Macke, Congedo 1914«Ora voglio solo lavorare».
Così titola un articoletto pubblicato da Libero su Manuela Villa, la trionfatrice della discussa “Isola dei famosi”.
Non è mia intenzione fare il solito bla-bla-bla sugli effetti deleteri della tv spazzatura, né elogiare la signorina Villa; né tanto meno ho seguito una puntata della trasmissione.
Voglio solo provare a interpretare la storia di questa donna, storia che può appartenere a qualsiasi essere umano, certamente non amplificata dai riflettori di uno studio televisivo.
A me pare un tipico esempio d’identità non autonoma, ma eteronoma, ammesso che nel processo della nostra crescita ci si possa affrancare dai condizionamenti esterni e interni.
Per anni all’ombra del padre, Manuela ha costruito, o tentato, un’identità di sé fuorviata dal modello paterno, modello impositivo, se considerato in relazione all’immaginario che occupa papà Claudio nel panorama della musica pop.
Manuela, come tanti, si è nutrita del simbolo paterno per alimentare il suo immaginario, con il quale tutti ci sperimentiamo come attori della nostra vita. A volte comparse.
Chi è, però, la Manuela autentica?
Quella che trae linfa dal serbatoio di immagini paterne e che, in nome di esse, aspira ad aprirsi un varco tra la turba incolore e insapore dei cantanti-pop o quella che ancora deve nascere a se stessa?
Sarebbe superficiale attribuire soltanto ad una mossa di mercato pubblicitario la partecipazione al reality.
Manuela, nel suo grido <<Ora voglio solo lavorare>>, conferma il suo sforzo, umanamente comprensibile, di autodefinirsi come essere umano.
Possibile farlo, però, sempre all’ombra del grande albero con radici profonde?
Volenti o nolenti, la nostra identità si costruisce solo a partire da un sistema di relazioni umane, sebbene talvolta a popolare i nostri sogni siano soltanto fantasmi inconsistenti che, legittimamente, scambiamo per figure reali.
Il paradosso è che per essere spontanea, se stessa diremmo, Manuela ha avuto bisogno di un modello, il che è l’esatto contrario della spontaneità e della strada verso l’autenticità.
Io non me la sento di condannarla, consapevole che l’identità passa per modelli, immagini e specchi.
Più o meno distorti.

30 pensieri su “

  1. Cantante pop, musica pop, in senso di nazional-popolare, suppongo.

    Claudio Villa lo odiavo, ai suoi tempi quando io ero ragazzina. Ovviamente ero per altri generi e miti.

    Questa sua figlia che debba passare per l’Isola dei Famosi, direi “poverina”, anzi “porella” alla romana.
    Almeno per diventare famosa e lavorare non ha dovuto uccidere, essere vittima o carnefice, ricattare…
    Direi quasi una storia esemplare.
    O tempora o mores.
    Tu parli d’identità e modelli.
    Mel mio caro, hai coraggio o illusioni.
    maria

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  2. Cantante pop, musica pop, in senso di nazional-popolare, suppongo.

    Claudio Villa lo odiavo, ai suoi tempi quando io ero ragazzina. Ovviamente ero per altri generi e miti.

    Questa sua figlia che debba passare per l’Isola dei Famosi, direi “poverina”, anzi “porella” alla romana.
    Almeno per diventare famosa e lavorare non ha dovuto uccidere, essere vittima o carnefice, ricattare…
    Direi quasi una storia esemplare.
    O tempora o mores.
    Tu parli d’identità e modelli.
    Mel mio caro, hai coraggio o illusioni.
    maria

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  3. Si possono ascoltare le canzoni di suo padre, a chi piace e con tanto di rispetto, per come nacquero e per quel regalarono alla storia della musica leggera.
    Ma lei non dovrebbe ricalcare le stesse note, il genere non è più presentabile ex-novo, bisogna reinventarsi anche se – ammesso e non concesso – si è dotati di talento cristallino; perchè non basta una bella voce (vero Giorgia ?) spesso ci vuole anche una bella canzone, magari anche semplice, ma che non sia una copia o un “remake” che no avrà mai nè storia nè memoria. In certi ambiti occorre essere risoluti, e per questo non so se può bastare lo stesso coraggio palesato per “vincere un isola”… ci credo poco.

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  4. Ora che famosa è come quell’isola (che pare sia famosa), forse qualcuno si occuperà di lei e sulla sua voce potrebbe costruire un’identità -perlomeno canora- originale.
    Ma questa sarebbe strada creativa, più facile è quella della Villetta, sentiremo Granada, Romantica e canzoni romane arrangiate più o meno sulle sue corde.

