Solo cento euro…

pecore
Solo cento euro ogni quindici giorni, magari sbattuti lì accanto al piatto dell’uovo fritto cucinato per la bambina.
Il maggiore se n’è scappato via.
Ha formato una nuova famiglia.
Mi auguro non imiti il padre.
Solo cento euro per il cibo, tutto il resto è per lui tra altre donne, giochi con le slot, gratta e vinci e sigarette.
A vederlo è un angioletto, sebbene le gote avvinazzate facciano presagire una malvagità tortuosa e ben nascosta.
Solo cento euro per i detersivi, per quella profumata tovaglia, dove giace un po’ freddo, perché nel frattempo le ha alzato pure le mani, l’uovo fritto per la bambina.
Soprusi, uno dopo l’altro, grida silenziose che arrivano per vie traverse alle mie orecchie.
Lei ha il pallore dell’inedia sul volto; ad uno sguardo superficiale diresti che si mantiene bene. Magra, forse eccessivamente, con degli scavi sugli occhi, su cui non compare ombra di trucco.
A volte si rifugia dalla madre con la bambina per qualche ora, perché nel tardo pomeriggio rientra il tiranno.
Magari non è ancora soddisfatto e perciò a prenderla con violenza, senza che lei lo desideri.
Pure magro, anzi scheletrico, brutto, deve pagare molto affinché le altre si concedano a Lui, il padre-padrone, il marito-padrone, il giocatore, il fedifrago.
 
Se non fossi venuto a conoscenza di questa triste storia (anche solo tramite racconto fidato), ieri sera poco avrei creduto alle dichiarazioni di alcune ospiti di Santoro ad Annozero.
La violenza alle donne è un universo davvero sconvolgente, quella intima poi, tra le pareti domestiche, un calvario.
Il calvario è maggiore quando la donna-oggetto crede di essere colpevole delle violenze subite.
Sembra paradossale, ma in molti casi è così.
C’è da lavorare molto e in tutti i sensi.
 
…veluti pecora, quae natura prona atque oboedentia ventris finxit…
(Sallustio, Catilinae coniuratio)
 

Le nostre città non sono più coricate sui fioriti letti delle campagne. Son rinserrate in una spaventosa cerchia di binari e di pali, di cabine e d’antenne, di capannoni fuligginosi e di casamenti tetri. Gli alberi intristiscono lungo il bitume degli stradali untuosi, gli uccelli sono spariti, o, se ci sono, il loro canto è vinto dai rombi e dagli ululati delle macchine, mentre le fragranze dei fiori sono sommerse dal puzzo della benzina, della nafta e del fumo dell’antracite bruciata. La scoperta della primavera, per gli abitanti delle grosse città, significa un viaggio sempre più lungo e, molte volte, inutile.
(Giovanni Papini 1881-1956)
 violacciocche
Eppure stamani ho scovato un ciuffo di violacciocche abbarbicate su un muro, dove soltanto la polvere depositata e il terriccio, trasportato dal vento, hanno potuto fornire un appiglio alle radici. Impossibile poterle annusare, essendo il muro alto più di trenta metri. Inaccessibile, ma non agli occhi.
***********************************
OMBRASERENA( http://www.ombraserena.splinder.com) aggiunge…
Sai, quando a volte prendo il bus per andare a lavorare, passo davanti ai Cimiteri della città: sono tre, il protestante, l’ebraico e il greco ortodosso. Più alti rispetto alla strada, trafficatissima e ormai dentro la stessa città che si è allargata. Un muro di contenimento fiancheggia la strada al di sotto dei muri perimetrali di questo cimitero; sarà alto una decina di metri, e parecchio lungo. E’ di antiche pietre con parecchio terriccio accumulato nelle commessure. E in questo terriccio, negli anni, è cresciuta una "colonia" di bocche di leone: rigogliose, festanti, si apprestano a una fioritura prodigiosa come tutte le primavere: tra poco tempo vedrò festoni di fiori gialli, rossi, lilla e bianchi, estesi per decine di metri in tutta la lunghezza del muro: e questo, in mezzo al traffico più fetido e al rumore più rabbioso!! se non è un miracolo, questo…..
***************************************************************************************
Copri con il cemento, come un mare grigio che possa affogare qualsiasi altro istinto.
Poi passano i giorni, e la natura nella sua mutabilità torna a fare capolino, distruggendo ogni idea di immobilità – di morte.

