Molto spesso taccio sugli eventi contemporanei, sulla cronaca, sullo sterco di notizie, per lo più polemiche, popolanti la carta stampata e i tg.
Qualcuno si sarà fatta pure un’idea taroccata di me: il cultore delle belle lettere e della poesia con la testa ficcata tra le pagine di Leopardi o di Virgilio.
Chi si vuole accontentare di quest’immagine, lo faccia pure!
 
Ma perché taccio?
Non è disinteresse, qualunquismo, egoismo miope.
Mi piace andare sempre a monte delle cose, degli eventi, delle scelte degli esseri umani.
montessori02Insomma, fuor di retorica, è possibile nel bambino che è stato in noi, come afferma Maria Montessori, trovare l’adulto di oggi, l’Uomo.
(Superba l’interpretazione della Cortellesi in tv!)
L’educazione, intesa come sviluppo di humanitas, è determinante per tutte le scelte dell’adulto di domani.
C’è sempre un processo educativo, nel bene e nel male.
C’è la possibilità di incancrenirsi, c’è la risorsa del divenire, del curare i piccoli cancri del nostro ethos. Ma già da piccoli. Lì può essere piantato il seme dell’adulto responsabile, del chiamato alla vita, del vocatus.
Sarà anche per questo che ho deciso di insegnare, che per me è innanzitutto sfida, lotta, possibilità di dare un senso alle cose. Poi vengono Virgilio e Leopardi. Ultimamente mi pare che noi insegnanti abbiamo gettato la spugna.
Stamani a scuola certe figure pietose… portarsi gli alunni in sala dei professori e interrogarli per un fantomatico recupero, mendicare il mezzo voto, elemosinare il sei nella speranza di non naufragare tra debiti e sconti.
Quale segnale si dà della cultura? E dell’educazione?
Un mero dato quantitativo.
In ciò il ministro attuale si è rivelato peggiore del precedente.
Si continua sulla linea morattiana del debito e del credito, del cumulo di conoscenze a detrimento della qualità.
Punteggi aggiuntivi, decreti farraginosi degni della vecchia URSS o della Germania hitleriana.
Un alunno ridotto a semplice somma di cifre.
Dov’è il pensiero pedagogico?
Dov’è la filosofia?
Dov’è il pensiero?
Il nulla.
Solo cifre e volgarizzamenti del pensiero pedagogico, filosofico e psicologico ad uso e consumo di insegnanti mamme e papà, che hanno abdicato al ruolo di educatori.
Lo so, niente di nuovo dico, ma devo gridarlo, altrimenti scoppio.
 

Nel girone della maldicenza

Un antico proverbio insegna che una menzogna, se ripetuta, diventa verità.
E lo sa bene chi della maldicenza è vittima e chi ne è padre, chi è soffocato dal pregiudizio e chi se ne nutre soffiando sul fuoco dell’intolleranza.
Forse pare strano che, per celebrare la memoria di una artista, se ne scelga un’altra.
Eppure Maria Catena di Carmen Consoli si attaglia perfettamente a Mia Martini, scomparsa ormai da dodici anni, il cui anniversario è ricorso questo mese (Stolto, l’ho scordato).
L’ho scoperto per caso l’ultimo lavoro della Consoli; me ne ha donato una copia una mia allieva e da quel momento sono catalizzato dalle armonie musicali e dai testi della cantantessa siciliana. So che ha frequentato ragioneria, ma da autodidatta ha studiato il latino, iniziando così un percorso di cultura personale. E si avverte questa ricerca nell’album, ricerca di sonorità mediterranee, sicule e orientali e preziosismi letterari di pregevole fattura.
Di seguito il testo Maria Catena, ma ascoltarlo è altra cosa.
Se vi capiterà, non avrete perso tempo.
Con la poesia, in effetti, mai si perde tempo.
Tutto l’album è poesia in note e parole.
Brava Carmen!
Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione,
Quella domenica Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni
il vecchio prelato assolveva quel gregge
da più di vent’anni dai soliti peccati
Cristo in croce sembrava alquanto avvilito
dai vizietti di provincia.

Primo fra tutti il ricorso sfrenato
al pettegolezzo imburrato infornato e mangiato
quale prelibatezza e meschina delizia per palati volgari
larghe bocche d’amianto fetide come acque stagnanti.

Cristo in croce sembrava
più infastidito dalle infamie che dai chiodi.

Maria Catena, anche tu
conosci quel nodo che stringe la gola
Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza
da colpe che in fondo non hai
e stai ancora scontando l’ingiusta condanna
nel triste girone della maldicenza.

e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome
sia stato un presagio.

Maria Catena non seppe reagire
Al rifiuto del parroco di darle l’ostia
E soffocò nel dolore quel mancato amen
E l’umiliazione
Secondo un antico proverbio
ogni menzogna alla lunga diventa verità.

Cristo in croce mostrava
un sorriso indulgente e quasi incredulo

E stai ancora scontando l’ingiusta condanna
Nel triste girone della maldicenza
E ti chiedi se più che un dispetto
il tuo nome sia stato un presagio.

