Dai santi ai radicali… e Seneca

Continuo il discorso di ieri.globalità
Le questioni più spinose riguardano le tracce “Alle basi della convivenza civile e dell’esercizio del potere: giustizia, diritto, legalità( con testi che spaziano da Aristotele a Bobbio) e “La nascita della Costituzione repubblicana: il laborioso cammino dalla dittatura ad una partecipazione politica compiuta nell’Italia democratica” (con testi famosi da Calamandrei a Bobbio).
L’allievo non ha competenze sul piano giuridico, sa per luoghi comuni chi sono Beccaria e Aristotele(quello dell’uomo come animale sociale), rischia conseguentemente di intessere  discorsi beceri da qualunquista, non essendo sostenuto da una preparazione filosofica di fondo.
Notevoli i testi di HÖFFE e di RAWLS. Il primo relativizza i parametri in base a cui si stabilisce ciò che è giusto e ingiusto, l’altro afferma “Allo stesso modo, leggi e istituzioni, non importa quanto efficienti e ben congegnate, devono essere riformate o abolite se sono ingiuste”.
Una traccia che promuovo, perché evidenzia il carattere transitorio del concetto di legge e legalità, le quali vanno modellate sulla base della inviolabilità dei diritti dell’essere umano.
E soprattutto storicizzati!
 
La traccia sulla Costituzione… viziata, viziata dal solito e legittimo aggancio fascismo(qui travestito dall’eufemismo dittatura)-democrazia.
Un lettore di estrema destra non può che leggervi un attacco alle proprie radici e innescare le solite polemiche. Giustamente si parla di laboriosità. Ma è stato più laborioso passare dalla dittatura alla repubblica o realizzare i dettami costituzionali? Forse tanto quanto. Fornire un’idea edulcorata della Costituzione partendo dalla sottesa lotta partigiana, quando molte parti giacciono irrealizzate o stravolte dai giochi politici, dà una visione miope e improduttiva della nostra Carta. Qui si guida l’alunno ad esprimere ciò che già la traccia propone con i testi. Siamo tra il ’45-48 o nel 2007? Non è ora di completare l’opera laboriosa? O stiamo a pestare acqua nel mortaio? Leggo in questa traccia un’apprezzabile nostalgia del passato partigiano, che può diventare, ahimè, nostalgismo inattivo politicamente. Dunque vogliamo sbracciarci?
 
Splendida la traccia sulla scienza moderna, abbordabile dagli studenti.
Promosso il tema storico sul neocolonialismo(col pericolo però di essere scopiazzato), accettabile il tema di ordine generale, poiché si dà una frase sul villaggio globale e si chiede all’alunno di tirare fuori le proprie capacità critiche e interpretative.
 
Giocando a classificare… personalmente avrei scelto in ordine… Dante, I luoghi dell’anima, Il villaggio globale, La scienza moderna, Giustizia, diritto e legalità.
Bocciato il tema appositamente politicizzato sulla Costituzione.
(Non ho simpatie destrorse!)
Infine una velenosa lettura politica… delle tracce.
Vi è schierato tutto il Governo.
Dai santi cattolici di Mastella ai relativisti radicali… chic e non-chic!
 
Ora aspettiamo la versioncina.

Aggiornamento h.18.30
IO HO QUEL CHE HO DONATOj. l.david_ morte di seneca 1773
Per la maturità classica è stato proposto un brano di Seneca.
Quali le difficoltà? Per chi non è abituato ad effettuare l’analisi del periodo e traduce come se si trattasse di un gioco per tentativi ed errori, allora Seneca è intraducibile. Se aggiungiamo la difficoltà del lessico del filosofo ispanico, un’impresa impossibile o quasi.
Punti caldi della versione dal punto di vista dell’allievo?
Un “si” ipotetico-temporale all’interno di una proposizione infinitiva condito dal verbo, di ostica traduzione, “occupaverit”, la resa di due participi, un presente e un futuro(assenti, soprattutto il secondo, nella lingua italiana), una principale esclamativa con periodo ipotetico agganciato.
Lo zoccolo duro è nel cuore della versione. Tra il troncone della principale e il resto intercorrono ben sei proposizioni relative(traducibili) con all’interno una esclamativa non ben individuabile, infiocchettata con un indefinito e un partitivo. Seguono periodi abbordabili e due splendide sententiae, che suggellano il senso del brano: dona dando e cum donasti, beneficium est.
Tutte le cose, per le quali l’uomo si affanna, a discapito del sangue altrui(alieno sanguine), sono nelle mani della fortuna. Conviene, perciò, educarsi a donare, poiché nulla appartiene all’uomo. Donare implica il farlo con spirito di donazione(dona dando), non certamente per mero calcolo aritmetico.
Sul piano stilistico… una prosa barocca, che indulge a procedimenti retorici tipici dell’epoca. La ripetizione anaforica, l’iperbole, l’icasticità del lessico. Mi ha colpito ius mortis (per Seneca è l’unico diritto che spetta all’uomo) e il participio futuro cruentaturas, riferito a flotte militari che disseminano sangue e stragi. Un participio onomatopeico notevole.
(Nell’immagine in basso Morte di Seneca, J.L.David, 1773)