La "Roma dei papi" e il gatto avvelenato

lA lungo ho dibattuto in classe con gli allievi sulla necessità di adeguare la scrittura allo scopo della tipologia testuale scelta; sono chiamati in causa anche aspetti tipicamente materiali.
Srotolare un volumen non equivale a scorrere la pagina della schermata di un sito web, come partecipare agli altri il giorno delle proprie nozze non equivale a scrivere un biglietto d’amore.
Se può generare diletto la descrizione particolareggiata della Roma dei papi nel romanzo “Il piacere” di D’annunzio o la metamorfosi di Dafne nella versione di Ovidio, ciò è possibile solo perché o me ne sto piantato col culo sulla sedia della scrivania a studiare, per la lezione del giorno successivo, o collassato sulla poltrona di casa mia.
È motivo di snervante sofferenza leggere gli stessi passi sullo schermo di un pc o su una scatola di cioccolatini.
Spesso i giovani, quando espongono per iscritto cimentandosi in un testo argomentativo, credono che chi corregge sia un deficiente ignorante, perciò indugiano pure sui respiri di Machiavelli o sui peti di Guicciardini, particolari assolutamente inconsistenti ai fini della dimostrazione della tesi.
Insomma, se il nucleo fondante di una mia apologia riguarda l’illegalità dell’abbandono degli animali, può interessare che il mio gatto è stato avvelenato, per vendetta, dalla rompiscatole vicina di casa?
Ho molta pazienza e non mi arrendo, reiterando più volte le esercitazioni, ma ci sono casi in cui fa da regina la matita blu.
Sarà che seguono troppe puntate di Lucignolo?
A me pare una tendenza pericolosa, che prende piega ovunque. 
 

La "Roma dei papi" e il gatto avvelenato

A lungo ho dibattuto in classe con gli allievi sulla necessità di adeguare la scrittura allo scopo della tipologia testuale scelta; sono chiamati in causa anche aspetti tipicamente materiali.
Srotolare un volumen non equivale a scorrere la pagina della schermata di un sito web, come partecipare agli altri il giorno delle proprie nozze non equivale a scrivere un biglietto d’amore.
Se può generare diletto la descrizione particolareggiata della Roma dei papi nel romanzo “Il piacere” di D’annunzio o la metamorfosi di Dafne nella versione di Ovidio, ciò è possibile solo perché o me ne sto piantato col culo sulla sedia della scrivania a studiare, per la lezione del giorno successivo, o collassato sulla poltrona di casa mia.
È motivo di snervante sofferenza leggere gli stessi passi sullo schermo di un pc o su una scatola di cioccolatini.
Spesso i giovani, quando espongono per iscritto cimentandosi in un testo argomentativo, credono che chi corregge sia un deficiente ignorante, perciò indugiano pure sui respiri di Machiavelli o sui peti di Guicciardini, particolari assolutamente inconsistenti ai fini della dimostrazione della tesi.
Insomma, se il nucleo fondante di una mia apologia riguarda l’illegalità dell’abbandono degli animali, può interessare che il mio gatto è stato avvelenato, per vendetta, dalla rompiscatole vicina di casa?
Ho molta pazienza e non mi arrendo, reiterando più volte le esercitazioni, ma ci sono casi in cui fa da regina la matita blu.
Sarà che seguono troppe puntate di Lucignolo?
A me pare una tendenza pericolosa, che prende piega ovunque.