Soppressa

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Scartamento ridotto, linee principali, linee secondarie.
Poi il participio incriminato: soppresse.
Anche gli snodi principali siciliani hanno chiuso bottega.
Le biglietterie sono automatiche, alcune sostituiscono i bigliettai nelle domeniche e nelle feste.
Tracciati economici su un povero binario, che costituivano un tempo pane e lavoro per i contadini e gli operai, popolati ora da romantici turisti, che magari in uno scontro, per incuria o mal funzionamento, vi perdono la vita o da operai che, pressati dal caldo estivo incipiente, piuttosto che chinati al lavoro su un cantiere si scavano la bara sulle traversine.
Incuria contro efficientismo.
Velocità contro lentezza.
Non c’è altro modo per concepire lo sviluppo.
Da una ricerca apprendo che la linea Siracusa-Vizzini-Ragusa già dal ’56 fu soppressa.
Stessa sorte per la Castelvetrano-Porto Empedocle.
Chissà se ha mai funzionato la ferrovia che costeggia l’interno delle mie colline!
Mussolini la volle. Dicono.
È rimasto il tracciato, su cui oggi pascolano le pecore, è rimasto qualche ponte, incrollabile per le sue pietre compresse, una galleria.
Poi l’occhio non riesce a scorgere altro.
Solo la brullezza del paesaggio appesantito dall’afa di questi giorni che inscheletrisce ancora di più cardi spinosi e stoppie.
Intorno tutto tace, l’intorno mai sfondato dal fischio di una locomotiva.
Forse, se saggezza avesse guidato i nostri politici, avrei potuto vedervi passare la mia amata, l’automotrice RaL 60.
Inconfondibile in quel marrone carrubo-biondo, bombata, puzzolente di carburante.
Sui fianchi spiccava il cartello giallo con la destinazione da raggiungere, le fermate intermedie, i simboli.
La fantasia era sfrenata.
Binari irreali attraversavano in lungo e largo lo stivale e la trinacria.
Mi figuravo la Messina-Trapani o la Crotone-Siena.
Finanche la Corleone-Enna.
Ora il tutto in una fotografia e nella tristezza dell’incidente di stamattina.