"COMUNE"

La violazione delle norme va sanzionata. sanzione
All’inizio di novembre, disperato perché non riuscivo a trovare parcheggio in una zona libera da gabelle comunali, l’ho combinata.
Premuto dal dovere, ho lasciato per cinque ore l’automobile in una zona blu (50 centesimi ad ora).
E zacchete!
L’ausiliare del traffico, a ragione, mi ha appioppato una sanzione di 35 euro più 6,63 per spese di notifica.
Io, il trasgressore, me la sono meritata.
Però mi duole, come cittadino, constatare che a Palermo le numerose e fantasiose trasgressioni al codice della strada vengano sanzionate molto spesso solo se subordinate all’interesse economico che esse comportano, ossia al guadagno che il Comune possa ricavarne.
Può succedere che, lungo una strada, automobili sostino in doppia fila in entrambe le direzioni di marcia… e niente.
Non succede niente.
Accade che non si possa uscire da un regolare parcheggio perché un testa di cazzo ti ha murato vivo nella scatola di latta. Prima che arrivino i vigili, s’è fatta notte.
A prescindere dall’egoistica e autoreferenziale lamentela, mi preoccupa che il risarcimento della violazione delle norme sia, in modo diretto, legato al denaro.
Non so cosa accada nelle vostre città, se è una patologia palermitana(e siciliana) o il segnale generale di una civiltà italica che arranca sempre più nel riconoscimento dei valori di convivenza civile… non più disposta a realizzare l’interesse generale.
 
 

Domani si recita…

In certe vesti proprio non mi ritrovo.   mattino solerte             
Che mi tocca fare?                                      
Studiare il manuale di evacuazione, lemma sfinteroso, ma che nei luoghi pubblici ha una connotazione ben precisa: procedere, simulatamente, allo sgombero dei locali scolastici secondo il manuale per la sicurezza.
Chiaramente non lo leggerò per intero; basti, almeno per domani, ciò che è relativo al piano, dove sono ubicate le mie classi.
Avevo pure programmato versione per domani. Improponibile!
Immaginate sul più bello, mentre gli studenti sono affaccendati sul dizionario alla ricerca della bacchetta magica, cosa significhi abbandonare le postazioni, mentre l’allarme impazza?
Vero è che ne assegno sei, però la furbizia degli alunni non ha limiti.
L’asinello di turno sarebbe capace di estorcere al compagno di versione almeno metà del testo assegnato, mentre le fiamme dell’incendio immaginario ci lambiscono o i calcinacci, provocati dal terremoto fantasma, sfiorano noi esodanti.
No, versione no, lezione come da orario interno!
Perciò, domattina, mentre interrogo o spiego, sarò costretto a fare la mia parte, innanzitutto provvedere ai registri(di classe e personale), a metterli in salvo dalla disgrazia simulata, onde poi procedere a chiamare l’appello nelle zone di sicurezza, nel caso in cui qualcuno abbia lasciato le penne!
Non riesco a vivere con serietà questi momenti.
Sarò capace di sghignazzare insieme agli alunni, mentre con calma ci affrettiamo verso la terra promessa.
Non oso neppure immaginare cosa faranno i colleghi: il bradipo-buono, la vecchia teen-ager, la velina con i jeans insalamati dentro gli stivali, l’estremista ferrandiano, la signora per bene con lo smalto alle unghie ancora fresco!
Alcuni di essi personificano l’imbranataggine. Altri sono personae teatrali.
Per piegarsi in due dalle risate… domani… materiale ce n’è!
Aggiornamento
Che dire? In fondo di eclatante non è successo nulla rispetto alle mie aspettative da commediografo di bassa lega. Sarà che l’aspettazione del futuro, anche in chiave comica, è sempre migliore del vissuto.
Me la sono spassata ad essere sincero. Come avevo sospettato, l’allarme è scattato un quarto d’ora prima della ricreazione, quindi interruzione sul più bello, mentre i cari alunni sproloquiavano su una osticissima poesia del mio amante segreto Pascoli. Così i virgulti hanno fruito di mezz’ora di intervallo; una bella passeggiata fino al punto di raccolta, ma la cosa straordinaria è che, stamattina,  essi mi hanno spiegato come si sarebbe svolta la fuga e la processione, mi hanno indicato chi fosse l’aprifila e il serra fila, insomma in mano agli alunni, quasi divertiti del mio essere "gnorri". Che è? Non è piacevole ogni tanto ribaltare i ruoli?
Quanto ai colleghi… credo di essere stato tra i pochi a portare in salvo i registri; alcuni presi dalla botta, altri lasciavano sciamare gli alunni a dx e a sx, altri ad inveire contro l’iniziativa e gli organizzatori.
Io a ridere e scherzare con gli alunni, i quali, accolta la mia sfida, sono tornati a scuola in fila per due! E tutti a guardare.
Bilancio positivo.

