Asciuttezza

                    Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.

                        (Virgilio, Eneide I, 462)

L’asciuttezza dello stile mi piace.
Serve un’asciuttezza di stile di vita, anche.
La ribellione deve riuscire a godere di una giusta lontananza dalla mischia e dall’ovvietà del contrasto rancoroso.
Il che non significa mancanza di emozionalità partecipativa, il che non significa assenza di partecipazione emozionale.
Esistono tanti modi di esserci, malgrado e comunque.
Esistono modi per non sentirsi schiacciati.
Il sistema temo-penso sia creato da tutti noi, in qualche modo perpetrato e perpetuato: pagare il pizzo, addossare colpe a singoli -seppur deprecabili- individui, adeguarsi per comodo o stanchezza, derogare, demandare, asservirsi, considerare inutile il proprio negotium, rinunciare al pensiero divergente (dai cattivi e dai buoni)…
Il timore della morte uccide più della morte.
Maria  (http://mariaprivi.splinder.com)
 
Esistono tanti modi per non sentirsi schiacciati.
Anche guardando questa meraviglia, asciugata dai secoli e dalle intemperie.
Abbastanza “asciutta”, no?
Proprio dietro il liceo, dove insegno.
 
(Ho scattato la foto col cellulare, durante una pausa-caffè.)

18 pensieri su “Asciuttezza

  1. Sono quelle interiora dell’umanità, come avrebbe detto Siegfried Kracauer, che di tanto in tanto emergono nel tessuto urbano delle nostre città. Brandelli di un glorioso passato o più semplicemente pezzi di umanità che resistono. A cosa? A tutto, ma anche al tempo che vorrebbe cancellarne il ricordo, e che trova nei protagonisti della speculazione edilizia un valido alleato. Il cemento è l’opposto della vita e della leggerezza. Peccato, perché grazie a meraviglie come quella fotografata da te respiriamo un po’ di più, riusciamo a non venir schiacciati, la vita può assumere una valenza di dignità e umanità.

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  2. Trovo che vi sia una fortissima correlazione tra la foto (molto bella) da te scattata e le parole di Maria privi.
    Posso anche sbagliarmi, ma nelle linee essenziali della facciata del palazzo, nel suo non concedere spazio all’inutile ritrovo quell’aspirazione all’essenziale -che a volte nella vita assume il valore stesso dell’essenza del vivere – che si colgono- che io colgo – nelle parole.
    Bel post, davvero bel post 🙂

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  3. (Commossa, io)
    Stile asciutto. Sicuro.
    L’arte normanna così è, ma anche l’arabo in Sicilia acquista sobrietà e persino il barocco.
    La Sicilia ha una natura “eccessiva”, pertanto è sobria – a suo modo- nell’arte.
    Guardiamo Antonello, ed è chiaro; guardiamo i costumi tradizionali ed è chiaro.
    Solo alle sante concesse ornati e lustri.
    Ed alla tavola, invero.
    😉
    maria

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  4. Certo c’è poi lo scempio di quel balcone, degli infissi e della rete sul tetto.
    Un monumento dove abitano i poveri.
    E questa è Sicilia. Anche questa è Sicilia, dove la Cuba crollava tra l’incuria e la miseria, dove dietro il Tribunale ho visto porte che si aprivano su locali che non si possono chiamare case, con i letti che sono reti appiccate ai muri che si tirano giù la sera.
    Questa è asciuttezza diversa.
    maria

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  5. Resto ammutolito: la bellezza delle parole di Maria e la tua bravura nel fissare su un’immagine la loro essenza (aiutato dal colore delle pietre e dall’intensità del cielo, alla mia latitudine te lo sognavi…) sono un buon viatico per il giorno nuovo.

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  6. Condivido l’essenziale e l’asciutezza nell’arte e nell’architettura, che la tua bellissima foto sintetizza.
    Il tempo ha lasciato segni indelebili su quell’edificio, tuttavia le pietre ci raccontano ancora un passato ricco di storie,a volte purtroppo avvilito dall’incuria e dalla povertà.
    Non condivido invece:”il godere di una giusta lontananza dalla mischia e dall’ovvietà del contrasto rancoroso”.
    Lo starsene al balcone a vedere cosa succede in piazza permette agli oppressori di generare la povertà, che poi a parole, tutti deprechiamo.
    Io vivo veramente quando riesco ad esprimere il mio dissenso.
    Un caro saluto a tutti.

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  7. A Venezia e nelle Isole Dalmate succede di continuo di vedere pezzi moderni su palazzi antichi, come questa terribile finestra sotto la bifora. Ma il peggio è, appunto, quando sotto bifore gotiche venvono piazzati infissi moderni, costruiti per finestre normali…. Vabbè. Per rispettare lo stile dei palazzi antichi ci vuole molto denaro… Ieri ho visto il film I VICERE’, a mio marito e ai nostri amici non è piaciuto (troppo senza speranza) ma a me è piaciuto moltissimo, soprattutto per la ricostruzione d’ambiente e per il ritratto di una certa aristocrazia che non esito a definire allucinante.

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  8. ops mi correggo…. “ma il peggio è quando sotto le bifore vengono piazzati infissi moderni”, non intendevo dire SOTTO ma DIETRO, cioè capite come…. dalle colonnine e dall’arco gotico, si intravvede al di sotto una normale intelaiatura per finestra rettangolare…. horror.

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  9. @7La ribellione deve riuscire a godere di una giusta lontananza dalla mischia e dall’ovvietà del contrasto rancoroso
    L’intero scritto dice altro: il pensiero autonomo deve riuscire a costruire azione individuale, senza starsene alla finestra a colpevolizzare il sistema.
    Figurati se non sono in accordo con te, il mio dissenso l’ho sempre dichiarato con forza, non nei cortei, ma faccia a faccia direttamente a chi ne aveva responsabilità e potere -sino a direttori generali e ministri-.
    Intanto ho sempre continuato a cercare di far bene il mio mestiere, malgrado e comunque.
    maria

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  10. Il tema è l’asciuttezza, ma, in maniera legittima, anzi stra-legittima, le parole di Maria, a corredo del post, degno corredo e non orpello inutile, hanno dato vita ad altre declinazioni del concetto-base. Va bene così.
    🙂

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  11. Io vivo veramente quando riesco ad esprimere il mio dissenso.
    lamaratonetaGio

    Io vivo veramente quando riesco a vedere il frutto del mio lavoro. E per vederlo, questo frutto, devo anche rischiare, dissentire, combattere.
    Capita spesso che dissentire e combattere non servano a nulla, che lascino il tempo che trovano, allora mi “limito” a fare il mio negotium e credo che questo abbia qualcosa di rivoluzionario, perché questo produce effetti reali.
    maria

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