    Se non sbaglio (ne so pochissimo di gossip) la Manuela fu rifiutata o non riconosciuta dal padre o abbandonata insieme alla madre per un’altra donna. Non ne sono sicura, per nulla.
    Se così fosse, questa ragazza potrebbe voler rivendicare il padre, vivendo sulla o sotto sua ombra.
    Tristissimo quanto comprensibile.
    maria

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  5. Ora che famosa è come quell’isola (che pare sia famosa), forse qualcuno si occuperà di lei e sulla sua voce potrebbe costruire un’identità -perlomeno canora- originale.
    Ma questa sarebbe strada creativa, più facile è quella della Villetta, sentiremo Granada, Romantica e canzoni romane arrangiate più o meno sulle sue corde.

    Se non sbaglio (ne so pochissimo di gossip) la Manuela fu rifiutata o non riconosciuta dal padre o abbandonata insieme alla madre per un’altra donna. Non ne sono sicura, per nulla.
    Se così fosse, questa ragazza potrebbe voler rivendicare il padre, vivendo sulla o sotto sua ombra.
    Tristissimo quanto comprensibile.
    maria

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  6. Io l’ho ascoltata molte volte. Ha duettto spesso con Rita Forte, una cantante poco conosciuta ma che a mio avviso ha una voce bella, eclettica.
    E Manuela Villa ha la voce del padre, di quel padre che non l’ha mai riconosciuta, se non per obbligo di legge. Una voce splendida, forte, ricca.
    A mio avviso, però, Manuela non ha il carisma del padre… anzi non ha proprio carisma. Sta qui il suo dramma, io credo. Insieme a quello di una identità forzata.

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  7. Aldebaran.
    Il nostro paese è paese dei soliti cognomi: De Sica/De Sica, Comencini/Comencini, Tognazzi/Tognazzi…
    In cui gli Uni sono figli nipoti amanti amici di… in tutti i campi dalla politica allo spettacolo.
    Talenti ereditari? Talentuosità per osmosi e/o vicinanza?
    Dubito. Sicuramente non solo talento.
    Qui la Manuela Villa tenta di riprendersi quel che le apparteneva per diritto italico: eredità di fama e di lavoro.
    Altro che filosofare sull’identità, Mel mio caro.
    maria

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  8. L’opera è di Macke, CONGEDO, 1914.
    Adoro essere baccchetttato da Maria 🙂

    Che siete “cattivi”… più di me! 🙂
    Solo sfruttamento del nome paterno? Troppo semplicistico, il problema è molto più profondo, senza per questo voler atteggiarsi a psicologi-filosofi-pedagogisti.

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  9. L’opera è di Macke, CONGEDO, 1914.
    Adoro essere baccchetttato da Maria 🙂

    Che siete “cattivi”… più di me! 🙂
    Solo sfruttamento del nome paterno? Troppo semplicistico, il problema è molto più profondo, senza per questo voler atteggiarsi a psicologi-filosofi-pedagogisti.

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  10. No Mel, non sono cattiva verso la ragazza. Lei rivendica un padre che non l’ha voluta, e conseguentemente un ruolo che reputa le spetti nel mondo italidiota canoro.
    Sono realistica verso l’intorno.
    Faranno di questa persona semplice una macchietta ed una macchinetta per far soldi.
    Altro che aiutarla a costruirsi un’identità.
    m

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  11. Io non ho mai sentito cantare questa figlia di Claudio Villa, ma secondo me la presenza di tanti “figli di” nel mondo della canzone e dello spettacolo, non è affatto strana. Forse che tra i notai, perfino nei concorsi, non vengono tenuti un certo numero di posti per i “figli di”? e tra i farmacisti? sappiamo tutti che incamminarsi su una strada aperta dal padre, è più semplice che aprirsi una via con le proprie forze in un territorio sconosciuto. Personalmente, trovo molto bella invece la vicenda professionale di Martina Corgnati: figlia di Milva, la cantante dai capelli rossi, avrebbe potuto canticchiare pure lei. E invece fin da ragazza ha studiato arte, e si è sempre occupata d’arte, scrivendo per importanti giornali e facendosi un nome in quel settore. Ha anche insegnato storia dell’arte all’Università. Io mi sono imbattuta in lei, appunto, leggendo un libro su artiste donne. Tanto di cappello a una signora che ha sgomitato fino a emergere, in un ambito lavorativo dove non aveva una madre pronta a raccomandarla qua e là.

