I monti inseguono l’ombra incerta delle nubi e dei cirri,            
ed un rosario di gru                                               
si snoda nel cobalto di un cielo indefinito                      
in una catena perlare: piantato su nuvole d’oro.
Silenzio. Le ali lontane combattono con lentezza
sotto alla nuvolaglia che sale
in uno spasimo sentimentale
e invade il dominio della luna.
 
In questo bivacco crepuscolare, che riposa,
si sentirebbe cadere anche la luce di una stella,
anche il petalo di una rosa,
e l’anima degli uomini sembrerebbe più semplice:
chiusa nel cielo che va di là dalle montagne nere,
 
se io non vedessi il mio piccolo mondo a cui scavo la fossaGRU
viver dipinto col suo prato fiorito e con la sua fontana
a getto l’interminabile, su di un vaso di porcellana
che fa morire tre fiori sulla mia tavola rossa…                    
(Enrico Cavacchioli 1885-1954, Bivacco tratta da Cavalcando il Sole, 1914)
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 "Rosario di gru", "catena perlare", il "piantato" staccato dalla concordanza tramite i due punti… Di solito si ha una certa ritrosia nei confronti dei poeti futuristi; il ragusano Cavacchioli, pur nella sperimentazione, rimane fedele a certe immagini classiche, ma le "futurizza" attraverso catene metaforiche notevoli. Poi l’explicit, un colpo, il ritorno alla realtà dopo il dominio del sogno.
Mi pento di non averlo proposto ai miei alunni. Ma c’è tempo per il futuro.