Giova

L’acqua e il vento
mulinano
forsennati.
Rari,
gli occhi d’azzurro
illuminano
il grigiore diffuso,
mentre l’erba
verdeggia ancora.
Spicca fra la speranza
il vinaccio dei fichi d’india
e il ruggine dei cachi
dai tronchi spogli;
penzolano le ultime foglie giallastre
rimaste sole
come spaventapasseri.
Vanamente si inzuppano
di gocciole che,
precipitando giù dal cielo,
costantemente,
zigzagano l’aria.
Manca, forse tardivo, l’effluvio
di ceppi bruciati che intride
i nasi novembrini.
Giova il profumo caldo,
accogliente,
della minestra
di verdure e lenticchie,
che abbottona
ogni spiraglio di gelo.
Rimugino una visita improvvisa;
chissà se all’ospite,
capitato per caso,
sarebbe gradita
una ciotola                                               
di zuppa
o un’asfittica bustina di the
da immergere                                                              
in una tazza.
Saggiamente ogni imposta
è stata sigillata, di modo che,                                      
però, penetri
l’acciaio dell’aria
e non fugga uno zufolo,
ormai stantio,
di profumo d’amore.                         
 
Mel                                                           
giallo e cachi 
(La foto è mia; i cachi son stati colti ieri.)