"Un porco maschio sciovinista"

Non è stato semplice, in questi giorni, misurarci              
con la lirica amorosa del Duecento.La maggior parte degli alunni si è schierata con Guido Cavalcanti. Lo sentono più prossimo alle loro esperienze, anche perché Cavalcanti, sulla base delle visione averroistica di Aristotele, oltre che rappresentare l’oggetto d’amore, indugia sugli effetti di quest’ultimo sulla psiche dell’innamorato. Relegando l’amore alla sfera dell’anima sensitiva, il poeta dei Cerchi insiste sullo sconvolgimento degli stati vitali dell’io.
Angoscia e sospiri sono i termini chiave della teoria cavalcantiana e le metafore dominanti riguardano il campo bellico; si veda il sonetto XII, in cui vertù d’amor che m’ha disfatto / da’ vostr’occhi gentil presta si mosse; / un dardo mi gettò dentro al fianco./ Sì giunse ritto ‘l colpo, al primo tratto,/ che l’anima tremando si riscosse,/ veggendo morto ‘l cor nel lato manco.
I deboletti spiriti, ossia le funzioni vitali fondamentali, abbandonano il corpo e Amore stabilisce la sua signoria. A ciò si aggiunge la difficoltà di ricondurre a ragione il processo amoroso proprio per la sua natura sensitiva.
Sull’altro versante Guido Guinizzelli e poi il Dante de “La vita nova” e del Paradiso.
L’amore è vissuto come esperienza totalizzante per l’animo gentile.
Foco d’amore in gentil cor s’apprende
come vertute in petra prezïosa
Amor per tal ragion sta in cor gentile
per qual lo foco in cima del doppiero(torcia)
Però prava natura
rincontra Amor como fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura…
(G. Guinizzelli)
 
Per i ragazzi l’amore, concepito come processo di miglioramento di se stessi, come elevazione verso le più nobili virtù morali, risulta un po’ un osso duro da masticare. (Ma solo per i giovani?) Normale sia così in questa fase dello sviluppo; forse fra qualche anno, anche in base alla maturazione e alle esperienze di vita, potrebbero meglio fruire di tale concezione, magari potrebbero rispecchiarvisi.
Si può dire che Guinizzelli e Dante, a differenza di Cavalcanti, riconnettano i fili razionali dell’amore, lo sublimino in un’aurea di santità e purezza che è lontanissima dalla reale esperienza vissuta.
Eppure ci sono poesie in cui l’uno e l’altro poeta optano per una visione sensitiva dell’eros.
Lo stesso Dante adopera termini afferenti all’area cavalcantiana, quali sospiri e sospira.
Bisogna chiedersi fino a che punto, nello stabilire il canone letterario, abbiano influito le istituzioni culturali, quanto la tradizione critica abbia costruito  un Guinizzelli e un Dante come teorici della donna-angelo portatrice di salus, spirituale e fisica.
Intanto Dante dichiara… <<E quando ella fosse presso d’alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto… ella coronata e vestita d’umilitade s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia.
(Vita nova, XXVI)
 
A quanto pare, a detta di Umberto Eco, ne “Le interviste impossibili”, Beatrice non poco dovette soffrire per vedersi appioppate virtù che lei stessa non si riconosceva!
BEATRICE: <<E questo lei non lo chiama usare, possedere, gestire la mia femminilità! Strumentalizzarmi, proletarizzarmi! E con che diritto? Chi lo aveva autorizzato? A chi ha chiesto il permesso! Mi ha messo in piazza, ha distrutto la mia vita privata. Mio marito arrivava a casa con gli occhi fuori dalla testa perché le male lingue, e si sa… «Cosa c’ è stato tra te e quello speziale?», «Ma caro ti giuro che…», «Eppure lui va in giro a dire…». Capito che inferno? Perché gli uomini son fatti così. Passa una che non c’ hanno mai parlato insieme e loro lì al bar con gli amici: «Io quella… che donna, ragazzi! Mi ha fatto vedere le stelle… mi sembrava di toccare il cielo con un dito… sentivo cantare gli angeli…». Cacciaballe! Porci! Frustrati! Mammoni! Bambini! Fallocrati!>>

 

L’intervista completa si può trovare su http://www.tizioandcaio.com/public/forum/viewtopic.php?t=34465

 

 

23 pensieri su “"Un porco maschio sciovinista"