 
( Carmen Consoli, Maria Catena, 2007)

"La scatola dei colori"

giovanni segantini la raccolta del fienoLaura(http://lauraetlory.splinder.com) con un commento mi ha fatto riflettere su quanto sia utile il gesso. Non ne posso fare a meno.
A casa possiedo un’intera scatola da 60 pezzi, bello tosto e in circonferenza e in spessore. Infarina tutto, ma non troppo. Purtroppo quello tosto è solo bianco e ho dovuto acquistare una confezione a colori di fattura semiscadente. Ultimamente le case produttrici, sarà per via delle allergie, confezionano gessi salutari, che, usati, non producono polvere.
Però sono scialbi sul piano grafico, impercettibili alla vista.
Sicuramente il gesso bianco rende di più, ma gli altri? Sciapi, inconsistenti, poco utili durante l’interrogazione. Come si fa a distinguerli? O meglio come possono gli alunni sottolineare alla lavagna le proposizioni che costituiscono un periodo, se è vero che almeno sono due gli interrogati in grammatica?
Come segnare i connettivi coordinanti? E i subordinanti? E la consecutiva? E la comparativa di uguaglianza?
A fine interrogazione la lavagna è un arcobaleno di colori, mentre, silenzioso, attendo che ciascuno abbia portato a termine l’esercizio.
Infine il mio intervento a spiegare l’errore o a lodare la buona riuscita.
Credo che i bidelli mi odino, perché a fine giornata sono costretti a lavare la lavagna con acqua e spugna.
Io non riesco a rinunciare al gesso.
Fortunatamente solo un alunno è allergico, pertanto lui se la sbriga con me direttamente in cattedra, non potendo scrivere col gesso.
O con o senza… non si sfugge!
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(Nell’immagine La raccolta del fieno, 1889-90, Giovanni Segantini)

Britten, britten!

Ma perché poi fissare lo sguardo sulle mani?
Sarà per via del gesso. Interamente infarinate, pure la gonna ne ha fatto le spese e anche la t-shirt a fiori rossi su sfondo nero.
Sì, perché la professoressa agguanta con tutta la sua forza di sessantenne il cancellino, che pare una girella per la merenda pomeridiana, e al tempo stesso ghermisce la bacchetta di gesso.
E scrive, scrive, scrive, incantando con la voce della sua passione.
A dire il vero si avverte in quella pronuncia britannica un quid di siculo, di madre di famiglia che, prima di uscir di casa, prepara pranzo e cena, o almeno i condimenti.
Una generalessa di brigata.
Domina il marito, che tra le sue mani diventa come quel gesso.
A lei l’ultima parola e, imperiosa, lo mette a tacere.
Zittisce pure noi, improvvisati corsisti-alunni di lingua britannica, come la generalessa tende a precisare.
Inglese americano, volgare e banale, senza cultura, e inglese britannico.
Britten, britten.
Ha viaggiato tanto, insegna lingua inglese da 25 anni, ha tre figlie genio e un marito cagnolino.
Ma si fa adorare.
La adoriamo noi che, non ancora stanchi delle ore mattutine passate in classe, subiamo una repentina metamorfosi.
Alunni bacchettati dalla prof, quando mal pronunciamo il britannico.
C’è chi vi infila una lettera greca, chi un’equazione, chi una mezza massima di Pascal.
Imperterrita corregge, ammonisce, racconta aneddoti sui propri alunni, classificati bonariamente come sciocchi, e scrive, scrive tanto con quel gesso che pare una triglia pronta per la frittura.
C’è, intanto, che da quelle mani non riesco a staccarvi gli occhi.
Sarà che mi ricordano la mia maestra, quando a fine giornata il suo vestito nero era annuvolato di gesso.
Sarà che, quest’anno, sto rigustando il brivido dell’essere dietro un banco e non solo sulla cattedra.
E scrive, scrive, scrive.
Pure le lettere coi ghirigori, pure le attaccature tra le lettere nel corpo della parola.
La codina sulla a, i fiocchetti sulla f, il pancione sulla p, il doppio petto sulla b.
Un incanto, quantunque l’afa dei giorni maggiolini e la stanchezza.
Britten, britten.
 

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A questo piacere contribuisce la varietà, l’incertezza, il non vedere tutto, e il potersi perciò spaziare con l’immaginazione, riguardo a ciò che non si vede.
(Leopardi, Zibaldone 1744-1747)
 Cielo
Non scrutare, non osservare, non perdersi con lo sguardo.
L’esperienza finora accumulata farebbe scadere il pensiero analitico nella banalità della prosaicità.
Non è meglio,invece, figurarsi l’orizzonte, soprattutto se annegato nel turchese dell’indefinito?
Migliore risulta l’aspettazione del futuro nella godibilità del momento presente.
La vista impedita, ma galoppante attraverso la potenza immaginifica del nostro cuore,ci proietta nella culla dell’indefinito e dell’infinito, come ci insegna padre Leopardi.
Trista quella vita… che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione.
(Leopardi, Zibaldone 4418)