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  12. Come sempre, sono d’accordo con Maria (un giorno o l’altro me la sposo!). La Villa è una “porella” che probabilmente cerca un padre che non ha mai avuto, per essere all’Isola significa che non è famosa, che vorrebbe diventarlo… e che ne faranno una macchietta triste.

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  13. Come sempre, sono d’accordo con Maria (un giorno o l’altro me la sposo!). La Villa è una “porella” che probabilmente cerca un padre che non ha mai avuto, per essere all’Isola significa che non è famosa, che vorrebbe diventarlo… e che ne faranno una macchietta triste.

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  14. I manager televisivi non cercano altro che questo!
    Ingarbugli familiari, tradimenti, delitti…. La TV, oggi, riesce con i problemi/disagi dei Vip o non Vip a far soldi. Tutto ciò è triste, ma è “REALITY”!
    Già dalla prima puntata dell’”Isola” si intravedeva la vittoria della Villa! La bimba non riconosciuta dal padre doveva “incassare” un riconoscimento dai media.
    Come per il “grande fratello”, il penultimo. Il bimbo rapito doveva ricevere una ricompensa da Grande——Fratello!
    Smettiamola!
    Guarda caso, diversi programmi pomeridiani e serali, in RAI, commentavano le vicende familiari della Villa, prima della partecipazione al programma e prima che lei vincesse.
    Povero popolo italiano che crede di poter scegliere, tramite il tele-voto o l’sms, il preferito!
    Tutti si lamentano, nessuno li segue eppure l’audience per questi programmi è altissimo! Chissà!
    In fine vi dico che la cara Villa, grazie a suo padre, è arrivata in TV altrimenti ne aveva di strada da percorrere …….e forse, senza la reminiscenza e l’emulazione, non avrebbe mai raggiunto la meta canora e non sarebbe mai e poi mai approdata su quell’”Isola”! Non la biasimo! :- )
    Mastro-Mel, sei splendido!

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  15. Secondo me ci si scaglia un po’ troppo contro la Villa giudicandola colpevole soprattutto di aver voluto rivendicare l’appartenenza ad una genia. Manuela ha una bella voce, ostenta durezza ma è una donna debole che non ha mai accettato il rifiuto, non il rifiuto di essere la figlia del grande Claudio Villa, il rifiuto di essere figlia. L’avere avuto un padre del genere (confesso che, voce a parte, il claudione nostrano mi stava ampiamente sulle balle) l’ha penalizzata invece che renderle la vita facile. Nella carriera il suo più grande errore l’ha fatto nello scegliere Villa anche come nome d’arte, nella vita restando aggrappata ad un padre che non l’ha mai voluta. Ed è questa la tristezza più grande.
    Lory

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  16. Amici del mio amico Mel.
    Facciamo il punto
    1) Mel ha preso a prestito la Villetta per parlare di identità. Lui è colto, fine, “maestro” e ci pone di questi alti quesiti
    2) alcuni di noi hanno spostato/abbassato il tiro dall’identità come entità alla persona Villetta, personaggio quasi famoso grazie all’Isola, al nome, a un reality guidato artatamente verso una vittoria apparentemente inaspettata
    3) mariaprivi disquisisce sul fatto italiota nostrano che i famosi siano figli di famosi (artisti, notai, commercialisti, politici, palazzinari, divulgatori scientifici…) o delinquenti, malavitosi, ricattatori, carnefici o vittime…
    Di che vogliamo parlare?
    Non della Manuela Villa in senso stretto, che non ce ne può fregare di meno. Certamente.
    maria
    PS.Tra le righe ciccioprof mi chiede in sposa. Grazie prof, ne sono lusingata, ma ho già dato, e felicemente, in questo ruolo. Da qualche tempo solo amanti, senza illusioni e quindi senza delusioni. E lei può trovare di meglio, più giovane se non di più vivace ingegno.
    🙂
    m

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  17. Amici del mio amico Mel.
    Facciamo il punto
    1) Mel ha preso a prestito la Villetta per parlare di identità. Lui è colto, fine, “maestro” e ci pone di questi alti quesiti
    2) alcuni di noi hanno spostato/abbassato il tiro dall’identità come entità alla persona Villetta, personaggio quasi famoso grazie all’Isola, al nome, a un reality guidato artatamente verso una vittoria apparentemente inaspettata
    3) mariaprivi disquisisce sul fatto italiota nostrano che i famosi siano figli di famosi (artisti, notai, commercialisti, politici, palazzinari, divulgatori scientifici…) o delinquenti, malavitosi, ricattatori, carnefici o vittime…
    Di che vogliamo parlare?
    Non della Manuela Villa in senso stretto, che non ce ne può fregare di meno. Certamente.
    maria
    PS.Tra le righe ciccioprof mi chiede in sposa. Grazie prof, ne sono lusingata, ma ho già dato, e felicemente, in questo ruolo. Da qualche tempo solo amanti, senza illusioni e quindi senza delusioni. E lei può trovare di meglio, più giovane se non di più vivace ingegno.
    🙂
    m