  1. Sono ripassata.
    Me ne ha obbligato il tema del post, e il suo dipanare il sentimento secondo Sommi autori di poesie,versi affidati all’immortalità dalla perizia dei loro creatori.
    Credo che solo la sublimazione possa spiegare al meglio la tensione verso lo spirito che quasi mette in ombra l’eros, ma così non è.
    Esso appartiene per legge di natura ( grazie a dio!) all’uomo , anche a quello pensate di fino.
    In quanto a Beatrice, che leggo divertita, mi rammento di una dritta pasatami tempo fa.
    Te ne chiedo conferma o smentita.
    Mi dicevano che il Padre della lingua italiana abbia dedicato al sinuoso sedere della Beatrice una composizione.
    🙂

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  2. Beatrice avrebbe ragione, ma c’è quel saluto che la compromette gravemente. Lo sappia la signora Beatrice che non si saluta impunemente, ché poi un pover’omo s’illude, s’infiamma e poi li tocca anche sublimarsi. Ah!
    Ciao, mel, buona giornata!
    harmonia

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  3. Anch’io ai tempi del liceo mi scagliavo contro la donna angelicata ma da qualche tempo invece mi chiedo se non fosse meglio l’ipocrisia codificata di allora alla cruda “sincerità” odierna…
    Ti ho scoperto da poco ma trovo i tuoi post molto interessanti.
    Ciao,
    Ilaria

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  4. A me piace l’amore come è descritto nei libri di Angelica, altro che donna angelicata! (settimane fa ho dedicato una pagina a quella serie di bellissimi romanzi d’amore e d’avventura). Oggi, come volevasi dimostrare nel mio commento di ieri al tuo precedente post, trovo sul quotidiano cittadino un’ennesima lettera di uno sloveno (scritta in ottimo italiano) che protesta perchè vengono esortati a parlare italiano anche in casa, ai figli, ecc ecc…. lamenta l’attentato alle loro radici, esattamente come ti dicevo ieri!!!

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  5. 😉 … certo che quando si parla di ingratitudine non c’è davvero alcun limite! ma questo povero Dante ha reso immortale Beatrice, parlandone fra sopsiri e dolcezze che arrivano al cuore attraverso gli occhi, e lei che fa? lo critica aspramente nel peggiore dei modi! ecco, vedi che succede a rendere immortali le persone?! :-)))))
    un sorriso
    veradafne

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  6. Il commento di Gipsy mi sta facendo ridere di cuore… Ma provo a tornare seria. E cerco pure di fare uno sforzo di memoria. Al liceo mi piaceva la donna angelicata, però ci ho sempre visto intorno un’aura di sensualità sopraffina, la più pericolosa perché sfiorata, quella del desiderio. Oggi ti direi che la verità sta nel mezzo, non idealizzazioni ma saper cogliere nell’altro e dell’altro ogni sfaccettatura e saperla sentire in corpo e anima. E di qui arriva elevazione ma anche un contatto con Madre Natura.
    Sono curiosa anche io di sapere se Dante ha dedicato una composizione al fondoschiena dell’angelicata.
    Buona giornata Mel.

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  7. Sul retro di Beatrice non so nulla, ma non mi stupirei se così fosse. Bastino i sonetti tra Forse Donati e Dante ad evidenziare la “versatilità” di quest’ultimo… non solo in campo poetico.
    🙂

    @Gipsy, secondo me trattasi di ratto… e dei peggiori. Troppo forte, Gipsy! 🙂

    @Grazie, Flalia. 🙂

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  8. Confesso: io me li leggo ancora e con piacere gli stilnovisti.
    E Dante m’incanta.
    “E fu con sua donna in più alta virtute”.
    Ancora mi commuove quel passaggio al cielo di Marte.
    Per una ghirlandetta ch’io vidi a te donna…
    Cito a memoria, e temo villanamente.
    Mi perdonerai.
    Anch’io amavo Guido più di Dante.

    La Beatrice cantata da Dante era una che ci sapeva fare, eccome. Con quel suo andarsene in giro con ghirlandette in testa chissà cosa portava sotto le vesti. Forse niente.
    😉
    maria

    E poi c’è il Dante di Petra…
    Come c’è lo Shakespeare dei sonetti omo (magnifico).

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  9. Il problema è, cara Maria, che negli anni fino al ’70 e anche oltre la politica culturale ha dato di Dante un’immagine patriottico-risorgimentale, che si è sposata con la versione stilnovistica di alcune poesie. Dante padre della patria, Dante uomo fedele,pur con traviamento, Dante, insomma, ad una dimensione. C’è altro,invece. Da scoprire e far scoprire.
    🙂

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