Black-out-in

Monte Pellegrino
Man mano che i rintocchi scandivano il fiume delle ore, la disperazione pensata si è mutata in meraviglia.
E la meraviglia in attesa.
Attesa della luce elettrica.
Di colpo, senza preavviso, nel mio piccolo centro un oscuramento di otto ore, dalle una alle ventuno.
Ho abbandonato il mio studio, rifugiandomi nel piano basso, dove l’afa di questi giorni non è riuscita a penetrare.
Il dominio del tempo incatenato tra un divano e l’altro.
E pagine, pagine da sfogliare.
Che altro avrei potuto escogitare?
Ad intervalli irregolari scattavo per controllare il tempo.
Ma ormai lo possedevo.
Tra una tirata di sigaretta e l’altra il naso fuori.
Per strada due gatte satanasse per poco non si dilaniano.
Sotto la gabbia dei canarini una minuscola formica trascina una piuma.
Che se ne farà?
Mi diverte osservarla.
Boccheggiano i becchi di madre canarina e figlia.
Il silenzio infranto dai “mah”, “chissà” delle voci familiari, che baruffano per un nonnulla.
Mi diverte sentirle.
Una candela gialla illumina la cena.
Saranno trent’anni che non vivevo un’atmosfera simile.
Poi, improvviso, il bip del frigo.
Luce.
Spira un vento miracoloso.
Ora.
 
(Ma l’ENEL mi sentirà, eccome!)
(Sebbene madre natura abbia le sue valide ragioni)
(Ieri stava andando pure a fuoco Monte Pellegrino!)
(La foto è eloquente)