La bimba di Pompei

La bambina di Pompei                                              vista sul mare dai Nebrodi
Poiché l’angoscia di ciascuno è la nostra
ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
che ti sei stretta convulsamente a tua madre
quasi volessi ripenetrare in lei
quando al meriggio il cielo si e’ fatto nero.
Invano, perchè l’aria volta in veleno
è filtrata a cercarti per le finestre serrate
della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
lieta già del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
a incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
agonia senza fine, terribile testimonianza
di quanto importi agli dei l’orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
della fanciulla d’Olanda murata fra quattro mura
che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
la sua cenere muta è stata dispersa dal vento,
la sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
vittima sacrificata sull’altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
tristi custodi segreti del tuono definitivo,
ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

[Da Primo Levi, Ad ora incerta, 20-11-1978
ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]
 
Così voglio ricordare la memoria di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta.
La poesia è tra le armi migliori, quando il cielo si fa nero.
O ad opera degli uomini o della natura stessa.
L’arte può donarci la memoria, sia che si tratti della scolara di Hiroshima o della bimba di Pompei o di un servitore della comunità umana.

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cultura
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11 risposte a La bimba di Pompei

  1. Raymond ha detto:

    Mel hai scelto davvero il meglio che si potesse presentare. Di vita in vita. E come passano quelle bambine, il ricordo deve rimanere vivo e Pressante.
    Di riflesso ho rivisto anche la bambina del Vietnam che scappa nuda con le bruciature del napalm. Lei è ancora viva, e quando ricorda con semplici parole è più di una lezione .. diventa quasi un monito.

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  2. marzia ha detto:

    ..grazie Mel…

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  3. marzia ha detto:

    Avevo pensato di fare anche io un post per loro.

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  4. Ombraserena ha detto:

    e anche la ragazzina afghana dagli occhi verdi sbarrati, sulla copertina del National Geographic… e la bambina Angelita di Anzio, e le mille bambine prese dagli ingranaggi della Storia, alcune stritolate alcune sfuggite… ho visto Pompei e i corpi delle persone incenerite, mi aveva commosso anche moltissimo il cane, con le zampe tutte contratte e la bocca spalancata…ho preso una sua immagine, l’immagine della Morte incomprensibile e spaventosa.

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  5. lamaratonetaGio ha detto:

    La natura è incontrollabile quindi la morte della bambina di Pompei(commovente) è diversa dalle altre narrate nel tuo post.
    Le vite stroncate per mano o volontà di uomini violenti rimangono assurde.
    Non bisogna mai dimenticare!
    Un bacio.

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  6. melchisedec ha detto:

    In ogni caso c’è il grido della “assurdità” della morte innocente. Per gli uomini.

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  7. gipsyqueen ha detto:

    Ricordare il dramma di singole persone significa dare un volto umano alle calamità e ai massacri. “Sono state uccise cento, mille, centomila persone” non significa niente, sono solo numeri. Solo quando se ne prende una sola, e si ricordano i suoi occhi, il suo sorriso, le sue speranze, solo allora ci si accorge dell’orrore.

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  8. marzia ha detto:

    http://alchi[..] "A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini." Giovanni Falcone "Se la gioventù le negherà il consenso, anch [..]

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  9. marzia ha detto:

    Ho dato spazio da me..un pò in ritardo lo so, ma non per mia volontà..

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  10. marzia ha detto:

    Mel, sarà una nuova funzione di Splinder: è comparso il link al post mio qua da te..
    :o))

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  11. melchisedec ha detto:

    @Sì, Gipsy, concordo. Il singolo, la sua immagine scolpita ed enfatizzata dall’arte, diventa un simbolo. Penso per un attimo alla fama di cui ha goduto la madre di Cecilia di manzoniana memoria.

    @Marzia, le diavolerie splinderiane mi terrorizzano, ma imparerò. 🙂

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