L'orchessa Accidia

<<Lo sguardo dell’accidioso si posa ossessivamente sulla finestra e, con la fantasia, egli si finge l’immagine di qualcuno che viene a visitarlo; a uno scricchiolio della porta, balza in piedi; sente una voce e corre ad affacciarsi alla finestra per guardare; e tuttavia non scende in strada, ma torna a sedersi dov’era, torpido e come allibito. Se legge, s’interrompe inquieto e, un minuto dopo, scivola nel sonno; si frega la faccia con le mani, distende le dita e, tolti gli occhi dal libro, li fissa sulla parete; di nuovo li rimette sul libro, va avanti per qualche riga, ribalbettando la fine di ogni parola che legge; e intanto si riempie la testa con calcoli oziosi, conta il numero delle pagine e i fogli dei quaderni; e gli vengono in odio le lettere e le belle miniature che ha davanti gli occhi, finché da ultimo richiude il libro e lo usa come cuscino per il suo capo, cadendo in un sonno breve e non profondo, da cui lo desta un senso di privazione e di fame che deve saziare>>.
(San Nilo, monaco basiliano vissuto tra il 910 e il 1004; il passo è tratto dal  De octo spiritibus malitiae)
 deuraeuf
Nilo, come Giovanni Cassiano e Gregorio Magno, concepisce l’accidia come un flagello peggiore della peste che infestava castelli, ville e palazzi per quasi tutto il Medioevo.
L’accidia, denominata demone meridiano, senza però un riferimento all’orchessa del seguito spettrale di Ecate, sceglie le sue vittime quando il sole culmina all’orizzonte. Sicuramente quella era l’ora in cui per i monaci, finite le incombenze del giorno, sperimentavano spietatamente l’inerzia spirituale e i possibili pericoli derivanti da essa.
Per noi la denominazione di demone meridiano non ha senso, dacché ognuno di noi ha un momento della giornata da destinare all’inerzia spirituale, al difetto della volontà razionale.
Ma andiamo a noi!
Come si manifesta, di solito, l’orchessa, a prescindere dalla vita monacale?
L’accidioso ha orrore del luogo in cui si trova, gli si insinua un fastidio della propria casa e, se si relaziona con gli altri, prova nei loro confronti schifo. Ogni cosa gli sembra grossolana, si lamenta di non trarre alcun giovamento dalla vita che conduce; si lagna di se stesso, svuotato e immobile sempre nello stesso punto, lui che avrebbe potuto essere utile agli altri. Evoca i luoghi dove potrebbe essere sano e felice…
Odia e ama al contempo il bene, si rivolta verso coloro che esortano al bene, ha l’animo piccolo di fronte alle difficoltà, sprofonda, a volte compiaciuto, nella propria rovina, è paralizzato a compiere qualsiasi azione, discorre inquietamente di fantasia in fantasia, sproloquia in modo prolifero su se stesso…
(Qui mi preoccupo, considerata la mia verbosità bloggara. Sarà solo mia? )
ILLUSTRAZIONE DI GRANDVILLE,(1803-1847), un genio… oserei dire.

15 pensieri su “L'orchessa Accidia

  1. il topo che abbraccia l’uovo è solerte quanto il topo che lo trascina.
    Un sistema ingegnoso di trasporto topesco. I topi sono grandi lavoratori, sono collaborativi, hanno forte senso sociale e famigliare.
    Abbiamo molto da imparare da loro.
    mariaprivi

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  2. Non sempre percepisco l’accidia come un vizio deprecabile. In letteratura questo “peccato” e accompagnato dallo spleen e gli accidiosi si rivestono di snobbismo e raffinatezza. Penso che lo scrittore italiano insuperato nella descrizione di personaggi refrattari a qualsiasi spinta sociale e morale, sia Moravia.
    Serena domenica
    Angela

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  3. Sabato ho acquistato un’illustrazione di Grandville, da un’antiquaria, gentile e colta signora, in via Vittoria.
    Un gatto tende un agguato ad una gazza, una piccola grande storia in segni.
    Spero che chi la riceverà sappia apprezzarla.
    maria
    maria

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  4. Non conosco questo illustratore e cercherò qualche informazione su di lui.
    L’accidia… io sono convinta che vivendo in una società che si contraddistingue per la fretta nel fare, per la mancanza cronica di tempo, per un giorno che si vorrebbe di 48 ore… ben imprigrirsi rappresenta un’oasi di serenità.
    Sarò accidiosa ma ogni tanto mi crogiolo nel dolce far niente :)))
    (bel post, Mel :))

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  5. L’accidia vista non tanto come sano otium ma proprio come incapacità di “fare” (e nella dottrina cattolica era addirittura l’incapacità di fare il bene). Al giorno d’oggi abbiamo una iper-attività che mi pare consegua tuttavia risultati che non sono molto dissimili da quello del’accidioso: fare troppo, di fretta, e sempre di più migliora la quantità ma non certamente la qualità del risultato finale.

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  6. Viva l’otium sano, che è anche preparazione e premessa del negotium (l’ho già scritto in questo blog, ma in questo post ci sta a fagiolo).
    Abbasso l’inerzia, l’inedia, la depressione, e abbasso l’iperattivismo, corsa stressante ed affannosa che porta a poco.
    Su questo siamo tutti d’accordo.

    Mel, quando verrai -e non scrivo “se”- a Roma, ti porterò dall’amica animalista antiquaria e vedrai che ti potrai concedere un regalo (non eccessivamente dispendioso).
    Il bello ci fa bene.
    maria

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  7. @Perla, tutto ciò che sarò riuscito a trovare su Grandville, posterò. assai mi piace.

    @Marcello, siamo a un passo dal male di vivere di francese memoria. Mi fai pensare, invece, ad un saggio di Galimberti sui nuovi vizi, che avrebbero soppiantato i 7 peccati capitali. Nuove forme, ma la sostanza è la medesima.

    @Maria, va bene. Grazie. Bene ci fa, bene ci fa , il Bello.

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  8. @Ci avrei giurato, Ciccio.

    @Gipsy, è vero, ci sono vizi peggiori dell’accidia, ma se questa si abbarbica con profonde radici nel nostro stato vitale, determinando tutta la visione della vita e dei pensieri, son …zi amari.

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  9. Grandville stupendo, lo cerco subito…grazie di averlo postato; grazie anche del brano di San Nilo, chiarissimo, e dell’aggiornamento riguardo la nostra moderna accidia. Hai letto anche tu Callois? A presto

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