Ascoltò tutto il mio dolore, accogliendolo col suo sorriso di donna matura.
Io e lei, soli, nello scompartimento del treno che da Lamezia Terme mi trascinava giù in Sicilia.
Mi aprii ad una sconosciuta come mai era accaduto.
Che meraviglia gli esseri umani!
Troviamo tutti gli spiragli per non soffocare dentro.
Lei, vedova da anni, si recava dalla figlia; impiegava qualche fine settimana a coccolarsi i nipoti.
L’altro figlio fuori, a studiare in non so quale università.
Dal canto mio la fuga verso casa.
Ci confessammo fino al traghetto, promettendoci di fare del nostro meglio per sorridere alla vita.
Fu l’unico tepore della giornata, trattandosi di novembre.
Poi m’accucciai su una panchina, dopo aver consumato un panino di plastica.
Ho aspettato quattro ore la coincidenza per Palermo, rimestando gli eventi trascorsi.
Sul treno un po’ di calore artificiale.
Nel percorso mi fiondai nella contemplazione del paesaggio della costa settentrionale, che da Messina giunge alla conca d’oro.
Rocce a strapiombo, promontori, golfi di ciottoli, verde che si protende fino al mare.
In quella bellezza non scorsi la poesia, ma il senso del distacco, scandito dai sussulti del mezzo e dal vocio dei passeggeri.
Poi il tono mezzo rauco degli altoparlanti della stazione… “Palermo, Palermo centrale”.
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*IL COLORE TUO è il titolo di una canzone di Mia Martini.