Incidenti del "mestiere"

Nessuna lite condominiale, nessuna barbarie imputabile ai vicini di casa.
La mia palazzina è indipendente.
La verità è che la scrittura può mettere fuori strada il lettore.
Me ne sono reso conto leggendo i commenti al post precedente, in cui ho animato la narrazione attraverso una narrazione allegorica (da allegoria, állos, diverso, altro, e agorêin, parlare).
 
Si tratta di un fraintendimento dovuto ad imperizia del malcapitato lettore?
Certamente no, piuttosto è un peccato veniale dello scrittore che s’illude che lettore esplicito e implicito coincidano.
Delirio d’onnicomprensione di chi scrive.
 
Ma cosa si intende per lettore esplicito e implicito?
Il primo è accidentale, clicca, cade sul post, legge.
Simile al lettore che sceglie un libro per sentito dire o perché gli piace la copertina o perché quel testo tira e fa moda.
Il secondo entra perfettamente in sintonia col referente del post, con le emozioni, i pensieri, insomma con tutto l’universo interiore di chi scrive.
Può verificarsi che s’identifichino nello stesso lettore, ma non sempre accade.
Nei blog noi siamo autori e lettori e relativamente a quest’ultima funzione possiamo essere ora espliciti, ora impliciti, ora l’uno e l’altro.
Per tale motivo è sciocco prendersela con chi non ci ha compreso, con chi ha letto e ha taciuto, con chi ci commenta insinceramente (perché non si tratta di insincerità).
Certamente la sintonia tra autore implicito(quello che noi siamo quando scriviamo) e lettore implicito è un prodigio, però accade.
 
Divertito… e anche molto.

Chicchi e "muddichi"

formica con chiccoDopo aver sparecchiato…
 
A che punto siamo arrivati?
Siamo nel punto in cui la governante(o la sguattera), affacciatasi al balcone, sciorina la tovaglia al vento, mentre i muddichi (molliche di pane) cascano sulla biancheria stesa al pianterreno della signora Maria.
A questo punto siamo.
Altro che frutta!
Altro che dessert!
Altro che sorbetto!
Semu ‘e muddìchi!
(Siamo alle molliche… ma in italiano rende poco. Avreste dovuto sentire, stamani, una collega che, simpaticamente, mi ha anche mimato il gesto)
E se si provasse a rifare tutto il procedimento?
Magari iniziando a piantare motu proprio i chicchi…
Da soli, di nuovo, curvi sotto il duro lavoro… al pico del sole (mentre il sole picchia).
No, non è rimpianto, non m’accusate!
C’è che, talvolta, si perde il contatto con la ragione intima del caos.
 

Avvolgente è il silenzio.
Devastante è l’assenza.
Nell’impalpabile indifferenza
mi disseto del mio solo buio,
che trafiggo di sola fantasia.
(Sissi per Mel, marzo ‘04)
 fiore giapponese
Quando un essere umano ti elargisce inaspettatamente un dono del genere, quali parole, quali pensieri, quali stupide parole di risposta… se non conservare questi versi dentro di te, per rileggerli come un affamato.
Non trovo parole, Sissi, per la gioia che mi hai dato.
L’ho sempre pensato… i tuoi occhi sono pericolosi, umanamente pericolosi.
Beato Lui, il tuo amore, che ti sta accanto!
Vai oltre, oltre, oltre… con senso e pregnanza.
La foto, che ritrae un fiore giapponese, è dedicata a te.
Un po’ ciascuno, no?
 
Melchisedec