I movimenti del corpo, considerato nella sua interezza, sono veicolo dell’interiore. Questo si sa.
Eppure ci sono parti di sé che uno vuole custodire con sacra gelosia nell’arca della propria storia personale. Talvolta, volontariamente, si decide di porgere le chiavi, ma ciò avviene raramente.
Ieri pomeriggio, durante una riunione, mentre segnavo su carta degli appunti per un verbale, la mia mano destra protestava, inceppava, procedeva con molta lentezza. Degli occhi vividi, quasi periscopio, ne spiavano la posizione nello spazio del foglio, la morsa delle dita sulla penna, la grafia prodotta. Io facevo lo gnorri, fingendo imperturbabilità stoica.
A fine seduta, il collega di filosofia, arrivato quest’anno, mi sussurra all’orecchio:<<Tu sei mancino>>.
Avrei potuto negare?
Dentro di me ho farfugliato:<<Maledetto, m’ha sgamato!>>.
 
(Nella foto “Il meccanico mancino, Balbo, 1950)

"Sospensione"

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La bellezza del luogo in cui vivo è costituita dall’alternanza di segni stagionali diversi; possibile trovare i fichidindia sulle dure e spinose pale e,al contempo, una pioggia di gelsomini, che allarga il cuore, oltre che le narici.
Dalla mia terra ho ricevuto molto; mi ritrovo nella varietà dei frutti, nell’alternanza di giornate assolate, come questa domenica, o plumbee di nuvole, sia quando soffia scirocco, sia quando sferza tramontana o maestrale.
In questo fluttuare di paesaggi, colori e profumi a volte mi perdo smarrito, senza una direzione da seguire; talvolta esso mi rende incurante perfino dei miei simili, come se mi sospendessi, solo temporaneamente, al Mondo.
 
(Ho scattato le foto ieri pomeriggio… col cellulare; mi devo ancora attrezzare di una buona macchina fotografica.)

Adulare,lusingare,piaggiare.

Maschera, persona, personaggio, relativi ai post precedenti e ai commenti, richiamano alcuni verbi.
Le vivande di oggi sono,infatti, adulare, lusingare e piaggiare.
Sono azioni che tutto il web sperimenta o come vittima o come carnefice, soprattutto nell’universo dei blog e dei titolari.
Analizziamone differenze e analogie.
Adulare è inverecondo e “meretricio”, direbbe il Tommaseo; l’adulatore, infatti, ammira ogni cosa, loda sia il bene che il male, anche a sproposito.
Lo scopo dell’adulazione è piacere agli altri; l’unico orizzonte conosciuto è ottenere un vantaggio.
Il piaggiare non è azione abietta quanto l’adulare.
Chi piaggia non osa dire la verità, ha paura di solito della reazione dell’interlocutore; perciò lo asseconda fino a fargli credere bene ciò che, invece, è male.
Curioso che il verbo “piaggiare” richiami il sostantivo “piaggia”(lido); il navigante che teme i flutti segue, infatti, l’andamento della costa, poiché non ha l’ardire di sfidare il mare aperto.
Radere la piaggia, dice Dante.
Lusingare è sinonimo di adulare; mentre, però, l’adulatore manovra la mente della povera vittima, il lusingatore ne nutre le passioni, puntando dritto al sentimento. Lo scopo è il medesimo: ottenere un vantaggio.

No parole, no party!

gandolfi_ercoleCiccioprof ha impreziosito col suo intervento il post precedente. Per continuare la festa,voglio spendere qualche parola sul termine “persona”, che i Latini traducono con “maschera d’attore”.
Per noi moderni “persona” allude all’essere umano cosciente di sé, moralmente autonomo, capace di diritti e di doveri. Invece da “persona” è derivato “personaggio”, ossia il protagonista di una qualsivoglia forma mimetica e/o diegetica, dalla tragedia alla commedia, dal poema al romanzo e così via. Spesso il termine teatrale si carica di senso negativo, se adoperato in un contesto non letterario. Una “persona” sui generis siamo pronti a definirla, non a caso, “personaggio”; quante volte, anche ad un amico, abbiamo esclamato “Sei un personaggio”, alludendo alle sue stranezze sul piano caratteriale o all’abbigliamento bizzarro e così via! Altre volte lo adoperiamo pure in senso positivo, per lodare qualcuno o evidenziarne il ruolo.
Come spesso accade nei fenomeni linguistici, il significato di una parola è conferito dal contesto culturale. Appena spirano venti contrari alla sua radice etimologica, ecco cambiare il significato! Una parola non è mai, perciò, “pura”, così come fu pronunciata la prima volta. Su essa si sedimentano i segni del tempo, come su un’anfora in fondo al mare. L’archeologo di turno o il subacqueo possono riportarla alla luce, ma l’anfora avrà mai la stessa lucentezza di un tempo? Solo con un lavoro paziente e meticoloso la si può riportare alla fattura originaria. Eppure proprio ciò appassiona di più gli innamorati della lingua e delle parole: la fatica!
 
(Nell’immagine settecentesca Ercole; autore uno dei fratelli Gandolfi)

Massaggio "Thai" da Ciccioprof

Poche le occasioni, in cui noi esseri umani tocchiamo altri esseri umani.
Da bimbi si è più fortunati; tra un pannolino e le poppate, il bagnetto e le coccole, il nostro corpo è oggetto di attenzioni.
Mani che ci lavano, accarezzano, massaggiano il pancino per la digestione.
Pure qualche scappellotto.
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Da grandi, siamo limitatissimi invece.
Si sfiorano i fidanzatini, ci si tocca durante i preliminari erotici, finalizzati al piacere dell’orgasmo, ci si stritola nell’amplesso; talvolta ci scappa qualche massaggio maldestro. Poi è il turno degli abbracci d’occasione, in cui i corpi sono rigidi come ferro; tutto in superficie.
Ho l’impressione che, crescendo, diventiamo poveri di amore tangibile da donare e avidi d’abbracci, di carezze, d’attenzioni fisiche.
 
Eppure l’arte del toccare, declinata mirabilmente nell’arte del massaggio, molto radicata nella cultura orientale, è una straordinaria esperienza di conoscenza reciproca.
Mi è successo proprio oggi pomeriggio.
Ho accolto l’invito dell’amico Ciccio( http://www.laricreazione.splinder.com) e mi sono sottoposto a quasi due ore di massaggio thai.( Vi rimando al suo post Massaggi).
Dapprima imbarazzati, poi tutto è filato liscio.
Essere massaggiati permette di assorbire l’energia delle mani e delle dita che premono sul tuo corpo; a tua volta, sfiori l’altro e ne avverti il respiro, la possanza, la debolezza.
Ora sento una languida stanchezza e mi sto gustando il formicolio dei muscoli delle gambe.
Nel contempo chi massaggia fatica molto ed esercita pressione sui propri muscoli, giovando così al proprio corpo.
Ci sono stati momenti, in cui ho riso di gusto.
Il maestro, talvolta, interviene a correggere posture e manipolazioni del massaggiatore novello, perciò l’esercizio viene ripetuto più volte; o è il maestro stesso, la cui presa sembra una pinza d’acciaio, ad effettuare, a mo’ d’esempio, il massaggio. Qualche fitta in più e conseguente risatina nervosa, umiltà di Ciccio che è avido di imparare e fare bene.
L’ho capito da come usa le mani.
Che dire?
Grazie!
(La foto è tratta da http://www.thaitalia.it/ )