giardini 034Giardini Naxos vista dall’alto delle rovine di Castelmola(ME)

giardini 039L’Etna sembra retto dalle nuvole…

giardini 054L’ingresso del teatro greco di Taormina(ME)

Una quattro giorni tra bellezze paesaggistiche e storiche per poi tornare al richiamo del quotidiano, sacro tanto quanto la straordinaria esperienza di una breve vacanza con gli amici adorati. Muoversi in camper dà a chi viaggia il senso dell’avventura. Da ripetere.

Manchester.british
Marzo duemilaotto.                                 
Anche i giovani inglesi con i texting, da noi sms, danno un contributo all’evoluzione della lingua.
A risentirne, come d’altro canto in Italia, non solo l’ortografia, ma anche la consistenza stessa della frase.
HI M8 RU OK sta per “Ciao, Mate!Stai bene?
BOGOF è ormai diventato una sorta di acronimo per dire “Paghi uno e ne porti via un altro gratis”.
Riferisce ciò il professore del mio corso di lingua inglese, fresco fresco d’aggiornamento.
HI M8 RU OK, sciolto, risulta “Hi, Mate,are you OK?”, BOGOF è, invece, “Buy one get one free”.
E io a illudermi che fossero solo i nostri ragazzi a scrivere “Dove 6” o “Ke fai”.
HI M8 RU OK mi suona come uno strano composto chimico sperimentato da un novello dottor Jeckill, mentre BOGOF lo userei come acronimo calzante per un negozio che vende tutto a un euro.
Compreso il doppione free.
Vagando nel web, ho scoperto che un colosso economico se n’è già appropriato.
Via, perciò, il piacere della scoperta!
Sono pure arcisicuro che, se digitassi il testo della poesia da tradurre, assegnatami come compito per casa, lo troverei in un fiat.
Tuttavia voglio cimentarmi con dizionario alla mano e regole grammaticali.
Le falangette, che adopero per la tastiera, le terrò a freno fino a traduzione ultimata.
Almeno questa goduria la voglio riservare tutta per me.
E poi come si potrebbe tradire la fiducia di un teacher, che offre agli alunni cioccolatini alla cannella e liquirizia ripiena di variopinta crema di zucchero?
 

ScannedImage-6L’ho sempre ascoltato con attenzione e interesse, poiché ha sempre espresso un punto di vista moderato e pacifico relativamente alle problematiche dell’area islamica.
Magdi Cristiano Allam ha indirizzato al direttore del Corriere una lettera, in cui, da privato cittadino, spiega il percorso che lo ha condotto a prendere le distanze dalla religione islamica.
Una delle argomentazioni, con cui “giustifica” la conversione al Cattolicesimo, l’intreccio ragione-fede, di cui il pontefice attuale si farebbe portavoce, per deformazione professionale mi ha fatto volare il pensiero ad Alessandro Manzoni, a quella conversione che, da parte di molti, è stata concepita più di testa che di cuore.
A livello personale mi chiedo fino a che punto le talee religiose, che ci vengono innestate dalla cultura familiare sin da bambini, possano essere rimpiazzate da altre propaggini.
Rimane, infatti, nell’inestricabile profondità della cultura simbolica di ogni individuo la forza primigenia del Dio, di cui bambini ci siamo innamorati.
A ciò si aggiungono le fole del nostro immaginario, che, qua e là, nel corso della vita, emergono improvvise e inattese.
Insomma la cultura religiosa stratificata, che da sempre ci ha nutrito, solo attraverso un percorso razionale può essere sradicata, estirpata, a meno che non siamo stati da sempre un deserto.
Le folgorazioni di fede, cui ci ha abituato tanta agiografia, rimangono oggi, nella complessità del mondo attuale, sono un lontano ricordo, di cui traccia si conserva soltanto nell’iconografia artistica e letteraria.
E non credo che quella di Magdi Allam sia una folgorazione.
Né mi va di ipotizzare macchinosamente ad un mero calcolo politico, dettato dalla paura delle fatwe.
La conversione ad una fede è e resta un fatto personale degno del massimo rispetto, come tale è e resta la presa di distanza da ogni confessione religiosa.
 