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  18. I commenti non sono altro che dei pareri personali, riempiti di riflessioni e considerazioni… a volte non si leggono, a volte si spulciano tutti perché si ha il tempo o perché, quel giorno, l’argomento piace, oppure a volte risultano inappropriati ma interessanti.
    Siamo liberi e belli!
    Mariaprivi: stai dicendo, in altre parole, che qualcuno, forse, è uscito fuori tema! :- )
    Non siamo a scuola!
    Possiamo spostare l’attenzione su altro, l’importante, a mio avviso, è trasmettere un pensiero. L’importante esserci!
    Argomento interessante, trattato, come al solito, egregiamente dal Maestro Mel…. ma forse qualcuno aveva voglia di dire altro………..

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  19. Non esiste fuori tema, tanto meno sul blog.
    Era solo voler provare a fare il punto, per ripartire tutti e ognuno secondo il proprio estro.
    Leggerezza.
    Perché vedere la scuola come un luogo coatto, tutto fuorché creativo?
    Forse perché è proprio così.
    maria

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  20. Non esiste fuori tema, tanto meno sul blog.
    Era solo voler provare a fare il punto, per ripartire tutti e ognuno secondo il proprio estro.
    Leggerezza.
    Perché vedere la scuola come un luogo coatto, tutto fuorché creativo?
    Forse perché è proprio così.
    maria

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  21. Sereni, sereni!
    Non ho mai pensato di limitare l’espressione di chi commenta.
    C’è un post, ognuno esprime se stesso.
    Maria ha soltanto evidenziato che il nucleo del post non è nè la tv, nè Manuela. Ad essere sincero, ho altro cui pensare, altro cui donare le mie energie. La vicenda comunque dolorosa di Manuela mi ha fornito lo spunto per parlare di identità, tema a me molto caro. In genere gli esseri umani si fregiano, presuntuosamente, del titolo di depositario d’identità. Io mi scappello di fronte a tali monumenti della personalità; personalmente e attualmente, ormai da una vita e fino all’ultimo respiro, occupandomi di educazione, prima che di lettere, sono impegnato nella sfida/scommessa di comprendere me e chi entra in relazione con me…
    Tornerò sul tema, tornerò.
    Durette le mie corna.
    🙂
    Grazie, splendide dame!

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  22. Io sono Laura, il commento su Manuela Villa era di Lory. Comunque lo condivido, così come posso dire a MariaPrivi che Manuela Villa, che conosco personalmente, è una bella persona, piena di sensibilità e di cose da dare. Ricca di sentimenti e di umanità, altro che porella.
    Grazie dell’attenzione e a Mel: bel post, complimenti :-))
    Laura

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  23. Sono contenta che Manuela Villa sia una bella persona.
    Peccato sia finita in quel contesto poiché temo che sarà usata, strumentalizzata e non valorizzata per le sue doti e personalità.
    Il “porella” era relativo non alla persona, ma alla situazione, al suo desiderio di identità sulle orme divistiche del padre, al suo desiderio di diventare famosa e poter lavorare utilizzando l’onda di un luogo squallido come l’isola.
    La sua immagine pubblica è passibile di giudizio da parte di un pubblico che non può conoscerla personalmente.
    Questo è lo spettacolo, questa è la pubblicità mediatica.
    Inevitabilmente.
    Maria

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  24. Sono contenta che Manuela Villa sia una bella persona.
    Peccato sia finita in quel contesto poiché temo che sarà usata, strumentalizzata e non valorizzata per le sue doti e personalità.
    Il “porella” era relativo non alla persona, ma alla situazione, al suo desiderio di identità sulle orme divistiche del padre, al suo desiderio di diventare famosa e poter lavorare utilizzando l’onda di un luogo squallido come l’isola.
    La sua immagine pubblica è passibile di giudizio da parte di un pubblico che non può conoscerla personalmente.
    Questo è lo spettacolo, questa è la pubblicità mediatica.
    Inevitabilmente.
    Maria

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