In ogni poesia vedrò una dimora per me
Non sono Gilgamesh e nemmeno Ulisse,
non dall’Oriente, dove il tempo è una miniera di polvere,
né dall’ Occidente dove il tempo è ferro arrugginito.
Ma dove vado? E cosa farò se dicessi:
<<La poesia è il mio Paese e l’Amore il mio cammino>>.
Così risiedo viaggiando,
Scolpendo la mia geografia con lo scalpello dello smarrimento.
Ed ecco la luce!
Non corre più nei passi dei bambini,
Allora perché il Sole ripete il suo volto?
Non scenderai tu pioggia
Per lavare questa volta l’utero della Terra?
La notte.
Lampi di tessuti del tempo, bruciano.
La verità si vela.
La Terra.
Sognami e di’:
<<Ovunque io vada,vedrò una poesia abbracciarmi>>
Sognami.
Veramente.
E dì allora:
<<In ogni poesia vedrò una dimora per me>>

Testo tratto da Siggil (2000)
Adonis, pseudonimo di Alī Ahmad Sa’īd Isbir, (Qassabīn, Siria, 1930), è un poeta siriano.
 
Quali parole si possono aggiungere a siffatta poesia?
Sarebbe un’onta per chi l’ha scritta e per chi la leggerà.
Quindi taccio e la dedico agli occhi e al cuore di chi scalpella la propria vita con la Poesia.
E ce ne sono tanti, non pochi, né troppi.

Quare…global

Ammettiamo pure che si voglia far quaresima, la pupattola della quaresima
ma hanno ancora senso digiuno e astinenza?
Dai più scommetto che astenersi dai piaceri della gola sarebbe considerato un vantaggio più che un sacrificio. Chi, infatti, soprattutto per i beoni, non avverte l’esigenza di darsi un regime alimentare più regolare del solito? Anche chi è in forma, e non svolge comunque attività fisica, sta a tavola con l’indice e pollice.
E i piaceri della lussuria? Dove li mettiamo? C’è elemento del mondo circostante che non si possa considerare inno alla bufera dei sensi?
La Chiesa cattolica gira la frittata, cercando di adeguarsi ai tempi; che ne so, ti propone di digiunare su ciò di cui si è ingordi, ma non va oltre.
 
Se dovessi far quaresima, digiunerei di acqua, di energia elettrica, di carburante, di carta(nelle sue varie declinazioni), di cellulare, di pc, di blog, di scuola… insomma una rivoluzione.
Ma chi è quel fesso disposto a ciò?
Certamente sarebbe più saggio scegliere la via di mezzo.
Però una lancia la voglio spezzare.
Il digiuno in altri tempi era un modo per riorganizzare le energie del proprio corpo e, volendo, anche della natura, una sorta di omeostasi della relazione tra l’esigenza dell’individuo di sopravvivere e la forza rigeneratrice della natura.
Oggi soltanto una quaresima globalizzata, forse, permetterebbe qualche risultato!
Utopia, utopia!
Eppure i piccoli sforzi sono sempre premiati.
Da chi non so.
 
(Nell’immagine la pupattola della Quaresima, Sessa Aurunca)

Toletta

la stagioneIl frontespizio de "La stagione", ossia giornale delle mode; ne possiedo alcune copie originali, donate da una baronessa a mia madre. Vi scopro informazioni straordinarie, tutte ruotanti sul concetto di toletta. Ogni occasione ne richiedeva una. Di là da ciò mi colpisce di detta arte nuova la cura per il particolare bello. Mi convinco sempre più che esso è nel particolare, segno inconfondibile di originalità per chi fruisce e per chi mira. Non mancherà occasione di pubblicare qualche altra immagine. Le copie in possesso sono datate tra il 1900 e il 1901. Con l’occasione cambio pure faccia.