TELEPASQUA

ScannedImage-5Ho rivisto per la seconda volta La passione di Mel Gibson.
L’apoteosi del sangue.
A gocce, a fiotti, a spruzzi.
Non so se il regista occhi di ghiaccio sia consapevole dell’operazione effettuata, sta di fatto che il film mette in scena una delle più terrificanti paure per l’essere umano: lo svuotamento di se stessi, l’essere tagliuzzati lentamente e inesorabilmente.
Nessuna ricomposizione di se stessi.
Anche nell’ultima scena, è la mano trapassata dai chiodi ad imporsi agli occhi.
 
Per l’ennesima volta ho rivisto Quo vadis.
Lessi il romanzo alle medie ed è mia intenzione rileggerlo.
Quo vadis è,invece, un’opera pacifica.
Si inneggia a virtù eroiche: il coraggio, la fedeltà a se stessi, la coerenza delle proprie convinzioni.
Si può leggere anche come romanzo di formazione e, pur nelle storture sul piano storiografico, può costituire un buon viatico per avvicinare gli alunni del biennio alla Roma imperiale.
 
Pregevole il film documentario trasmesso ieri pomeriggio da Rai3.
Un affresco sui tre monoteismi storici.
Insegnanti di religione cristiana, ebraica e mussulmana alle prese con bambini della scuola elementare, con le loro domande a volte imbarazzanti.
Il maestro mussulmano insisteva molto sugli aspetti ritualistici; i bimbi puntualmente sono chiamati a sostenere un esame di recitazione dei versetti davanti agli imam.
Le maestre di confessione ebraica puntavano moltissimo sullo studio dell’Antico Testamento.
Durante la lezione sull’arca di Noè avreste dovuto sentire gli interventi bizzarri dei bambini!
Ma anche i dinosauri sono entrati nell’arca?
Meno dottrinale la maestra cristiana; i bambini venivano guidati a trovare le risposte a partire dall’esperienza personale.
 
Di notte, poi, su Rai1 il servizio giornalistico Il silenzio di Dio.
Una pennellata sull’eremitaggio, come scelta di vita, per ritrovare nel silenzio se stessi.
Mi ha stupito, però, vedere armeggiare l’eremita col pc!
 
Il quadro più triste, invece, l’ha offerto la celebrazione pasquale del pontefice Benedetto XVI su Rai1.
A parte la bellezza dei fiori olandesi, neanche la battuta sulla pioggia lo ha reso umanamente vicino al cuore dei fedeli.
 
 
 

ScannedImage-4“La prima innocenza era nel ventre della madre, nel vaso pieno, dove mammelle e ventre facevano grappolo unico e dove la testa, priva di viso e inclinata verso il centro del corpo, componeva con il femore e con le cosce gigantesche, che terminavano in gambe sottili, il corpo-vaso, intorno a cui l’arte, non ancora disgiunta dall’artigianato, segnalerà le sue prime intenzioni.
Oltre al vaso, che come il grembo materno contiene l’oscurità primitiva, il cielo notturno generatore, la forza ctonia della terra capace di dare alla luce, la prima innocenza viene rappresentata come albero della vita che, saldamente piantato con le sue radici nella terra che lo nutre, s’innalza verso l’alto e, con i suoi rami e le sue foglie, genera quell’ombra protettiva dove la materia vivente trova rifugio. Non a caso la parola madera(legno) ha parentele con “madre”, “materia”, a cui pure si connette il greco madarós(umido, inzuppato) e il latino madidus(madido, bagnato).
Al carattere materno dell’albero appartiene non solo il nutrire, ma anche il generare, e come la madre-vaso diventa, diventa con il suo grembo, trono del figlio, così la madre-albero diventa in Cina “l’albero dell’anno”, sotto i cui rami si raccolgono gli animali delle dodici costellazioni che presiedono la nascita di tutte le cose, in Egitto il pilastro Ded che, conficcato nel monte, è “il legno della vita da cui nascono gli dei”, fino alla più recente simbologia cristiana dove il figlio della Vergine nasce nella mangiatoia di legno e muore sulla croce, “albero della vita e della morte”. La materia lignea, infatti, oltre che madre della vita è anche madre della morte, è il sarcofago divoratore di carne, la cassa che racchiude, nella forma dell’albero-pilastro, Osiride nel suo legno”.
(U. Galimberti, La casa di Psiche)