Acrobazie ipoglicemiche

chiassoNon so se mi sono sentito più un deputato o un senatore.
Mancava il display con le lucine di natale a sormontare, a guisa d’aureola, il capo del preside e dei collaboratori.
Si è votato oggi pomeriggio, in collegio dei docenti, per l’approvazione dei progetti extracurricolari, che spolpano più di un terzo dei fondi messi a disposizione della scuola.
Votare i progetti è come essere in parlamento in questi giorni.
Ben tre aggiornamenti della seduta, perché, quando c’è da spartirsi la torta del denaro pubblico, tutti ipoglicemici diventiamo.
A impreziosire gli interventi contribuiscono poi i rancori personali, le copie sbiadite delle ideologie, qualche motivazione psicologica, l’invidia tipica della guerra tra i poveri.
Che poi è così povera?
C’è chi intasca, a fine anno, migliaia di euro e almeno un viaggetto dignitoso se lo può accaparrare; chi si paga una parte del mutuo annuale, chi la scuola privata ai figlioli, perché, da un’indagine da me personalmente condotta, più di un terzo dei colleghi destina i bimbi a scuole private religiose.
I genitori, però, miei colleghi, insegnano nella scuola pubblica.
Che coerenza!
Tutte le proposte, nonostante l’ostracismo e l’ostruzionismo, sono passate tra l’astensione massiccia dei crumiri, l’opposizione dichiarata e il voto accordato per stanchezza.
Anch’io ho recitato la mia parte, intervenendo per ben quattro volte a perorare la causa della vecchia pedagogia, la quale da tempo ha ceduto la poltrona a psicologia(leggasi psicologismo), bisogno(termine orribile), contrattazione, prestazione d’opera esterna…etc…
Ne emerge un quadro pietoso, grottesco e a tratti disumano, allietato soltanto dalle acrobazie di quei colleghi che non sanno tenere in mano e avvicinare alla bocca il microfono a gelato.

9 pensieri su “Acrobazie ipoglicemiche

  1. Mel, hai descritto il mio ultimo collegio! Ma il mio liceo è a Milano e non so se è bene tanta uguaglianza nei difetti, persino nell’incoerenza dei colleghi che scelgono il privato per i loro figli. Temo sia il segnale della malattia della Scuola di cui i politici si ricordano solo quando conviene. Tanto sanno che alla fine saremo noi, con tutti i nostri limiti ed incoerenze, a farci carico delle vere questioni che assicurano la promozione umana e culturale di quelli che oggi dovremmo chiamare “utenti”.

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  2. Come ti capisco, Mel! SOTTOSCRIVO TUTTO!!!

    Una mia collega ha tolto il figlio (un po’ zucconcello) dalla classe sperimentale di un ottimo liceo e lo ha messo in una privata. Le ho chiesto, ma perchè mai??? Mi ha risposto con una frase che, apparentemente, non ha niente a che fare con la risposta.
    “Sai, sta facendo ciclismo a livello agonistico…”
    Lascio a te le conclusioni.

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  3. Certo che quel “chi la scuola privata ai figlioli, perché, da un’indagine da me personalmente condotta, più di un terzo dei colleghi destina i bimbi a scuole private religiose” è un inciso che da solo dice una marea di cose.
    Tra le altre, oltre a quelle già citate, anche la grande attitudine degli italiani di avere due vite, una pubblica e una privata e le due collimano raramente.
    Altrimenti Banfield come faceva a parlare di “familismo amorale”?

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