento!
Uno ha argomentato contro la pena di morte in nome della Chiesa, dico neanche del Vangelo!
Non ho potuto che ridere, sentendo le baggianate dei tre presenti in salone.
Mi illudo che tutto ciò sia frutto della spacconeria paesana.
Dal canto mio ho solo ribattuto che nessun uomo ha il diritto di uccidere un altro uomo, ma senza dilungarmi.
Sarebbe stato proprio inutile.
Di fronte a tale barbarie sadica, frutto di una rozzezza culturale che non ha limiti, mi rimbocco le maniche, pensando al lavoro, duro, che mi aspetta a scuola.
Forse, lì, una possibilità c’è.

Sissi

Per chi vuol stare in allegria
o soffocare la sua boria,
in questo condominio davvero
non c’è storia!
Basta solo che di lena
arrivi al piano “due”.
E se non sai poi stare al gioco,
le pene son le tue!
Da quando li conosco,
proprio a tutti ho sempre detto:
con Fabio, Tony e Ago
il connubio è già perfetto.
Gentlman davvero,
ma con occhio malandrino,
con pacata timidezza
si mostra l’Agostino…
Se tu, poi,
sei in gran vena di risate,
perché oggi magari…
ce le hai proprio girate,
fatti rapire
dall’ironia di Tony
e dal suo mitico urlo
quando son davvero boni!
Sei uno strazio coi fornelli
e hai invitato un gran bel figo?
Corri in fretta verso Fabio
e chiedi in prestito il suo frigo.
Ma stai attenta, tuttavia,
a cosa prendi da lì dentro:
le sue cibarie, è vero,
son proprio un gran portento;
ma se di quel figone
ha adocchiato il bel pellame,
puoi trovartelo al tuo piano…
con la scusa del salame.
Per taluni, sai,
diviene grande impresa
spiarsi bene dentro…
e perfino far la spesa.
C’è chi vuol ottenere tutto
soltanto ad uno schiocco
e poi non è capace di darsi un pugno in occhio.
Ma se è bello amare tutti,
anche chi non è perfetto,
chi non vede come siete
è davvero un gran inetto!
E quelli, poi,
che non ci stanno con la mente,
magari gran professionisti,
ma sempre soli tra la gente
potrebbero, ad esempio,
andar dal medico dei pazzi
e curarsi le meningi
raccontando i loro cazzi.
Ma a tal riguardo,invece,
ho già pronta una teoria;
fondiamo il centro “le sorelle”…
e vedrai che terapia!
 
Ironia, intelligenza, complicità, solidarietà, simpatia.
Non basterebbero i sostantivi per definire certi legami d’amicizia.
Eppure ci sono esseri umani straordinari, capaci di donarti il meglio di se stessi.
È il caso dell’amica Sissi, trentenne, medico legale, affascinante, con un bel corpo e una bella testa, insomma una di quelle Donne che incontri nella tua vita forse poche volte.
Lei è l’autrice di questa filastrocca che ti trascina con la sua musica e i suoi significati, partoriti da un occhio “clinico” e da un’ironia che sa andare oltre i dati effettivi forniti dalla realtà.
Il gusto per l’esagerazione iperbolica e il rovesciamento della realtà, la riflessione pacata e genuina sulla quotidianità dell’amicizia, la comunione di sentimenti che fa da collante alle relazioni umane ne fanno una poesia che è medicina per l’anima.
Grazie, Sissi.
(Nella foto Promenade, Chagall, 1917)

I giavellotti maurici

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sive per Syrtis iter aestuosas,
sive facturus per inhospitalem
Caucasum vel quae loca fabulosus
lambit Hydaspes…
(Orazio, Carmina I, 22)
 
La declamo puntualmente, e con enfasi, ai miei alunni, quando è necessario rimarcare la nettezza dell’animo umano come scudo per affrontare le difficoltà della vita, scolastica e non.
Chi è d’integra vita e senza macchia non ha bisogno dei giavellotti maurici, né dell’arco, né di una faretra gravida di frecce avvelenate per affrontare l’avversario, qualunque sia il “luogo” della difficoltà. Poi, quasi sorridendone, il poeta riferisce di un prodigio: mentre vaga per il podere della sua villa in Sabina, un lupo formidabile, piuttosto che attaccarlo, fugge via.
Probabilmente è l’effetto della dolcezza del canto d’amore per Lalage ad allontanare il lupo, ancora più probabilmente Orazio vuole dire che, quando si ha la coscienza tranquilla, si può andare dove si vuole, si può abbandonarsi come e quando si vuole ai propri sogni e alle proprie fantasie.
Infatti il poeta confessa all’amico, a cui è indirizzata la poesia, il suo immutabile amore per la fanciulla dal dolce riso e dalla voce canora, anche se egli dovesse vivere in luoghi remoti e inospitali per l’eccesso del freddo e delle nebbie o per soverchio calore.
 
Nel canto poetico l’onestà trova il sigillo dell’autenticità dei propositi, ma nella realtà spesso, di questo canto, si avverte solo l’eco.
Eppure la melodia è linfa per alimentarci e scansare l’inaridimento.
 
(Nella foto l’Etna innevato)
 

Inatteso e desiderato

profonditàIl nitore dell’aurora di stamani ha contribuito a creare un risultato ottico di profondità straordinaria.
Deturpate dalla trappola dello smog, offese dalle sfavillanti luci multicolore, le strade delle città hanno imbozzolato in questi giorni la loro bellezza per restituirla alle prime luci del mattino di Santo Stefano, giorno favorevolmente sonnolento.
Di solito il nostro sguardo, mentre percorriamo le vie, non va oltre la macchina che ci precede e l’occhio impazzisce tra le distrazioni a destra e quelle a sinistra: vetrine, persone, personaggi, animali. Una macedonia di presenze.
Ma alle 7.00, oggi, non è stato così.
Via Roma era possibile ammirarla in tutta l’imponenza dei palazzi, per gran parte restaurati; su ogni angolo il sole lanciava la sua luce e, ancora più strabiliante, lo sguardo giungeva fino alla curva che segna l’incrocio con via Cavour.
Mai mi è sembrata così profonda.
Un abbraccio con gli occhi.
E, dopo aver svoltato a sinistra, l’altro prodigio: via Oreto.
Pur essendo io distante, il ponte sul fiume sarebbe stato possibile pennellarlo su una tela!
Lo sguardo in profondità ci regala magie ottiche, sebbene tale sensazione duri pochissimo, inebetiti, forse, proprio dalla visione.
Sono attimi di illuminazione simili a quelli che, a volte per caso, senza che lo vogliamo, ci inabissano dentro noi stessi e determinano un mutamento di prospettiva inatteso, però visceralmente desiderato.