L'eros. Barocco e pubblicità

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Il papavero molle
alzò dal grave oblio,
colmo di meraviglia,
la sua vermiglia e sonnacchiosa testa,
e ‘n piè risorto ad emular le rose
di fina grana imporporò le gote:
ma poi vinto e negletto
per gran doglia ricadde, e doppiamente
arrossì di vergogna, arse di scorno.
(Giovanni Battista Marino, da Sampogna,  idillio a Europa,  1620)
Pochi giorni or sono nel blog di Marzia (http://www.alchimie.splinder.com) si è dialogato sulla possibilità della letteratura e come trasformazione e come trasfigurazione. Le ho promesso un post, che oggi le dedico. Nella fattispecie si è approfondito il rapporto tra la letteratura barocca, che ancora oggi, per motivi ideologici viene etichettata come magniloquente e scenografica, e la pubblicità, come locus privilegiato della metamorfosi concettuale e immaginifica.

I nove versi riportati, se intesi alla littera, riprendono il motivo allegorico-morale della supremazia di alcuni fiori su altri; chi non ricorda la disputa della rosa con la viola, la prima immagine della superbia, l’altra dell’umiltà?

Qui si tratta, invece, di una narrazione allegorica su un doppio binario.
Il papavero è l’uomo, sorto a corteggiar la rosa, cioè la donna, dalla quale riceve scorno.
Nel contempo è possibile scorgere in atto l’eccitamento del membro virile; l’oblio della quiete fisica, la meraviglia del papavero di fronte alla rosa, il contestuale imporporimento e rizzarsi.
Perché mai cadere poi? Inadeguatezza? Rifiuto? Gioco del corteggiamento?
Il colore prevalente è il rosso, che tinge di sé la maggior parte dei verbi, degli aggettivi e dei sostantivi.
Ora, riflettendo attentamente, chi non coglie la relazione tra immagine letteraria barocca e pubblicità contemporanea? Mi viene da pensare ad uno immaginario spot per automobili.
Un campo di papaveri sonnacchiosi, un sentiero che lo attraversa, una figona o un figo al volante di un’auto rosso fiamma, il movimento dei papaveri, il loro lento rizzarsi al passaggio della rosa meccanica…
Ed è fatta!
 
 

20 thoughts on “L'eros. Barocco e pubblicità

  1. Bravo Mel, perfetto!
    Stai attento ….. i pubblicitari sono in agguato e ti copiano la fantasiosa e colorata idea.
    Amo i papaveri e quando li scorgo provo una felicità simile a quella che hai descritto nel tuo post precedente.
    Serena settimana.

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  2. Come promesso ti lascio , prima in originale, la lirica dell’esponente più brillante del “Siglo de oro” spagnolo..
    Mientras por competir con tu cabello,
    oro bruñido al sol relumbra en vano;
    mientras con menosprecio en medio el llano
    mira tu blanca frente el lilio bello;
    mientras a cada labio, por cogello.
    siguen más ojos que al clavel temprano;
    y mientras triunfa con desdén lozano
    del luciente cristal tu gentil cuello:

    goza cuello, cabello, labio y frente,
    antes que lo que fue en tu edad dorada
    oro, lilio, clavel, cristal luciente,

    no sólo en plata o vïola troncada
    se vuelva, mas tú y ello juntamente
    en tierra, en humo, en polvo, en sombra, en nada.


    L. de Gòngora

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  3. Non trovo la mia traduzione, quella redatta qualche anno or sono.
    In sintesi qua il poeta, che insieme a Quevedo, rappresenta il Barocco spagnolo ( ma Quevedo assume un’altra e ben definita posizione), decanta le doti fisiche dell’amata, affermando che l’oro dei suoi capelli compete con il sole.
    Ma l’apologia si conclude con una riflessione esistenziale che suona così ” tutto sfuma nel nulla”.

    Il siglo de oro fu un momento delicatissimo per la Spagna: l’oro delle Americhe la destinò al declino, paradossalmente.
    🙂

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  4. Càspita, Mel, sarebbe una pubblicità bellissima: mentre leggevo le tue parole, ME LA SONO VISTA DAVANTI. Sarebbe mille volte meglio della pubblicità raccapricciante in cui Stefano Gabbana bacia una donna con le ali e la porta via sull’automobile: lui è stato un bellissimo uomo ed è ancora attraente, ma mi fa orrore vederlo baciare una donna. Ma forse…che lei sia un trans?!

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  5. @Prelibati, prelibati, Marzia!
    Mi sono trattenuto dall’analizzare altri aspetti.
    Per esempio il legame interno ed esterno tra OBLIO, che evoca dimenticanza, trascuratezza, sonnolenza, ebrietà, e SONNACCHIOSA, tra OBLIO e NEGLETTO; da notare l’aggettivo GRAVE che richiama l’immagine della testa appesantita dal sonno… insomma Marino vi ha lavorato alacremente, fornendo un testo musicale, quasi cullante.
    Gongora e Quevedo sì, me li fece conoscere un collega di spagnolo nel lontano 1994.

    @Angela, ma sai che hai ragione? Chi se ne frega? 🙂

    @Ombra, non so dirtelo, boohhhhh!
    🙂

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  6. Spesso la pubblicità usa con attenzione estrema i linguaggi, i messaggi “inconsci” delle parole; altrettanto spesso però li abbassa e ridicolizza fino a farne perdere l’importanza…

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  7. bello questo post e di grande attualità il discorso. Meraviglia ed esagerazione, ma sempre con un risvolto di ironia altrimenti ci si perde in meandri in cui si finisce di credere davvero a ciò che si dice…
    un sorriso
    veradafne

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  8. Molto interessante questo accostamento tra pubblicità e barocco. Ed anche pertinente. complimenti ad entrambi.

    Buona l’idea dei papaveri e della rosa.. potrebbe andar bene per molti prodotti, mi sa che te la copiano..metti il copyright 😉

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  9. Incantevole, in questi versi ci vedo l’ennesimo esempio di Barocco come arte/cultura dedita all’eccesso: eccesso di immagini, eccesso di ingegnosità, di ricercatezza, ecc. al solo fine di “meravigliare” (interessante il libro di Jaravall, La cultura del Barocco).

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  10. Questa è una delle volte in cui non avrei nulla da aggiungere e forse farei meglio a tacere, ma c’è una bellissima energia in questo post Mel, e quindi mi andava di dirti, anche se lo hanno fatto già tutti, che questo accostamento è meraviglioso, creativo e intrigante. Buona giornata Mel.

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  11. Mi fa piacere che apprezziate il Barocco; esso contiene notevoli spunti di attualizzazione, ma la cosa più ardua è interpretarlo sotto il profilo culturale, nelle implicazioni tra filosofia, letteratura e scienza. C’è una sinergia sorprendente che dagli amanti del bellettrismo non può essere colta.

    Quanto alla mia energia… sono esausto per il lavoro, ma più mi stanco e più ho forza. Mah! 🙂
    Melchisedec sloggato

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