"Cassate" siciliane, ma non troppo!

Lo stallatico di vacca sì, mi è familiare.basilico
Da fanciullo, poiché abitavo  nei pressi di una stalla, era naturale non solo sentirne il puzzo, ma vedere anche le produttrici.
U zu Pitrino, infatti, per arieggiare l’ambiente, lasciava aperta mezza porta della stalla ed era per me passatempo curioso osservare le vacche defecanti.
Eseguivano le bestiole quasi un rituale.
Lentamente sollevavano la coda, poi, raggiunta la massima inarcatura, plaaff, plaaf, plaaf.
Immaginate come le mosche si avventassero fameliche sulle cassate di cacca, immaginate come quelle code non avessero requie. O per scacciare le mosche, e quindi il movimento era destra/sinistra o viceversa, o per scaricare dell’ottimo fertilizzante, e quindi il movimento era dal basso verso l’alto.
Sta che me ne stavo imbambolato ad osservare, fino a quando le narici protestavano.
U zu Pitrino riciclava la cacca, adoperandola come nutrimento per l’orto e la campagna.
 
Sembra il quadretto di un tempo sepolto.
In realtà c’è chi continua a riciclare la cacca degli animali.
Che mi combina un amico?
Raccoglie cassatine di cavallo che, messe a fermentare adeguatamente, alimentano quel basilico gigante (nella foto).
Altro che prodotti chimici!
 
E che mi combina una collega insospettabile?
Tiene a macerare sotto terra bucce di patate e ortaggi, peduncoli di peperoni, pomodori e melenzane, scarti di verdure e quant’altro possa essere definito vegetale.
Risultato? Delle piante rigogliosissime, nonostante talvolta, che ne so, una pianticella di peperoni occhieggi dal vaso di potos.
 
Forse azioni insignificanti per madre Terra, ma mi fanno sperare bene per il futuro.