Se vuoi votarla vai QUI.

Accolgo l’invito di Perla. Si tratta di una foto da votare per un concorso indetto dal quotidiano La Stampa.
La foto, molto bella a mio parere, è di un’altra blogger, The Hours, a cui faccio il mio in bocca al lupo.

u17769_200804142211Questa è la  foto che  partecipa al concorso.

Per rendere visibile l’apporto  si potrebbe votare tutti insieme in orari prestabiliti. Ci sono tre appuntamenti quotidiani  di modo che ognuno può votare, in base ai propri impegni,  in quello che è più congeniale

ore 10,00            ore 16,00           ore 22,00

Ma in ogni caso, ogni momento  per votare  va bene.

Il sito non richiede nessuna registrazione,  non ha nessun ostacolo; basta  andare  sul sito e cliccare sul cerchio rosso posto sopra la foto.

Si può votare quante  volte si vuole e anche più giorni consecutivi.

La votazione si chiuderà alle ore 23,59 del 12 maggio 2008.

Le prime 150 classificate saranno poi valutate da una giuria tecnica che decreterà le vincitrici. Essere tra le prime 150 sarebbe già un successo!

Questo post, integralmente o solo la seconda parte, è a disposizione di chiunque voglia copiarlo e postarlo sul proprio blog.  Sarebbe una cosa carinissima, una sorta di raduno virtuale,  e anche una bellissima occasione di solidarietà!

Grazie a tutti coloro che raccolgono l’invito.

002

Il vaccaro ha penato per ricondurla nella stalla.
La vacca, infatti, ha partorito un morticino, che quindi le è stato sottratto per il “seppellimento”.
Non rassegnandosi, la madre è fuggita via impazzita, vagando per i campi alla ricerca del vitellino perduto di lucreziana memoria.
Individuata, proprio di fronte casa mia, via con la cattura!
Dapprima le hanno fatto annusare il cadavere, quasi a farla rassegnare.
Sforzo vano.
Infatti continuava forsennata a muggire e a immobilizzarsi.
Poi ben tre uomini sono ricorsi alla forza.
Con immane fatica è stata aggiogata con una corda, rabbonita e trascinata via.
La scena mi ha destato un misto di nausea e di orrore, ma anche meraviglia, poiché gli stallieri hanno tentato di interagire con la vacca attraverso gesti ed esclamazioni incomprensibili.
Chi sollevava le braccia davanti ai suoi occhioni, chi imprecava, chi le prometteva bastonate.
Ad un certo punto la bestia si è accasciata sugli arti anteriori, quasi in ginocchio.
Infine(aggiungo fortunatamente) si è risollevata e ha obbedito, buscandosi però qualche colpo di canna.
Ho avuto l’impressione che quegli uomini fossero più bestie della bestia e che questa fosse più umana di quegli uomini. Una bestialità umana primitiva, non dissimile da quella intellettualistica, peggiore di quella ferina, perché studiata a tavolino.
 
(Nella foto la vacca prima della scena pietosa)
 
 

Galline. Tra moderno e contemporaneo

ScannedImage-6Un noto giornalista della Rai l’ha ribadito più di una volta.
Moderno.
Si riferiva, mentre Benedetto XVI tentava di accendere il cero a ground zero, al cambiamento di paradigma avvenuto nel simbolico storico dopo le torri gemelle.
In un momento culturale in cui si parla addirittura di declino del post-moderno, c’è chi si incaponisce su significati fluidi come moderno e modernità.
Ad essere sincero, proprio stamani, mentre si discuteva con gli alunni sull’impossibilità di stabilire una volta e per tutte i significati attribuibili, in modo univoco, alla virtù e alle virtù (il problema se lo pose pure Terenzio nella commedia dei fratelli), mi è scappato di bocca “la modernità di Terenzio”.
Mulo anch’io!
Forse avrei dovuto dire la contemporaneità di Terenzio.
Definire qualcosa “moderno” è più rassicurante; è un prendere le distanze, un proteggersi dal caos del nunc.
 ScannedImage-5
Sempre oggi, entrando in un tabacchi, ho faticato per accedere al banco delle sigarette.
Era un grattare generale, un affannarsi, un avvilirsi.
Nugoli di gente sulla soglia, file a destra e a sinistra.
Mugolii di parolacce, imprecazioni, volti sfigurati dalla disperazione spicciola.
Uno, rivolgendosi al venditore, ha gridato: <<Mi dia le galline!>>.
Ossia un gratta e vinci con l’effigie dei pennuti.
Dalle uova ad una banconota.
Un tempo si diceva “tirare il collo” alle galline, magari per ricavarne del brodo, ora si possono pure grattare.
Soprattutto se dalle uova d’oro.
Moderne o contemporanee che si vogliano, le galline son sempre attuali!

La città del vento

trapani03
Si può parlare per ognuno di noi di vocazione geografico-sentimentale?
Ci sono due città siciliane che ricorrono sistematicamente nella mia esperienza di vita. Si tratta di Catania e Trapani, antipodiche non solo sul piano geografico, ma anche su quello sentimentale.
Spenderò qualche parola sulla seconda, dove, ieri sera, ho trascorso una piacevole serata.
 A Trapani mi sono maritato col ministero dell’istruzione, vi ho trascorso molti giorni di vacanza da adolescente; lì ho prestato, per un mese, il servizio militare; ho lavorato due anni in un liceo alcamese, ancora oggi sono in contatto con i miei ex alunni, insomma negli anni scorsi ho scorazzato in lungo e in largo in quella zona.
E ancora non è finita.
A Trapani c’è un covo di persone che stimo e per le quali nutro profondo affetto.
 
Ieri sera ho avuto modo di apprezzare il centro storico, rigorosamente chiuso al traffico. Le luci gialle dei lampioni donano alle strade un che di pacifico e riposante. Corso Vittorio Emanuele, l’antica “Loggia”, via Torrearsa, Via Garibaldi. Qui è tutto un susseguirsi di palazzi storici e chiese di notevole pregio artistico; lungo la via Torrearsa si apre Piazza Sant’Agostino con la Chiesa caratterizzata dal prospetto impreziosito da un rosone e la Fontana di Saturno(nella foto).  Vi fanno capolino elegantissimi negozi, per cui l’occhio non ha motivo di annoiarsi tra bellezze architettoniche e modaiole. In linea generale i Trapanesi sporcano poco le strade, sono gioviali e amano la cura di se stessi. Cucinano abbastanza bene e sanno godersi simpaticamente la vita. In una pizzeria ho gustato delle piccantissime patate vastase, cotte, credo, in padella, condite con cipolla, pomodorini, peperoncino e mozzarella filante. La lunga passeggiata è stata allietata da qualche folata di vento fresco, che talvolta faceva rabbrividire; non c’è occasione in cui io mi trovi a Trapani e non soffi vento.
Caldo o freddo che sia, è una costante della città.
Poi c’è il mare.
Si ha l’impressione che abbracci la città, quasi a proteggerla.
Stanotte era calmo, leggermente increspato dalla brezza notturna.
In alto una luna panciuta, sorniona come lo sguardo della città.